Il venetista "influencer": «Putin, invada l’Italia». Poi precisa: «Ero solo ironico...»

Lucio Chiavegato
Lucio Chiavegato
Lucio Chiavegato
Lucio Chiavegato

Dopo lo striscione choc, esposto allo stadio di Verona con le coordinate per bombardare Napoli, scoppia la bufera su un post sempre legato alla guerra: «Per favore, presidente Putin non invada l'Ucraina ma invada l'Italia. Grazie».

Una frase sconcertante, finita al centro di polemiche nell’ultimo consiglio comunale di Bovolone, che è stata postata sulla sua pagina Facebook da un imprenditore del settore arredo invitato come relatore ad una serata-evento patrocinata dal Comune.

L’autore Si tratta di Lucio Chiavegato - noto venetista più volte al centro delle cronache per le sue clamorose iniziative indipendentiste - che lo scorso 17 febbraio, sette giorni prima dell'invasione vera e propria, aveva pubblicato il commento, in italiano e in russo, attaccato ora dalla capogruppo leghista di opposizione Silvia Fiorini. Nella locandina che pubblicizza l'evento figura il patrocinio della Giunta. Proprio per questo, Fiorini ha invitato il sindaco Orfeo Pozzani a ritirarlo e a prendere pubblicamente le distanze dall'imprenditore. Cosa che il primo cittadino non ha fatto appellandosi al regolamento: «La seduta è stata convocata per approvare il bilancio e non sono previste divagazioni».

La rassegna nell’occhio del ciclone - dal titolo «Bovolone tra emozioni e sapori» - si sviluppa su tre serate, la prima delle quali è slittata al 24 marzo, organizzate dall'associazione «Sapori Insieme, la pianura da gustare» con interviste a chi «Bovolone lo vive». E tra gli invitati c’è per l’appunto Chiavegato, titolare di un mobilificio che ha trovato sbocchi di mercato sia in Russia che in Ucraina. Sulle pagine social è seguito per le sue provocazioni, al punto da diventare a suo modo un influencer. E sono in molti a ritenere che alla vigilia del ballottaggio un suo commento abbia spostato voti a sostegno di Pozzani.

La discussione Nel suo intervento in aula, Fiorini, dopo un minuto di silenzio per le vittime della guerra, ha espresso tutta la perplessità del suo gruppo sul post di Chiavegato: «Riteniamo che il Comune dovrebbe dissociarsi fermamente da chi auspica di vedere in Italia le stesse drammatiche immagini a cui stiamo assistendo in questi giorni alla televisione e ci risulta strano che in cambio di un supporto esterno all'amministrazione si voglia offrire visibilità ed assecondare l'atteggiamento di chi, con questo e altri post, dimostra di voler approfittare di qualsiasi avvenimento per esternare la propria posizione politica e strumentalizzare in tal senso ogni situazione». Quindi Fiorini ha auspicato «di far cancellare dal programma l'intervento di chi chiede di mettere a rischio la sicurezza dei nostri cittadini». Per parte sua, l'assessore alla Cultura Emanuele De Santis che ha seguito in prima persona l'iniziativa ha risposto: «Il patrocinio non verrà ritirato, all'evento partecipano altre due bovolonesi che meritano attenzione. Ci viene chiesto di dissociarsi da una persona, respingiamo questa richiesta, vogliamo essere l'amministrazione di tutti. Ci dissociamo invece dalla sua idea».

La replica Lucio Chiavegato non si tira indietro e ribatte: «Prima di contestare le idee e le battute di un privato cittadino quale io sono, la consigliera Fiorini, che ha una carica pubblica, dovrebbe lei dissociarsi pubblicamente dalle dichiarazione su Putin del suo leader politico Matteo Salvini». «La mia», precisa, «era satira. Ma, al di la delle battute, io conosco molto bene la situazione in Ucraina prima dell'invasione e sono pronto ad un confronto pubblico. La conosco perché ho clienti che sono anche amici sia tra i russi che tra gli ucraini e sono stati più volte nei due Paesi. So cosa hanno subito nel Donbass per otto anni i russi, a partire dalla strage di Odessa ad opera di filonazisti. Io non sono una persona gradita in Ucraina, anzi rischiavo l'arresto se ci tornavo. E solo perché nel Donbass ho fatto parte di un convoglio umanitario in soccorso ai russi di Crimea e delle aree separatiste».•.

Roberto Massagrande