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18.06.2019

Blitz a Santa Lucia, tolleranza zero

Il sindaco Sboarina, l’assessore Polato e gli agenti durante i controlli all’ex Centrale del latte F. MARCHIORI
Il sindaco Sboarina, l’assessore Polato e gli agenti durante i controlli all’ex Centrale del latte F. MARCHIORI

Una volta, trent’anni fa, ci facevano il latte. Della vecchia fabbrica della Centrale di Verona, in via Francia, oggi è rimasta solo l’insegna arrugginita. È più recente, invece, il passaggio degli artisti dell’Accademia Circense che lì, per un certo periodo, sono andati ad esercitarsi in attesa di trovare la sede definitiva di via Tirso. Ci sono ancora i loro attrezzi abbandonati all’interno dell’edificio, tra immondizia, giacigli di fortuna, avanzi di cibo marcio e montagne di rifiuti. Ci sono pure due roulotte scassate con l’adesivo «Circus Medrano» usate in passato come spogliatoi dai ragazzi e oggi trasformate in abitazioni di chi lì, nell’immobile abbandonato e fatiscente, ci vive. Ovunque, escrementi umani: il prato, i locali interni dell’ex fabbrica, il porticato, sono vere e proprie latrine. Il puzzo si sente da lontano, anticipato dal ronzio delle mosche. Dove una volta facevano il latte e piroettavano gli artisti del circo, oggi fanno affari i balordi che vivono di spaccio, di accattonaggio, di furti. Giusto ieri l’ennesima segnalazione arrivata al Comando della polizia municipale da parte di un residente che aveva assistito, poche ore prima, al triste mercato della droga: attraverso il cancello, uno degli occupanti abusivi dell’ex Centrale, ha allungato a un cliente la solita merce, un gesto veloce, con una mano dava la «roba» e con l’altra prendeva i soldi, poi via, dentro all’immobile diroccato trasformato in rifugio di fortuna, in attesa di ricevere altri ordini via cellulare. Al civico 21 di via Francia, nel cuore industriale di Verona, a pochi passi dalla Fiera, accanto ad edifici nuovi che brillano e a palazzi alti cinque piani con la gente che ieri è rimasta sui poggioli per ore, è andato in onda il blitz anti degrado di carabinieri, poliziotti municipali, sindaco Sboarina, assessore Polato e consiglieri di circoscrizione. Il primo di una lunga giornata passata a controllare fino a sera locali etnici in via Golosine e in via Mantovana, sorvegliate speciali dell’amministrazione comunale. «La gente ci segnala cose che non vanno», ha spiegato il comandante della municipale Luigi Altamura, «l’ultimo “sfogo“ di un cittadino è di oggi alle 13.30: la gente ci chiede di controllare, di intervenire, di mettere ordine in diverse zone della città diventate invivibili per schiamazzi e vandalismi continui. Ecco, siamo qui per questo, per dare una risposta concreta alle istanze di chi è esasperato e non ce la fa più». All’ex Centrale del Latte è stata controllata ogni stanza. Naturalmente, nessuna presenza umana. «Evidentemente si tratta di disgraziati che durante il giorno sono fuori a fare chissà che», ha commentato il sindaco, «e tornano poi qui a dormire la notte, quando inizia la loro attività più redditizia con la vendita della droga, sperando di passare inosservati grazie al buio. Non è così: la gente li vede e ci chiama. Che questo posto sia molto abitato, è evidente: tutto parla di passaggi umani al massimo di qualche ora fa, c’è cibo, ci sono pezzi di giornale con la data di ieri, sono scappati in fretta per non farsi beccare». Il pastore tedesco dell’Unità cinofila dell’Arma è stato indaffarato ad entrare ovunque in cerca di droga. Ha trovato i resti: siringhe con avanzi di eroina, la classica stagnola, fornellini. «Bisogna assolutamente riuscire a bonificare le zone di Verona diventate centro di delinquenza proprio per la presenza di edifici come questo», ha spiegato l’assessore alla sicurezza Daniele Polato, «la riconversione urbanistica di realtà fatiscenti e in grave stato di degrado è fondamentale per evitare che diventino ricettacolo di delinquenti». Sembra impossibile che esseri umani possano vivere in «condizioni igienico-sanitarie simili», ha riflettuto il capitano dei carabinieri Caneschi, «siamo al limite dell’immaginazione». Eppure, c’era anche qualche bambino, lì, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine: c’è un triciclo mezzo rotto, c’è un passeggino per le bambole, ci sono vestitini ad asciugare. Ci sono soprattutto disegni fatti con il gesso sulle pareti, firmati da Zahra, innamorata del sole dipinto sempre, come fanno i piccoli, con gli occhi e la bocca che ridono. •

Camilla Ferro
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