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04.07.2020 Tags: Verona

Batterio killer, c’è un nuovo esposto

La manina di Alice, dimessa in maggio e ora curata  a casa dai genitori L’entrata di terapia intensiva neonatale all’ospedale di Borgo Trento FOTO MARCHIORI
La manina di Alice, dimessa in maggio e ora curata a casa dai genitori L’entrata di terapia intensiva neonatale all’ospedale di Borgo Trento FOTO MARCHIORI

«Ci hanno detto di prepararci alla sua perdita. Alice ci sta lentamente abbandonando, le sue condizioni nelle ultime settimane sono peggiorate o forse sono sempre state gravi, solo che ci eravamo illusi di poter fare qualcosa, qua a Verona ci avevano detto che solo con lo sviluppo si sarebbero potuti definire i danni sottointendendo che, pur con mille difficoltà e handicap pesanti, Alice sarebbe cresciuta. Invece no, Alice ha il tempo in scadenza, in questo ultimo mese abbiamo consultato i migliori specialisti italiani a Firenze, a Milano, a Bologna, a Genova, e tutti ci hanno detto la stessa cosa: il quadro clinico è molto grave, Alice non avrebbe benefici con nessun intervento alla testa, le sue condizioni neurologiche sono talmente compromesse da non poter pensare a un futuro con lei. Ci hanno detto di prepararci alla sua perdita». «NATA SANA». Elisa è la mamma della piccola nata il 4 marzo alla clinica Pederzoli di Peschiera. «Ha avuto fretta, è arrivata prima del termine ma pesava un chilo e 7, ed era sana, perfettamente sana. I dottori hanno deciso di mandarla in Terapia intensiva neonatale a Borgo Trento per mettere su un po’ di peso e perchè manifestava delle tachicardie ritenute poi “assolutamente benigne“ dalla cardiologa dell’Aoui. In Tin a Verona ci è entrata perfetta, integra, ne è uscita dopo più di due mesi, il 22 maggio, con il 70 per cento del cervello mangiato dal Citrobacter e una disabilità irreversibile che la sta portando alla morte». Elisa e Simone hanno creduto fino a poche settimane fa di poter salvare in qualche modo la loro bimba, hanno iniziato il calvario delle visite ospedaliere su e giù per l’Italia in cerca di qualcuno che potesse rassicurarli sul futuro, pronti a sottoporre la loro creatura al delicato intervento neurochirurgico per togliere l’acqua dalla testa, attraverso una derivazione che dal cranio aspirasse il liquido prodotto dall’idrocefalo. «Ma sarebbe tutto inutile», spiega Elisa, «ce l’hanno detto chiaramente, per la mia Alice purtroppo non c’è nulla da fare. Niente e nessuno può cambiare questa tragedia ma allora chiediamo, a questo punto, di vedere almeno ricostruita la verità da chi ha il potere di farlo. La verità, non le chiacchiere. Lo dobbiamo a nostra figlia, a noi, alle nostre famiglie che stanno vivendo al nostro fianco questo inferno». LA MAGISTRATURA. «Abbiamo preparato un esposto», continua Elisa, «che nei prossimi giorni il nostro avvocato presenterà alla Procura di Verona. Non possiamo accettare che la nostra vita, insieme a quella di Alice, sia piombata nella tragedia per un batterio preso in culla a Borgo Trento, dove avrebbe dovuto restare giusto il tempo necessario per mettere su un po’ di ciccia e per rinforzarsi». Elisa è arrabbiata: «Nessuno, in marzo quando è nata ci ha avvisato della presenza di questa infezione, degli altri neonati morti e di quelli rimasti gravemente danneggiati, altrimenti non avremmo mai dato il consenso al trasferimento. Eppure lo sapevano dal 2018 di avere questo problema, perchè non siamo stati informati? Perchè adesso ci ritroviamo con una figlia tanto desiderata che a 4 mesi di vita è sotto terapia costante, con la morfina, non apre più gli occhi, non mangia, ha crisi epilettiche che ci fanno correre spesso al Pronto soccorso con il terrore di non arrivare in tempo?». IL SILENZIO. Alice ora è accudita a casa, il peggioramento delle sue condizioni è inarrestabile. «Il cuore di mamma mi dice che lei non è già più qui con noi», si commuove Elisa, «ha sempre gli occhi chiusi, non “sente“ più il mio abbraccio, non risponde quando la stringo, lei è già altrove. Il dolore per la perdita della più grande gioia della nostra vita resta faccenda privata, non passerà mai e io e mio marito ci faremo i conti fino all’ultimo respiro. Il resto, però, cioè perchè sia successo che questo germe fosse in una rianimazione neonatale e perchè non ci sia stato detto nulla, questo vogliamo che lo chiarisca la magistratura, perchè non si può perdere un figlio così, a maggior ragione se poi i casi sono tutti quelli che stanno venendo fuori, con già 3 piccoli volati in cielo e diversi altri “cristi in croce“ sopravvissuti in condizioni gravissime». Nella testa di Elisa batte sempre il solito terribile pensiero: «Perchè non ci hanno avvisato del rischio che correva Alice di contrarre il Citrobacter, consentendoci di scegliere un’altra struttura dove ricoverarla dopo la nascita? Era sana, prematura ma sana... quasi due chili, bellissima, vispa, vivace. L’ho partorita a Peschiera, il silenzio dei medici è colpevole, lo è tanto, almeno moralmente visto cosa poi è successo». Poi, l’altra dura verità: «Solo nelle ultime settimane abbiamo purtroppo appreso che i neonati morti o gravemente danneggiati dopo l’infezione contratta in Tin sono più di quanto dichiari l’Azienda ospedaliera. Noi genitori siamo tutti uniti dallo stesso filo conduttore: ciascuno di noi pensava di essere stato sfortunato, che ci fosse capitata una delle tante infezioni ospedaliere, perchè questa è la versione comune che ci è stata fornita. Adesso sappiamo che purtroppo la verità è ben altra». •

Camilla Ferro
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