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14.08.2014

Calano i consumi,
prezzi in picchiata

Il carrello del supermercato: per una famiglia di tre persone la spesa è calata di 2-300 euro in12 mesi
Il carrello del supermercato: per una famiglia di tre persone la spesa è calata di 2-300 euro in12 mesi

È deflazione anche a Verona. Il calo dei prezzi registrato negli ultimi 12 mesi sugli scaffali della grande distribuzione (e non solo) a Verona e provincia non ha probabilmente precedenti.
Nel suo periodico rilevamento, l'Istat è chiaro: Verona è la seconda città italiana nella quale il costo della vita è sceso di più. Rispetto al mese di luglio del 2013, i prezzi al consumo sono in calo dello 0,5%. Peggio ha fatto solo Livorno, dove la discesa è stata dello 0,7%. «Peggio» perché il dato rappresenta un indicatore del grave declino dell'economia e dà l'idea della debolezza della domanda interna. Verona e Livorno fanno compagnia ad altre otto città come Roma (-0,2%), Firenze (-0,3%) e Torino (-0,4%). Più in generale, a livello territoriale è il Nordovest a registrare una crescita negativa dei prezzi (-0,1%), mentre l'inflazione risulta pari a zero nel Nordest e nel Centro Italia per crescere debolmente nel Sud.
Il calo ufficiale del costo della vita trova peraltro riscontro nella periodica rilevazione compiuta da L'Arena su un campione di 30 fra beni e servizi di largo consumo. I dati si riferiscono ai prezzi rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell'ambito della rilevazione mensile dei prezzi al consumo coordinata dall'Istat.
La conferma della marcia indietro del costo della vita è palese: rispetto al luglio 2013 il nostro ipotetico carrello della spesa costa il 2,3% in meno, un dato stupefacente se confrontato agli anni precedenti. Vuol dire che negli ultimi 12 mesi una famiglia veronese di tre persone ha speso fra 200 e 300 euro in meno.
A spingere verso il basso il conto della spesa sono soprattutto i prezzi degli alimentari non lavorati, ortofrutta in testa. Oltre ad aver beneficiato di condizioni meteo favorevoli durante la primavera, la diminuzione di valore di frutta e verdura ha favorito la discesa dei prezzi dei prodotti conservati e commercializzati tutto l'anno. È soprattutto la frutta fresca (pesche in primis) a far segnare il maggior crollo dei prezzi, con una diminuzione attorno al 7-8%, tale da spingere l'intero settore alimentare verso deflazione. A diminuire su base annua sono anche i prezzi della verdura (nel Nordest -8%) con una flessione forte sui pomodori e sui vegetali a foglia larga come l'insalata. Del resto, i consumi nazionali di frutta e verdura sono crollati in 15 anni di oltre il 30%, per un quantitativo che nel 2014 è sceso addirittura al di sotto del chilo al giorno per famiglia. Tra i prodotti con prezzo in ribasso figurano anche le acque minerali: le vendite del 2013 sono scese a valore di oltre il 2% rispetto all'anno precedente e il prezzo medio è calato di quasi il 6%. Quanto al pane, l'assestamento del prezzo del grano e della farina, pur incidendo al massimo per il 12-15%, ha contribuito alla sua stabilità.
In ribasso anche i latticini. Su banchi dei supermercati veronesi, latte, yogurt e mozzarelle perdono in un anno tra il 5 e il 10% del valore. La forbice del prezzo del latte resta tuttavia elevata: nella tipologia «intero» è in vendita a partire da 0,80 euro fino a 1,70 con un valore medio di 1,33 euro dai 0,42 di partenza. Stabili invece i prezzi della carne e dei salumi, secondo una tendenza che dura ormai da diversi anni, specie per la carne bovina. Continua ad aumentare infine il prezzo del caffè in tazzina, salito in tre anni del 5%, complice soprattutto il calo della produzione mondiale.
Alla deflazione ha contributo la stabilità dei prezzi energetici e dei carburanti, in massima parte sui livelli dello scorso anno, anche per il proliferare dei molti impianti di distribuzione «no logo» sorti in città. Tra i dati in controtendenza, infine, alcune tariffe dei servizi locali come Tasi e Tares.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Azzoni
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