«Basta annunci, raccogliamo le firme»

Alfredo Meocci e Gianni Lollis con le firme raccolte FOTO MARCHIORI
Alfredo Meocci e Gianni Lollis con le firme raccolte FOTO MARCHIORI
Alfredo Meocci e Gianni Lollis con le firme raccolte FOTO MARCHIORI
Alfredo Meocci e Gianni Lollis con le firme raccolte FOTO MARCHIORI

Quasi 700 firme raccolte in maniera spontanea nei giorni scorsi, e ora il “manifesto” per la restituzione dei quadri trafugati da Castelvecchio è a disposizione dei cittadini.

Lo si può sottoscrivere nello spazio espositivo della Società di Belle Arti, in via Garibaldi 3, tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 19. Si può anche inviare il proprio nominativo all’indirizzo rivogliamoiquadri@gmail.com, aggiungendo data di nascita e comune di residenza. Le firme verranno poi inviate al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e all’ambasciatore italiano in Ucraina.

«Perché le tele tornino a casa serve un movimento di popolo e non un’azione isolata. Questa è un’iniziativa legittima in difesa di uno dei patrimoni artistici più importanti della città» commenta Gianni Lollis, presidente della Sbav. In cima alla lista, accanto alla sua, c’è la firma del giornalista Alfredo Meocci che per primo aveva lanciato la proposta. E che ora si domanda se chi di dovere abbia fatto tutto il possibile per riavere le opere «che il presidente Poroshenko tiene in ostaggio».

«La permanenza delle tele in Ucraina viola il diritto internazionale – spiega –. L’articolo 7 della convenzione di Parigi del 1970, sottoscritta dall’Unesco, dice che se le autorità di uno Stato che è parte della convenzione ritrovano all’interno del territorio nazionale dei beni culturali di proprietà di un altro Stato, devono provvedere immediatamente alla restituzione. Le istituzioni italiane hanno tentato di far valere la convenzione? Hanno fatto sì che all’Unesco si attivasse il tavolo di contenzioso previsto in questi casi?». Se l’hanno fatto, aggiunge, non lo hanno detto. E solleva un’altra questione: «Hanno scritto un memorandum d’intesa prima che le tele venissero prestate al governo ucraino per essere esposte in mostra?».

L’hanno definito un “preoccupante quanto sospetto silenzio”, quello in cui da mesi è avvolta la questione. E Lollis torna anche sull’ipotesi della falsificazione delle tele: «Il dubbio che stiano tergiversando per restituirci delle copie, e non gli originali, – specifica – mi è venuto perché la primavera scorsa un collezionista privato della provincia mi ha chiesto di valutare due dipinti che ho scoperto essere dei falsi provenienti proprio da Kiev». Preso atto della dichiarazione del presidente Renzi, Meocci conclude: «Noi proseguiamo con la campagna di raccolta firme affinché l’ennesimo annuncio da parte delle istituzioni non rimanga tale» conclude Meocci.L.Per.

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