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05.09.2019

Chiesa e campanile, maxi restauro

Il campanile della parrocchiale imbragato dalle impalcature DIENNE
Il campanile della parrocchiale imbragato dalle impalcature DIENNE

Sono partiti i lavori di ristrutturazione della chiesa e del campanile di Santo Stefano. Ma, durante lo svolgimento del cantiere, non sarà necessario interrompere le celebrazioni. Il maxi intervento di pulizia, messa in sicurezza e restauro della parrocchiale settecentesca dedicata al primo martire cristiano, nel capoluogo di Zimella, è iniziato nelle scorse settimane con l’innalzamento del ponteggio che ha completamente «incartato» la torre campanaria. La cella che ospita le campane è stata rinforzata affinché la vibrazione dei bronzi non trasmetta problemi di staticità alla struttura adiacente, mentre sulle parti murarie della torre viene eseguito un intervento di pulizia dalle erbe infestanti e biocida per impedire alla vegetazione di crescere nuovamente e rovinare le parti murarie. I mattoni danneggiati saranno ripristinati e verrà resa più solida l’intera torre. Per alcuni giorni è stato chiuso l’accesso alla chiesa settecentesca, fintanto che i tecnici dell’impresa «De Santi Gino» di Barbarano Vicentino (Vicenza) non hanno provveduto a togliere gli intonaci dai muri interni del tempio fino ad un’altezza di due metri per farli asciugare dall’umidità che li stava deteriorando. La parte più rovinata era la cappella situata sulla parte destra del transetto, aggiunto negli anni Trenta del Novecento. «Purtroppo nei decenni successivi non si è pensato di lasciare del terreno libero fra la chiesa e la pavimentazione in asfalto, impedendo così ai muri di respirare», osserva il parroco don Pietro Marchetto. «Dopo che le pareti verranno trattate con un prodotto antiumidità faremo uno scavo esterno tutto intorno al fabbricato e getteremo del ghiaino». Ora la chiesa è aperta e ospita regolarmente tutte le funzioni religiose, compresi battesimi, matrimoni e funerali. Il cantiere andrà avanti senza influire sulla regolarità dei riti religiosi. Solo in caso di funerali i lavori verranno temporaneamente interrotti. I due problemi più gravi che affliggono l’edificio sacro sono l’umidità di risalita dal terreno, come si è visto, che rovina le murature, e le condizioni critiche in cui versano le strutture lignee di sostegno della copertura. Per quest’ultima il lavoro sarà lungo e delicato. «Sarà necessario togliere i coppi e fare una verifica delle tavolette sottostanti per vedere quali infiltrazioni d’acqua ci siano state e quante siano le assi marce che vanno sostituite», spiega l’architetto Paolo Giacomelli, autore della progettazione e direttore dei lavori. «Verrà rinforzato l’assito ligneo, posata una guaina impermeabile e, soprattutto», aggiunge il tecnico, «controlleremo le teste delle cinque capriate, per verificare in quali condizioni si trovino e fare in modo che poggino sulle pareti in modo stabile e sicuro». Si procederà poi con il miglioramento sismico, inserendo dei tiranti in ferro che evitino alle pareti di spanciare in caso di movimento della struttura, a causa di scosse telluriche o forti venti orizzontali. Una volta terminate queste opere, si passerà all’esterno, con la pulizia dell’intera facciata e il ripristino delle parti in pietra deteriorate dagli agenti atmosferici e dagli escrementi dei piccioni. Si provvederà anche ad inserire una rete sulle nicchie per impedire ai volatili di nidificare. La tre statue che hanno maggiore bisogno di restauro sono quelle collocate sul timpano e che rappresentano Santo Stefano, San Pietro e San Paolo. Il costo complessivo dell’intervento è di 230mila euro. Dalla Conferenza episcopale italiana (Cei), con l’8 per mille, è arrivato un contributo di 120mila euro. Per la parte rimanente la parrocchia si affida alla generosità dei fedeli. «La comunità ha già iniziato a rispondere e noi preti siamo molto grati alla gente che ci sta dando una mano, pure durante la sagra», riferisce don Pietro. «Per chi lo desiderasse, è possibile anche fare un prestito alla parrocchia che successivamente verrà restituito». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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