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08.10.2019

Partirono senza nulla, sono milionari

Giuliana «Julie» Suman DIENNEGiovanni «John» Nicoletti nelle sue campagne in Australia
Giuliana «Julie» Suman DIENNEGiovanni «John» Nicoletti nelle sue campagne in Australia

L’Australia piace e porta decisamente fortuna agli emigranti del Colognese. Qualche anno fa l’albaretano Gianluca Giusti, fondatore del «Grinders Coffee», si guadagnò la copertina della più importante rivista di Melbourne per aver attirato l’interesse della Coca Cola sulla sua industria, partita come piccola fabbrica di torrefazione e diventata nel giro di 50 anni una delle più prestigiose aziende di caffè in Australia. Ci hanno messo meno tempo, ma uguali sacrifici e sudore, i due coniugi Giovanni (John) Nicoletti di Veronella e Giuliana (Julie) Suman di Presina di Albaredo per creare un impero agricolo senza eguali nella nazione dei canguri. Nella parte ovest del Paese, dove si estendono le immense pianure dello Stato della Western Australia, con capoluogo Perth, i due agricoltori partiti ventenni nel 1978 senza un soldo in tasca hanno realizzato in quasi 40 anni la più grande azienda agricola dello Stato. Hanno iniziato su un piccolo appezzamento, vivendo in una catapecchia e mangiando solo i conigli e i piccioni che riuscivano a cacciare. Con il trascorrere degli anni l’impresa si è progressivamente ingrandita. Dapprima i coniugi Nicoletti prendevano in affitto i terreni, poi li acquistavano. Deciso a non dipendere dal mercato per ottenere i mezzi agricoli che servivano a produrre frumento, orzo, avena e colza, John ha iniziato pure a commerciare macchine per conto della John Deere Australia. È riuscito a migliorare le colture, ad aumentare i raccolti, assumendo decine di operai - è arrivato ad avere 80 dipendenti - che venivano alloggiati in casette costruite e arredate appositamente. All’inizio di quest’anno la proprietà si estendeva per oltre 200.000 ettari equivalenti a duemila chilometri quadrati. John era il «patron», ma anche il lavoratore che ancora si sporcava le mani. La moglie Giuliana, pur essendosi diplomata alle magistrali, seguiva invece i bilanci e tutta la parte amministrativa. Laboriosi, ricchi, invidiati, i coniugi Nicoletti non hanno sentito la mancanza della madrepatria. Solo Giuliana ha avuto un pensiero per la paese natio e ha chiamato l’azienda «Presina Flats». I due veronesi hanno avuto tre figli, cresciuti nella libertà tipica delle terre d’Australia. «Hanno imparato a gestirsi da soli già a 12 anni, altro che i mammoni italiani», sorride Giuliana, venuta di recente in Italia per salutare i propri cari e festeggiata dai compagni della classe 1959 con una cena. «In Australia non ci sono regole ferree, i bambini crescono con meno divieti e questo li costringe a responsabilizzarsi», aggiunge la signora Nicoletti. L’abitazione di John e Julie dista due chilometri dalla strada dove tutte le mattine i figli Malcom, Romina e Lora prendevano da piccoli l’autobus per andare a scuola. «A sette anni abbiamo comprato una Fiat 127 e l’abbiamo data a Malcom, affinché guidasse e raggiungesse in auto con i fratelli la fermata», spiega Julie. Il problema della famiglia Nicoletti però è che nessuno dei tre figli ha voluto portare avanti l’impero del padre John. Forse l’impegno era troppo oneroso e, anche se due dei tre figli sono occupati nel campo dell’agricoltura, hanno preferito costruirsi da soli la propria attività. Così i Nicoletti hanno deciso a malincuore di vendere. «Presina Flats» è stato acquistato da un inglese, tramite un fondo di investimento arabo, per 60 milioni di dollari (54.600.000 euro). I coniugi Nicoletti resteranno ancora per un paio di anni in azienda, senza poteri decisionali. Nel frattempo potranno occuparsi di altro. «John ha le sue sei concessionarie di John Deere da seguire, io invece mi dedicherò alla mia agenzia immobiliare, che ho chiamato Presina Properties», rivela Julie. Ma il sogno più grande dell’albaretana d’Australia è tornare alle origini e insegnare. «Gli australiani sono avidi di sapere in fatto di cucina: vogliono imparare a tirare la pasta fresca, a preparare il ragù e i tortellini. Vado nelle scuole a spiegare quello che le nostre nonne facevano abitualmente, così trasmetto loro non solo capacità manuali ma anche la nostra cultura». Julie non chiede alcun compenso. «Di denaro ora ne ho a sufficienza, penso sia mio dovere diffondere quello che so senza pretendere nulla in cambio», confessa l’albaretana d’Australia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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