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27.02.2020

Castro, il lieto evento
tra il test negativo
e il match rinviato

Colman Castro con la moglie Elisa
Colman Castro con la moglie Elisa

Tanta preoccupazione. Un po' di timore ma nessuna paura. Una storia figlia di questi giorni. Assurdi per il mondo del calcio veronese e non solo. A causa del rischio di contagio il Caldiero domenica scorsa non è sceso in campo a Tamai, in Friuli. Una gara che non si è potuta disputare per una vicenda umana intrisa di pericoli e pensieri cattivi, scacciati come d'incanto dal vagito di un bambino.

 

Prima della gara con il Tamai, la moglie del centrale difensivo del Caldiero, il paraguaiano José Colman Castro, la signora Elisa, incinta e alla fine della gestazione si reca all'ospedale di Schiavonia di Monselice per l'induzione al parto. Una semplice visita di routine, scelta dettata anche dalla vicinanza geografica visto che la coppia vive ad Este. Nella struttura padovana, però, vengono ricoverati anche i due anziani di Vo' Euganeo positivi al coronavirus.

 

L'ospedale viene di fatto evacuato ed Elisa ricoverata a Rovigo. Per prassi è sottoposta al tampone per verificare il contagio del virus. Questo accadeva proprio alla vigilia della sfida di campionato con il Tamai. Con senso di responsabilità il Caldiero avverte dell'accaduto i vertici della LND e per precauzione Colman Castro non viene convocato per la trasferta friulana.Dopo una mattinata di passione e con il pullman del Caldiero già a Tamai si decide per il rinvio della partita.

 

Intanto a Rovigo nasce il piccolo Eduardo, secondogenito di José ed Elisa e nel pomeriggio di martedì l'altra bella notizia: negativo l'esito del tampone alla mamma. Proprio ieri mattina Elisa e Eduardo sono stati dimessi e hanno cosi potuto abbracciare papà José e la piccola Sofia, la prima nata della giovane coppia.

 

"Paura? - afferma il difensore del Caldiero - No, dai, quella no. Un po' di preoccupazione certamente. Fino all'esito del tampone, ora possiamo tirare un bel sospiro di sollievo".

 

Colman Castro sottolinea come "mi pare si stia esagerando. Capisco i pericoli ma ho amici in Spagna e in Paraguay che mi chiamano spaventati chiedendomi cosa sta succedendo in Italia. Io abito a Este, in questi giorni sembra un paese fantasma", poi ribadisce tuttavia "che ci sono cose più importanti del calcio. Questa è un'emergenza credo sia giusto fermarsi. Quando riprenderemo il campionato? Non so, non ha importanza, è giusto pensare prima alla salute, il resto non conta".

Sandro Benedetti
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