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07.07.2020 Tags: Legnago

Telemedicina, la Cardiologia monitora a casa 2.400 pazienti

L’équipe di Cardiologia interventistica del «Mater salutis» DIENNEFOTOIl dottor Gabriele Zanotto
L’équipe di Cardiologia interventistica del «Mater salutis» DIENNEFOTOIl dottor Gabriele Zanotto

Oltre 2.400 pazienti cardiopatici, portatori di pacemaker, defibrillatori o altri dispositivi impiantabili, controllati a distanza, direttamente al loro domicilio o nelle case di riposo dove sono ospiti, dal personale dell’unità di Cardiologia dell’ospedale di Legnago. Senza il disagio di dover spostarsi, magari in ambulanza, per raggiungere non solo il reparto diretto dal dottor Giorgio Morando, al secondo piano del blocco sud del «Mater salutis», per i controlli periodici. Ma anche il Pronto soccorso qualora qualche episodio cardiaco particolare dovesse allarmarli. Tutto ciò, con la garanzia che qualora, attraverso il monitoraggio da remoto, venissero rilevate anomalie o complicanze relative al funzionamento dell’impianto, di venire richiamati seduta stante in reparto. La telemedicina, in cui scienza medica e tecnologia costituiscono un binomio inscindibile, ha fatto ormai passi da gigante al «Mater salutis». E la conferma arriva in particolare dall’attività svolta nell’unità funzionale semplice di Cardiologia interventistica guidata dal dottor Gabriele Zanotto, dove ogni anno vengono effettuati in media 400 impianti su pazienti perlopiù ultrasessantenni affetti da scompenso cardiaco e patologie croniche. Per la verità, in questa disciplina, l’équipe del dottor Zanotto, composta da tre medici e quattro infermieri, aveva fatto da apripista a livello nazionale nel 2012, prima ancora che il controllo da remoto su pazienti impiantati venisse inserito nel nomenclatore regionale con delibera 46 del 7 maggio 2019. Otto anni fa, infatti, nell’Elettrofisiologia del «Mater salutis» era stata avviata una sperimentazione su 360 pazienti portatori di pacemaker (apparecchio che monitora l’attività cardiaca in soggetti con bradicardia in cui il cuore batte troppo lentamente, trasmettendo impulsi elettrici per un battito regolare), defibrillatore (apparecchio posizionato in soggetti con aritmie accelerate, che interrompe fibrillazioni ventricolari tramite impulsi forti di tipo shock, evitando morti improvvise) e loop recorder (piccoli holter sottopelle che registrano le aritmie) grazie ad innovativi dispositivi, dotati di una funzione chiamata home monitoring, Da allora la trasmissione di dati diagnostici, terapeutici e tecnici dal dispositivo cardiaco al reparto è diventata una pratica consolidata per centinaia di pazienti in arrivo anche della province confinanti di Rovigo, Mantova e Padova. «Questa organizzazione», sottolinea il dottor Zanotto, 58 anni, in servizio a Legnago dal 2010, «ha mostrato i suoi vantaggi operativi sia per i pazienti, fragili e particolarmente a rischio d’infettarsi, che per i loro familiari, durante l’emergenza sanitaria legata al Covid 19. Tutti gli impiantati, che vengono dimessi dopo un paio di giorni dall’intervento di durata variabile tra 20 minuti e un’ora, hanno potuto infatti rimanere tranquillamente al loro domicilio e venire seguiti dall’ospedale in completa sicurezza, evitando qualsiasi pericolo di contagio». Un percorso terapeutico ideale, quindi, che migliora sensibilmente anche la qualità di vita, complice un apposito trasmettitore simile ad un telefono cellulare. «Questo sistema», illustra il dottor Zanotto, vicepresidente dell’Associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (Aiac) a cui fanno riferimento 1.100 elettrofisiologi, «dialoga ogni notte con il dispositivo cardiaco impiantato e trasmette i dati che vengono esaminati il giorno successivo dal personale specializzato del reparto. Tutto ciò attraverso un’apposita piattaforma di telemedicina certificata e conforme alle attuali normative in materia di trattamento dei dati e tutela della privacy». L’obiettivo dell’Ulss 9 è quello di estendere nei prossimi anni l’innovativo modello già operativo nella Cardiologia legnaghese alle altre realtà aziendali. «L’impegno profuso in questi anni nella ricerca di un’organizzazione ottimizzata», assicura Zanotto, «ci permette infatti di implementare già oggi un sistema hub&spoke per la telemedicina del paziente portatore di pacemaker e defibrillatore». A questo riguardo è già stato avviato un progetto con Villafranca e San Bonifacio, stoppato poi dal coronavirus, in cui il Mater salutis fungerà da centro di riferimento. •

Stefano Nicoli
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