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22.11.2019

Borgo Trento saluta
don Egidio, il prete
che accoglieva tutti

I funerali di don Egidio Antoniazzi (Marchiori)
I funerali di don Egidio Antoniazzi (Marchiori)

Si parla di trent’anni fa. Don Egidio era stato derubato e calunniato da un ex circense che girovagava nel quartiere. L’uomo, vivendo di espedienti, aveva combinato parecchi guai pure ad altri abitanti, sicché ormai la volontà di tutti era di cacciarlo. Anche don Egidio, inizialmente, concordava nella necessità di mandarlo via. Ma, preso da una sorta di scrupolo, «decise prima di ritirarsi a pregare. La parola di Dio, quella sera, lo folgorò. Capì che il disturbatore gli era stato inviato perché lui, don Egidio, si convertisse e si aprisse agli ultimi. Il prete, quindi, non lo allontanò. Anzi, cominciò a occuparsene con una tale dedizione e comprensione, che un giorno quell’uomo, che si chiamava Aldo, gli disse: “Caro Egidio: tu sei mio papà”».

Adesso tutte le centinaia di persone convenute al funerale di don Egidio Antoniazzi, 92 anni, fondatore e parroco storico di San Pietro Apostolo, in Borgo Trento, si sentono un po’ «orfane». Orfane del padre spirituale che, per 42 anni, fino al 2002, ha guidato la comunità di fedeli, posto il sigillo su battesimi, matrimoni e funerali, raccolto confidenze e confessioni, creato una cinquantina di gruppi parrocchiali, un paio di cooperative sociali, scout e polisportiva locali, legando indissolubilmente la sua lunga vita a quella delle famiglie del quartiere. È gremita come non mai la chiesa affacciata su piazza Vittorio Veneto – la piazza che ora gli abitanti vorrebbero ribattezzata in memoria di don Egidio – e la folla commossa forma come un enorme abbraccio attorno alla semplice bara di legno chiaro, sopra cui non troneggia alcun cuscino di fiori, ma solo una stola sacerdotale bianca, ricamata con i frutti della vite, e un Vangelo aperto.

«Dobbiamo ringraziare Dio del dono di don Egidio, un prete “doc”, di cui la Chiesa di Verona va fiera», esordisce il vescovo Giuseppe Zenti, che celebra il rito funebre tra don Renzo Zocca, per lunghi anni amico e collaboratore di don Egidio, e il parroco di San Pietro Apostolo, don Franco Formenti. Riprende monsignor Zenti: «Don Egidio ha avuto una vita grandiosa e piena, soprattutto finché la salute lo ha assistito. Negli ultimi tempi, malato, anche lui è passato nel “crogiuolo” della sofferenza che, come dice Sant’Agostino, incenerisce la paglia, ma purifica e fa rosseggiare l’oro. E don Egidio, per noi, è stato oro». Prende poi la parola don Zocca, che rievoca con affetto e la consueta schiettezza i tempi in cui lui, giovane curato, venne inviato a San Pietro Apostolo sotto «l’ala» di don Egidio, dal 1974 al 1979.

«Non mancavano le discussioni», ha ammesso don Zocca, «ma già allora pensavo che ogni giovane prete avrebbe avuto bisogno di un “don Egidio” a fargli da guida. A me è toccata questa fortuna». La vita ha voluto che don Zocca avesse, con don Egidio, un continuo passaggio di consegne. Quando il fondatore dell’Ancora è stato per un decennio parroco a Santa Maria Maddalena, al Saval, dal 2002 al 2013, il pastore di Borgo Trento, ormai in pensione, lo ha seguito in veste di collaboratore. Ed è stato ancora don Zocca, un anno fa, ad aver raccolto a San Pietro Apostolo il testimone di don Egidio, ormai minato dalla malattia, in qualità di coadiuvante del parroco don Formenti.

Fra ricordi e commozione, la cerimonia scorre sul filo di canti in realtà festosi, con le chitarre e i cembali del Gruppo neocatecumenale di Borgo Trento, al quale don Egidio era legatissimo, mentre i fedeli cantano ad alta voce e battono le mani a tempo. È proprio il saluto dei Neocatecumenali, letto al microfono, a concludere il rito: «Don Egidio si andava a cercarlo tutti i giorni, a tutte le ore, e lui si spendeva sempre. Non si è mai sentito che abbia chiuso la porta a qualcuno. Il tempo libero lo passava con i meno abbienti, portandoli in giro nei giorni di festa, offrendogli il pranzo, trascorrendovi Natale, Pasqua e Capodanno. Erano ex drogati o ex alcolizzati, persone disagiate di ogni genere. Sceglieva loro». E fra questi, spiegano, c’era anche il tormentato Aldo: quel figliol prodigo, morto già un paio d’anni fa, che ora i parrocchiani di Borgo Trento immaginano accogliere in cielo il «papà adottivo». In pace, finalmente, come don Egidio ha affermato di essere poco prima di morire: «Vedendolo tutto curvo sulla carrozzina, gli ho chiesto se fosse in pace», racconta un testimone, «e lui, alzando la testa quasi interamente, mi ha risposto con un sorriso: “Sì, molto, molto”».

Lorenza Costantino
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