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18.01.2018

Supercomune, si parte Prove tecniche di fusione

La sede dell’Unione Adige Fratta, a Minerbe
La sede dell’Unione Adige Fratta, a Minerbe

Francesco Scuderi Mettere insieme cinque piccole realtà comunali per crearne una più grande ed efficiente. È questa l’ambizione coltivata dall’amministrazione di Minerbe. Gli altri quattro centri che saranno coinvolti nel progetto sono Bonavigo, Bevilacqua, Boschi Sant’Anna e Terrazzo. Le cinque municipalità da quasi vent’anni hanno dato vita all’Unione Adige Fratta. Una sorta di consorzio nato proprio con l’idea di arrivare nel giro di un decennio ad un Comune unico come previsto dalla legge. Normativa che, tuttavia, è stata poi modificata lasciando che i municipi mantenessero la loro autonomia e proseguissero un percorso condiviso ma limitato solo ad alcuni servizi che nel tempo sono aumentati. Questa sera, alle 20.30, il consiglio comunale di Minerbe si riunirà per discutere la mozione firmata dal capogruppo di maggioranza Emanuele Nascimben e dai dei tre capigruppo delle civiche che siedono sui banchi dell’opposizione: Giuseppe Bertoldi, Maurizio Grigolo e Giovanni Pesenato. La proposta mira ad avviare uno studio di fattibilità relativo al progetto di fusione tra i cinque Comuni dell’Unione. Dando per scontato il sì che sarà pronunciato da Minerbe, resta da capire come gli altri sindaci accoglieranno la proposta. L’adesione dei consigli comunali a quest’iniziativa non darebbe comunque il via al processo di fusione, ma servirebbe solo a mettere a punto un lavoro di approfondimento che aiuterà a capire punti di forza ed eventuali debolezze del progetto. A convincere la maggioranza e le opposizioni minerbesi a presentare il documento pro-fusione, sono state le difficoltà con cui ormai da qualche anno deve fare i conti l’Unione. «Le carenze di organico dei singoli enti, chiamati a prestare all’Unione i propri dipendenti per garantire la prosecuzione dei servizi», scrivono i consiglieri, «rendono ormai insostenibile l’adempimento di numerosi obblighi di legge a cui sono chiamati i singoli uffici, con una ricaduta negativa nei servizi da erogare ai cittadini». Il modello dell’Unione, così com’è strutturata, anziché semplificarla ha incrementato la burocrazia. «Basta pensare all’approvazione del rendiconto finanziario, delle delibere e delle determine che si sommano al carico di lavoro di ogni municipio», rilevano i consiglieri. Per poi aggiungere: «Ci troviamo di fronte ad una situazione di stallo che, almeno per Minerbe, è penalizzante». Minerbe, con oltre 4.600 residenti, è il più grande dei cinque Comuni dell’Unione di cui ospita anche la sede. Il secondo è Terrazzo, con 2.200 abitanti, seguito da Bonavigo, con 2.000, Bevilacqua, con 1.700, e Boschi Sant’Anna con 1.400. Assieme costituirebbero un Comune di circa 12mila persone, diventando così la quarta municipalità della Bassa dopo Legnago, Cerea e Bovolone. I promotori sono consci che «i campanili da abbattere per arrivare a creare un Comune di queste dimensioni sono enormi», ma è anche vero «che una similer realtà assumerebbe un peso politico maggiore nelle decisioni che riguardano il territorio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Scuderi
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