Il "conte" Rampazzo

Addio a Sandro, storico clochard del centro: «Non aveva nulla e non chiedeva nulla»

Una vita fuori dagli schemi predefiniti, una quotidianità vissuta ai margini della società ma nel cuore della città antica. A camminare lungo le sue vie, piazze e vicoli durante il giorno, tra Ponte Pietra e Castelvecchio, piazzetta Pescheria, le Arche Scaligere fino a San Zeno. A ripararsi con i monumenti, dietro la chiesa di Sant’Anastasia, negli anfratti più defilati e nascosti di piazza dei Signori e vicini Cortili, tra le piante più grandi alle pendici delle Torricelle. Per decenni tutti questi luoghi sono stati la sua casa, insieme a Borgo Trento. Alessandro “ Conte” Rampazzo, per tutti Sandro, il clochard del centro, è morto lunedì pomeriggio.

Ad annunciarlo sono stati alcuni volontari della Ronda della Carità, l’associazione che durante la notte distribuisce pasti caldi e coperte ai senza fissa dimora. E la notizia ha subito raggiunto la città antica, residenti e commercianti, e si è diffusa anche via social, sulle pagine Facebook di Borgo Trento e del centro storico dove molti, dai titolari delle osterie agli antiquari di via Sottoriva e corso Sant’Anastasia, hanno condiviso un pensiero e un ricordo per questo personaggio che tantissimi veronesi, nei decenni passati, hanno incontrato almeno una volta. Su di lui e insieme a lui l’associazione interculturale Ponti onlus ha girato circa 15 anni fa il film Controcanto.

Abile restauratore in passato, lui stesso raccontava l’arte di quel lavoro e dei molti che fece in gioventù – persino l’acrobata in un circo – negli ultimi anni Sandro era ospitato in casa di riposo. «La decisione lo ha visto inizialmente titubante, poi ha accettato la nuova sistemazione», spiega Marco Tezza, volontario della Ronda della Carità, presieduta da Antonio Aldrighetti. «La Ronda gira ogni notte dall’inverno tra il ’94 e il ’95. Da allora lo abbiamo sempre seguito», aggiunge Rino Allegro, l’unico a cui Sandro concedeva di tagliarli la barba. «Avevo comprato un kit con pettine e forbice solo per lui. Quando voleva, rigorosamente non un minuto dopo le 23.55, gli facevo la barba», ricorda Allegro che racconta come uno dei suoi “letti” preferiti fosse all’ombra della statua di Lombroso, «diceva che così di notte si tenevano compagnia a vicenda».

Canzoni e qualche battuta anche ben colorita ai passanti, in centro Sandro trovava tutto ciò che gli serviva: pane, qualche “goto“ di vino, carne, indumenti. Non teneva nulla per sé, più facilmente donava quel niente che aveva: un accendino, un fazzoletto, qualche oggetto donatogli. «Non aveva nulla ma non mi ha mai chiesto nemmeno una lira. La chiesa e il Cortile di Sant’Anastasia sono stati quasi una casa per lui, ci parlavamo ogni giorno», è il ricordo di don Edoardo Sacchella, l’allora parroco della Basilica. I funerali di Sandro saranno celebrati domani alle 9 nella chiesa del cimitero Monumentale.

Ilaria Noro