Cologna

Temperature più basse e meno luci in chiesa. «Ma non lasceremo i fedeli al freddo»

Don Daniele Vencato e gli altri due parroci dell’unità pastorale riscalderanno le sei parrocchie cittadine malgrado il caro-bollette
Don Stefano davanti all’impianto del riscaldamento installato nel Duomo di Cologna (Foto Dienne)
Don Stefano davanti all’impianto del riscaldamento installato nel Duomo di Cologna (Foto Dienne)
Don Stefano davanti all’impianto del riscaldamento installato nel Duomo di Cologna (Foto Dienne)
Don Stefano davanti all’impianto del riscaldamento installato nel Duomo di Cologna (Foto Dienne)

Caro bollette e stagione fredda in arrivo: niente paura, si possono ridurre i consumi senza far battere i denti ai fedeli. I parroci dell'Unità pastorale di Cologna, Baldaria, Sabbion, San Sebastiano, Sant'Andrea e Spessa, in collaborazione con i componenti del Consiglio degli Affari economici, hanno deciso che non spegneranno il riscaldamento nelle chiese né sopprimeranno messe per risparmiare sulle spese del gas e dell'energia elettrica.

 

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Il parroco don Daniele Vencato è stato chiaro: «Abbasseremo di qualche grado il riscaldamento, ma manterremo comunque una temperatura gradevole, in grado di garantire il benessere dei fedeli». Nei mesi più freddi, dunque, non sarà necessario indossare tre strati di maglioni sotto al cappotto o al piumino per evitare di congelare, specie durante le funzioni religiose in orario serale, basterà soltanto vestirsi adeguatamente. I sacerdoti colognesi hanno ritenuto che non sia neppure necessario ridurre il numero delle messe. «Quello che conta, come avviene anche nelle famiglie, è il buon senso e l'accortezza nell'uso degli impianti», aggiunge il parroco.

Sistema di riscaldamento avanzato (ma a metano)

Fortunatamente, nella chiesa più importante e più grande, il Duomo di Santa Maria Nascente di Cologna, la caldaia e il sistema di riscaldamento sono stati completamente rinnovati tre anni fa. Adesso il sistema è tecnologicamente avanzato e può funzionare anche per sezioni autonome. Si possono dunque accendere alcuni moduli presenti in chiesa e lasciarne spenti altri, a seconda delle esigenze. 

«Disponiamo di otto moduli», spiega don Daniele, «durante le messe saranno accesi tutti quanti, mentre ai funerali quando di solito c’è poca gente, probabilmente funzioneranno soltanto quelli più vicini all'altare. Inviterò le persone che solitamente siedono in fondo al Duomo a venire più avanti, dove la temperatura sarà senz'altro più gradevole». La nuova caldaia di Santa Maria Nascente, come quelle della maggior parte delle chiese dell'Unità pastorale, è alimentata a metano. Quella precedente funzionava a gasolio. Era dispendiosa ed inquinante, ma con i prezzi del gas alle stelle e la discesa di quelli dei carburanti sembrerebbe essere, con il senno di poi, una soluzione più conveniente.

Per l'utilizzo delle sale riunioni da parte di gruppi ed associazioni, si cercherà di evitare l'occupazione di spazi troppo grandi, come ad esempio le stanze dell'ex Istituto delle suore Orsoline oppure le aule del Centro giovanile. «La Sala Scaligera, nel complesso del Duomo, può contenere comodamente una quarantina di persone e ha un impianto di riscaldamento a pavimento, che rimane sempre acceso e ha consumi molto bassi», osserva don Vencato. «Chiederemo ai gruppi di riunirsi preferibilmente in questa sala». 

Attenzione all'accensione delle luci

Riscaldamento a parte, l'altra mazzata sull'utilizzo dell'energia arriverà dalla corrente elettrica. Dai primi conteggi, risulta che a fine luglio le parrocchie di Cologna e delle frazioni abbiano già superato la somma di 20mila euro di spesa, sufficiente negli anni scorsi a saldare la quota annuale dell'elettricità. Anche in questo caso, i preti e i membri del Consiglio Affari economici non hanno preso decisioni drastiche, bensì ispirate ad oculatezza e senso pratico. «Le luci delle chiese non verranno più accese mezz'ora prima, bensì 10 minuti prima delle funzioni, non lasceremo nessuno al buio», sottolinea don Daniele.

Se l'Unità pastorale non dovesse riuscire a pagare le bollette, probabilmente si affiderà a raccolte di offerte straordinarie, appellandosi al buon cuore dei parrocchiani. Sempre che la CEI non preveda finanziamenti straordinari in questo particolare ambito. Il futuro, almeno per Cologna, si chiama comunità energetica. Ossia un gruppo costituito di persone, enti, gruppi e aziende che producono energia da fonti rinnovabili e la utilizzano direttamente.

Nell'Unità pastorale ne stanno discutendo da tempo e l'associazione Noi ha appena organizzato una serata di approfondimento sulle possibilità offerte dai «gruppi di autosufficienza energetica». Un testo che spiega cosa sono le comunità energetiche verrà inserito anche nel prossimo bollettino parrocchiale «Momenti di vita».

Paola Bosaro