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25.04.2019

Canestrari chiude
Un secolo
scritto nell’oro

È un capitolo della storia cittadina che se ne va quello della gioielleria Canestrari che per cento anni ha accompagnato i ricordi dati da un regalo prezioso nei momenti di festa o solo per lasciare una testimonianza di affetto. Il diciottesimo di ogni ragazza per decenni non era tale se non accompagnato da un girocollo di perle naturali. Così come per l’uomo d’affari era il Rolex al polso. I migliori marchi, così come la più pregiata tradizione orafa è rimasta nel nome della famiglia fin dal 1920 grazie a Alessandro Canestrari. Alessandro appena ventenne e appassionato di gioielli inizia a frequentare un laboratorio orafo in via Mameli della famiglia Dalla Fedriga.

 

Da qui l’idea di riprodurre i gioielli di famiglia e farli in serie. Si fa prestare collane, spille, anelli, dalla mamma Caterina Lonardi e dalle zie, e poi in sella alla sua bicicletta gira per la città e la provincia facendoli vedere e provare. Una sorta di campionario dal quale attingeva ordini. Da qui il passo fu breve nell’acquisire il laboratorio orafo in Borgo Trento e aprire il primo negozio in via Cappello, dove ora c’è la libreria-caffè Minotauro. Ad accompagnare la crescita dell’azienda una storica figura, la commessa Lisetta Dalla Fedriga. La seconda guerra mondiale mette un freno alla produzione di gioielli, conosciuti in tutto il mondo e che valsero al patron Alessandro il Gran Prix and Gold Medal al Building e Modern Homes industriale Exibithion di Londra nel 1923. Ma prende piede quello della vendita di prestigiosi marchi di orologi. Erano gli anni dell’oro alla Patria e le fedi nuziali erano di ottone. La testimonianza del trascorrere del tempo e del lavoro artigianale si vede ancora nei macchinari custoditi gelosamente e che hanno seguito i due traslochi dell’attività: una trafila di inizio ’800, un bilanciere e una trancia. In via Cappello la famiglia Canestrari ha casa e attività e qui nascono le figlie Giovanna, Gina e Sandra.

 

E in via Cappello l’azienda cresce fino al 1987 quando a prenderne in mano le redini sono i figli della signora Gina, scomparsa a soli 40 anni. Gabriella e Sandro Pederzoli trasferiscono l’attività in via Mazzini. Il negozio si fa ancora più prestigioso e amplia la clientela. È ormai parte integrante dell’economia cittadina e anche della sua storia. Ne fa un punto di riferimento il coro degli avvocati e molti altri che dal balcone dallo stile sanmicheliano regalavano a Natale canti ai passanti. La passione per la musica della famiglia si rivela in uno degli ultimi concerti del maestro Peter Maag per i gli 85 anni dell’attività. Poi l’ultimo trasferimento in via Stella dove l'attività ha continuato. Ma la decisione di chiudere è arrivata, «meditata e sofferta», come dicono i fratelli Pederzoli. In questi giorni a fare la spola tanti veronesi per salutare una famiglia che ha lasciato il segno nella città. Un addio accompagnato dal concerto a San Fermo con le musiche di un altro Canestrari che ha lasciato il segno nel Novecento, Dionigio. «Non mi aspettavo tanto affetto, tanto calore», dice commossa Gabriella. «Un addio che testimonia il cambiamento dei tempi e che lascia nel cuore della nostra clientela e nei nostri la preziosità del tempo trascorso insieme».

Anna Zegarelli
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