«Ai ragazzi non fate paura
ma spiegate le cause dell’odio»

Amedeo BezzettoFranco Pajno Ferrara
Amedeo BezzettoFranco Pajno Ferrara

No alla paura, sì alla consapevolezza. Se da genitori vi stavate chiedendo come (e se) spiegare ai vostri figli l’ondata di terrore che a Manchester ha travolto proprio il popolo dei teenager, la risposta degli esperti è semplice: nascondere la verità è assolutamente controproducente. I ragazzi vanno piuttosto accompagnati, alla comprensione delle cause degli attacchi terroristici.

«Ai miei figli, che sono adolescenti, spiegherei che dovranno tener conto di questa realtà senza spaventarsi, continuando a muoversi sui mezzi pubblici ed andando ai concerti»: ragiona anche da padre Amedeo Bezzetto, psicoterapeuta che all’ospedale Villa Giuliana lavora nell’unità dedicata al trattamento degli adolescenti. «Inutile nascondere la realtà: Manchester è un po’ Verona, ormai i terroristi non colpiscono più solo le capitali».

Diverso il discorso per la prima infanzia, come sottolinea anche Franco Pajno Ferrara, neuropsichiatra infantile.

«Con i più piccoli è bene aspettare che siano loro a domandare: a quell’età hanno bisogno di confrontare la loro risposta con quella degli adulti di riferimento». Sentito, quindi, che cosa pensano loro sull’argomento, si può fare chiarezza, mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda del bimbo in base all’età, ma sempre senza bugie».

Giusto, insomma, che anche i bambini capiscano cosa sta succedendo. «Non si possono nascondere loro le cose, le sentiranno comunque a scuola o le vedranno in tv o su internet, ma allo stesso tempo andranno rassicurati», sostiene Giuliana Guadagnini, psicologa responsabile del Punto ascolto per il bullismo e il disagio scolastico. «È importante far capire ai più piccoli che gli adulti stanno cercando di risolvere la questione. Chiarendo che non parliamo di guerra in senso classico, un concetto che i bambini imparano prestissimo, ma di terrorismo. E che sono pochissime quelle persone che fanno parte delle organizzazioni terroristiche».

Con gli adolescenti, invece, bisogna evitare, in una società sempre più multiculturale, la costruzione stereotipata del nemico: «Il ragazzo di colore o musulmano è in molti casi il compagno di scuola o di banco, è bene non alimentare i conflitti».