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06.01.2017

Ricerca «nascosta»
I Pfas causano
malattie mortali

Al via controlli sui pozzi per l'irrigazione
Al via controlli sui pozzi per l'irrigazione

 

Le donne in stato di gravidanza e i neonati soffrono di gravi problemi di salute a causa dell’inquinamento da Pfas. Ad affermarlo è una ricerca realizzata dal registro nascite coordinamento malattie rare della Regione, protocollata ancora il 17 ottobre del 2016. Nulla si sapeva della sua esistenza tranne che per gli addetti ai lavori. Dello «Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche» che risulta essere stato concluso alla fine dello scorso settembre, infatti, nessuno sinora aveva parlato pubblicamente.

A farne ora emergere la presenza è una nota contenuta nella relazione dell’incontro svoltosi il 21 ottobre della Commissione tecnica regionale sui Pfas datato 17 novembre 2016. Un documento che il presidente della commissione, e direttore generale dell’Area sanità e sociale della Regione, Domenico Mantoan, ha inviato agli assessori regionali di sanità, ambiente ed agricoltura, Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan, alla segreteria della programmazione regionale e al presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati. Il documento, pur risultando regolarmente protocollato e assumendo così la forma di atto ufficiale, è stato a sua volta tenuto da tutti riservato.

 

DONNE INCINTE E NEONATI. Lo studio, secondo quanto scritto nella relazione, evidenzia in particolare un incremento della pre-eclampsia (sindrome nota anche come gestosi) e del diabete gestazionale nelle donne in gravidanza e, per quanto riguarda i bambini, di nati con peso molto basso o piccoli o con alcune malformazioni maggiori. Ovvero, ma l’elenco non pare essere esaustivo, con anomalie del sistema nervoso e del sistema circolatorio e cromosomiche. Tali malformazioni, avverte il dirigente, «sono eventi rari che necessitano di un arco temporale di valutazione più esteso per giungere a più sicure affermazioni». Sta di fatto, però, che proprio il rapporto che sottoscrive porta la prima conferma di un nesso fra contaminazione da Pfas e problemi di salute. Sinora, infatti, gli organismi scientifici facenti capo alla Regione avevano negate questo legame.

 

PATOLOGIE MORTALI. La Commissione Pfas ha trattato anche altri aspetti legati all’esposizione degli esseri umani alla contaminazione da Pfas. In questo senso, è tornata ad occuparsi di un’analisi del Servizio epidemiologico regionale che era stata resa pubblica ancora nel giugno scorso secondo la quale nei 21 Comuni interessati dall’inquinamento (fra i quali ci sono anche i veronesi Zimella, Veronella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant’Anna, Bevilacqua, Terrazzo ed Arcole) si registra un moderato ma significativo eccesso di mortalità (anche superiore al 20 per cento) per cardiopatie ischemiche, malattie cerebrovascolari, diabete mellito e Alzheimer.

I tassi più elevati di ipertiroidismo, problema a cui possono essere legate tali patologie, si registrano fra gli uomini nel Vicentino, in particolare a Lonigo e Sarego, e tra le donne ad Arcole, Cologna, Legnago e Zimella, oltre che nei Comuni berici Alonte, Lonigo e Sarego. Questa situazione, secondo gli epidemiologi della Regione, sarebbe dovuta non alla contaminazione bensì a scorretti stili di vita ma ora la commissione ricorda che proprio alle sostanze perfluoro-alchiliche sono correlate condizioni di rischio per queste malattie. L’unica buona notizia, in tutto questo, è che non c’è una maggiore incidenza dei tumori che possono essere dovuti ai Pfas. Tumori comunque piuttosto rari, quali quelli del testicolo e del rene.

 

EVIDENZE ED EMERGENZE, Sempre dal punto di vista della salute, la relazione ricorda il fatto che è stato verificato un «bioaccumulo significativo» di Pfas nel sangue delle persone controllate sinora nel Vicentino. Da una relazione del medico della Miteni, l’azienda chimica di Trissino (Vicenza) considerata dalla Regione come la principale responsabile dell’inquinamento, risulta una concentrazione nel sangue dei lavoratori di un tipo di Pfas molto più alta rispetto a quella della popolazione in generale.

Secondo la commissione, quindi, «deve essere assicurato un alto livello di protezione» della popolazione e dell’ambiente, visto che c’è in atto una situazione di pericolo.

 

L'ATTACCO DEI CINQUE STELLE

Sull'argomento, dopo la pubblicazione di questo articolo, è intervenuto il gruppo regionale consiliare del Movimento Cinque Stelle:

 

«Abbiamo sempre parlato dei rischi causati dai Pfas per la salute, ma la cosa più grave è che l’indifferenza della Giunta regionale veneta non era dettata dall’ignoranza. Loro sapevano ma hanno taciuto!» E continuano: «Dunque non eravamo allarmisti, perfino da denunciare. Piuttosto sono loro da denunciare per la violazione del principio di precauzione. Ora fra le soluzioni proposte c’è lo spostamento della Miteni. Non hanno ancora capito il danno e le responsabilità che hanno in merito? Pensano di risolverlo spostandolo da un’altra parte?».

«La nostra proposta è quella di chiudere la linea Pfas della Miteni, azienda responsabile dell’inquinamento, e deve cessare l’export di Pfas in regioni dove i cittadini sono ignari, come accade per percolati, idrolizzati e fanghi che arrivano a ritmi di fiera tutti i giorni in provincia d Mantova – dicono gli esponenti veneti del movimento - È urgente, infine, bonificare le zone inquinate e si costruisca una rete d’acquedotto adeguata". “I costi dell’operazione, una cifra conteggiata in 224 milioni di euro, dalle autorità di bacino Veronese, della Val Chiampo e del Bacchiglione, devono essere pagati dalla Miteni, secondo il principio “chi inquina paga». 

Luca Fiorin
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