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15.07.2019

Volevano rubare il camino del Cinquecento

Il cornicione del camino che i ladri hanno tentato di asportare FOTOSERVIZIO DIENNE
Il cornicione del camino che i ladri hanno tentato di asportare FOTOSERVIZIO DIENNE

Ladri sempre più audaci e senza scrupoli a villa Serego Rinaldi di Beccacivetta, nella frazione di Coriano Veronese. Pur di sottrarre dallo storico complesso in Comune di Albaredo, per poi piazzarli nel mercato nero dell’antiquariato, oggetti e arredi d’arte, i predatori del patrimonio non temono di farsi del male. L’ultimo obiettivo dei malviventi è stato l’imponente camino cinquecentesco di villa Rinaldi, attribuito alla scuola dello scultore veronese Bartolomeo Ridolfi. I ladri - probabilmente più di uno visto il peso non indifferente degli elementi in marmo della cornice, oltre due quintali per ogni pezzo – sono entrati nel salone nobile della villa una prima volta giovedì notte, rompendo una finestra e il lucchetto del portone principale. Hanno spostato i mobili che erano stati collocati davanti al camino per tenerlo nascosto agli occhi indiscreti. Evidentemente sapevano cosa cercare. Hanno lavorato con mazze e arnesi pesanti per rompere il muro e la cappa del nobile caminetto e staccare sia l’architrave che i piedritti, questi ultimi decorati con motivi a forma di testa di leone. Il problema che si è posto è stato però quello del trasporto dei materiali. Probabilmente i furfanti avrebbero fatto scivolare i marmi su manici di scopa o tubi metallici fino all’ingresso della chiesetta privata, edificio che si affaccia direttamente su via Beccacivetta. Nelle fasi di distacco del cornicione qualcosa deve essere andato storto e uno dei ladri si è ferito, così la banda ha deciso di lasciare tutto com’era e di tornare in un secondo momento a prendere la refurtiva. Venerdì pomeriggio il presidente di Adige Nostro Gianni Rigodanzo ha scoperto il danno nella villa di Beccacivetta e ha chiamato i proprietari per chiedere il permesso di mettere in sicurezza gli elementi pregiati del camino già staccati nel tentativo di furto della notte precedente. Poco dopo la mezzanotte di venerdì è tornato alla villa per controllare la situazione e ha visto un’auto sospetta davanti alla chiesetta. Ha avvertito i carabinieri che hanno inviato due pattuglie ma nel frattempo il veicolo si era già dileguato, probabilmente salendo sull’argine dell’Adige. I militari hanno compiuto un sopralluogo nel complesso e hanno ispezionato il salone danneggiato. Sabato mattina ennesimo giro di ricognizione del presidente di «Adige Nostro», associazione che ha una sede in una dépendance di villa Rinaldi, ed ennesima scoperta. «La porta della chiesa era aperta, tuttavia non era stato portato via nulla, semplicemente perché avevamo già trasferito i marmi in un luogo sicuro», ricorda Rigodanzo. Il presidente dell’associazione ha sporto denuncia e l’Arma ha inviato il reparto di investigazioni scientifiche per prelevare i campioni di sangue lasciati dal ladro ferito. Il dna estratto dai reperti biologici verrà confrontato con quelli presenti nelle banche dati delle forze dell’ordine per verificare se il ladro ferito sia una persona già conosciuta e schedata per altri reati. Nel salone di villa Serego Rinaldi, ora, sono rimasti solo una spalla e la volta del camino. Ancora una volta la residenza signorile delle defunte sorelle Rinaldi, che fu nei secoli precedenti proprietà dei conti Serego, è stata oggetto di spoliazioni e danneggiamenti. Ancora una volta, come successe quattro anni fa quando un ladro di rame cadde dal tetto della canonica dell’oratorio, un uomo si ferisce cercando di portar via quello che di prezioso è ancora conservato nella villa seicentesca abbandonata da quasi 20 anni. Nel continuo braccio di ferro tra coloro che vogliono salvaguardare e valorizzare il complesso di Beccacivetta e coloro che, invece, lo vedono solo come uno scrigno da depredare per arricchirsi, chi ci perde è la villa stessa, ormai ridotta ad un fabbricato oltraggiato, rovinato e saccheggiato. •

Paola Bosaro
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