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08.01.2020

Fuliggine compressa dall’inversione termica, Pm10 fra 200 e 300

Un forte odore di bruciato, acre e insopportabile, ha avvolto ieri Verona e in generale tutte le zone di pianura della provincia. Colpa dell’alta pressione imperante e dell’inversione termica che ha compresso al suolo i fumi delle centinaia di roghi della «Vecia» della sera dell’Epifania. A peggiorare la situazione ci si è messo il freddo notturno (la minima di ieri ha raggiunto i -5): le basse temperature hanno creato sulla Valpadana un denso e spesso cuscinetto di aria gelida (quindi più pesante) che ha poi inibito la dispersione verticale dei fumi, intrappolati nei primi 300 metri da terra. Già nella serata di lunedì l’odore di bruciato era chiaramente avvertibile, intensificatosi poi nella notte e nella mattinata di ieri. La fuliggine era chiaramente visibile anche a occhio nudo. Tanto fumo ha fatto inevitabilmente alzare la quantità di polveri sottili presenti nell’aria della città (e dell’intera ragione), non bastassero quelle prodotte dal traffico e dagli impianti di riscaldamento. E pensare che la leggera corrente orientale giunta sabato aveva fatto scendere le polveri Pm10 su valori accettabili, di poco al di sotto dei limiti di legge di 50 microgrammi. Difficile stabilire quanto i roghi della Befana possano aver inciso sul dato medio giornaliero delle polveri (giacché i dati orari non sono disponibili). Pur tuttavia, sulla scorta di quanto accaduto negli anni scorsi, per la giornata di ieri si stima un sostanziale raddoppio della quantità media, con picchi orari tra 200 e 300 microgrammi durante la notte successiva all’Epifania anche a più chilometri dalle pire. Oltre a ciò, per gli effetti della forte alta pressione prevista almeno fino a sabato, nei prossimi giorni è prevedibile un ulteriore decadimento della qualità dell’aria con livelli di inquinamento su valori doppi rispetto ai limiti se non di più. Il problema dell’inquinamento prodotto dai roghi dell’Epifania non è nuovo. Due anni fa, in concomitanza con una situazione meteo fortemente anticiclonica, più di un’amministrazione comunale veneta aveva ipotizzato lo stop alle pire per non aggravare una situazione ambientale già compromessa. Da questo punto di vista gennaio non è iniziato bene. Sono infatti già cinque su sette i giorni con polveri sottili oltre i limiti. Preoccupa però la tendenza. Tutti i modelli previsionali sono infatti compatti nel ritenere altamente probabile una forte stasi del tempo almeno fino al 20 gennaio. In sostanza, fino ad allora il tempo non cambierà. Avremo giornate a tratti soleggiate e senza vento anche se sempre più interessate dalla nebbia, temperature negative nella notte e nel primo mattino (con rischio di ghiaccio sulle strade) e soprattutto aria molto inquinata. Unica isola felice sarà la montagna: qui si rifugerà l’aria mite e leggera dell’alta pressione, relegando alla pianura quella fredda ed inquinata. Altamente probabile, insomma, un gennaio con gravi problemi alla qualità dell’aria delle grandi città padane.

AL.AZZ.
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