«Troppa incertezza, non apro il bar»

Emiliano Nicalini ha chiuso per protesta il bar «Barba e Mostaci» che gestisce in piazza Garibaldi DIENNE
Emiliano Nicalini ha chiuso per protesta il bar «Barba e Mostaci» che gestisce in piazza Garibaldi DIENNE

«Con questi decreti anti Covid non si può più lavorare». Emiliano Nicalini, titolare del pub-cocktail bar «Barba e Mostaci» di Legnago ha deciso di abbassare la saracinesca del suo locale di piazza Garibaldi. Da lunedì scorso, infatti, si sono spente le luci in uno dei ritrovi per eccellenza della movida legnaghese, che da settembre 2019, ovvero da quando Nicalini ha trasferito la sua attività da via Bezzecca nella piazza principale della città, è diventato nei week end il luogo di incontro prediletto da centinaia di clienti, giovani e meno giovani, della Bassa. A spingere l'esercente a chiudere il suo bar per protesta, con tanto di lettera aperta appesa alla porta del locale e pubblicata su Facebook, non è stata tanto l'introduzione del coprifuoco delle 18, visto che comunque il bar ha continuato a lavorare tutti i giorni. Ma piuttosto l' incertezza legata ai decreti statali, che di settimana in settimana, con la variazione della classificazione di ciascuna regione (il Veneto è rimasto in zona gialla dopo essere stato in bilico per quella arancione, ndr) cambiano le limitazioni a cui ogni attività economica deve sottostare. «Noi», evidenzia il titolare del Barba e Mostaci, «ci siamo adeguati fin dal termine del primo lockdown alle norme anti Covid, dotando il personale di tutti i presidi necessari, facendo rispettare il distanziamento sia dentro che fuori il locale. Abbiamo acquistato perfino un apparecchio per effettuare tutte le sere la sanificazione che ci è costato 4mila euro. Ciononostante dobbiamo sottostare a leggi che cambiano continuamente e non ci permettono di lavorare con serenità». «Non contesto», prosegue Nicalini, «il fatto che i locali debbano chiudere alle 18, anche se una parte considerevole della nostra attività, compresi i concerti, si svolgeva alla sera. Tuttavia, i limiti, una volta fissati, dovrebbero essere mantenuti in modo duraturo, altrimenti è meglio un lockdown totale». Nicalini annota: «Praticamente ogni giorno siamo costretti a guardare la televisione e vedere se il colore della classificazione regionale è cambiato, e con esso orari e giorni di apertura. Ciò rende più difficile programmare il lavoro, soprattutto i contatti con i fornitori, visto che abbiamo a che fare soprattutto con merce, i cibi e le bevande, che sono facilmente deperibili e non si possono tenere a lungo chiusi in magazzino». Il titolare del Barba e Mostaci finora ha cercato di garantire il lavoro a tutti i suoi collaboratori. «Ho solamente sospeso», rimarca il proprietario, «l'ingaggio dei camerieri a chiamata, mentre i 12 dipendenti fissi li ho fatti lavorare a rotazione. Ora con la chiusura ho dovuto mettere in cassa integrazione anche questi ultimi». In sostanza, Nicalini reclama regole più certe e definitive: «Vogliamo solo più tranquillità, mentre questa precarietà normativa si riflette anche sul comportamento delle persone, spingendo molti a fare di tutta l'erba un fascio». Nicalini chiarisce il concetto: «Non è bello vedere, com'è purtroppo capitato a me, passanti che fotografano il locale con i clienti e poi postano l'immagine su Facebook scrivendo che così non si può andare avanti così. L'ultima volta l'autrice di un'azione del genere il giorno dopo si è scusa ta con me confessando di essere stata spinta a pubblicare foto e messaggio dall'emozione della situazione». Il titolare del Barba e Mostaci attenderà fino alla scadenza del Dpcm in vigore, prevista per il prossimo 3 dicembre, e l’adozione del nuovo decreto per decidere se riaprire o meno i battenti. «Di certo», rimarca Nicalini, «se le condizioni restrittive peggioreranno non rialzerò la serranda del locale. La mia intenzione è sicuramente quella di riprendere l'attività, ma solo quando ci saranno regole definitive e non continuamente modificate e interpretate in varie maniere». •

Fabio Tomelleri