Fake news in un messaggio vocale

Bufala sui vaccini diffusa su whatsapp, l'Ulss 9 presenta una denuncia

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Un no-vax in piazza
Un no-vax in piazza
Un no-vax in piazza
Un no-vax in piazza

Mentre c’è chi dedica tutte le proprie forze nella battaglia per uscire dall’incubo della pandemia, altri, uno sparuto gruppo di guastatori ma agguerrito nel cavalcare le paure e le insicurezze di tanti, lavorano per seminare confusione e sfiducia sui vaccini. Insinuando l’inefficacia di quella che, in questo momento, è invece l’arma più potente per sconfiggere il virus. Un esempio di questa folle pervicacia ideologica è il messaggio vocale che, tramite il tam tam dei gruppi WhatsApp, sta approdando sui telefonini di tanti veronesi. Una fake news sui contagi e persone vaccinate che potrebbe però far presa sui meno informati.

Per questo, il direttore generale dell’Ulss 9, Pietro Girardi, fa sapere che presenterà alla polizia postale una denuncia contro ignoti. L’impostazione della voce è tra l’indignato e il preoccupato. L’anonima protagonista del messaggio vocale vuol far crede si parlare in modo spontaneo, confidenziale. In realtà è tutto studiato per carpire la buona fede dell’ascoltatore. Dall’incipit: «storia vera» - ovviamente il sottinteso che è che si tratta di controinformazione rispetto alla “narrazione ufficiale” fasulla - all’esortazione finale: «passa parola». E così la bufala è servita per l’abbuffata social.

Per dare credibilità alle proprie affermazioni l’autrice - la voce è la stessa dei messaggi farlocchi circolati nelle prime settimane di pandemia - dice di far «lezione a casa di quasi tutte le infermiere laureate». E che la sua fonte sarebbe una di queste, addetta al centro tamponi in fiera. Poi la “sconcertante rivelazione”: «Resoconto di oggi 29 luglio 2021: la maggior parte dei positivi è vaccinata, famiglie intere di adulti già vaccinati, con figli minorenni contagiati dai genitori vaccinati. Al contrario la stragrande maggioranza dei non vaccinati asintomatici è negativa, se non sono stata chiara chiedimi delucidazioni». Delucidazioni sarebbero da chiedere soprattutto sulla lapalissiana categoria dei “non vaccinati asintomatici negativi”. Ma le false informazioni, si sa, sono costruite con un frullato di parole per fare colpo sul credulone di turno.

 

Il vocale è arrivato anche sullo smartphone del direttore generale dell’Ulss 9, Girardi. «Questa è opera di disinformazione a scapito della professionalità del nostra personale, lunedì presenterò denuncia alla polizia postale», esclama dopo averlo ascoltato, «contro gli autori di tali falsità. Di sicuro», taglia corto, «le infermiere addette ai tamponi, come quelle dedicate alle vaccinazioni, sono professioniste che non hanno bisogno di andare a ripetizione a casa di qualcuno». Alessandro Ortombina, coordinatore dell’Unità diagnostica Covid 19 dell’Ulss 9 Scaligera, scuote la testa: «Giovedì, su 930 tamponi, cinque sono risultati positivi e uno di questi cinque, asintomatico come gli altri quattro, era stato vaccinato. Le persone vaccinate trovate infettate dal Covid 19 sono sette su 123 positivi, qualcuno aveva fatto una sola dose, altri avevano completato il ciclo da tempo, ma tutti, ripeto, senza sintomi, questi sono i dati esatti».

 

«I no vax sanno sfruttare la rete a meraviglia. Si comportano come un esercito. Promuovono le fake news e specifici sottogruppi le rilanciano in modo marziale. Sono gerarchici, si distribuiscono a grappolo. La loro è una comunicazione internazionale pervasiva ed efficiente». Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina e Bioetica, all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano che ha analizzato sul quotidiano Avvenire le strategie dei no vax. Chi non ha fiducia nei vaccini, secondo lo storico della medicina si suddivide in due categorie: «Gli “esitanti” che, in periodo non pandemico, sono il 10-15 per cento della popolazione e oggi il 20-30 per cento, non si immunizzano ma sono aperti al dialogo. E poi», continua Grignolio, «i no vax che in periodo non pandemico si stimano nel 3-5 per cento e oggi sono tra il 7 e il 10 per cento: sono inconvincibili, fanno dell’antivaccinismo una marca identitaria. Pochi ma si fanno sentire e sono in grado di attirare l’attenzione e di sedurre gli esitanti molto più della grande maggioranza di chi crede nella scienza».

Le teorie antivacciniste, persino le più strampalate, assicura lo studioso, «possono far breccia negli sprovveduti e diventare “realtà”, ma non è un fenomeno nuovo, si pensi alle critiche della vaccinazione antivaiolosa nell’Inghilterra dell’’800 dove ci si scagliava contro lo Stato che inoculava qualcosa di sconosciuto nel corpo dei cittadini. Oggi questa idea viene integrata dalle teorie complottiste e cospirative attraverso i social».

 

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Enrico Santi

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