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31.10.2019

Premiati i volontari dei campi della legalità

La consegna dei riconoscimenti
La consegna dei riconoscimenti

Transazioni eccessive e anomale, incoerenza fra volume d’affari e investimenti, profili imprenditoriali «poliedrici», crescita troppo rapida dell’attività economica. E poi evasione fiscale, riduzione di costo del lavoro, smaltimento rifiuti a costi vantaggiosi. Sono queste le principali caratteristiche delle aziende criminali - ovvero amministrate da soggetti accusati di appartenere a organizzazioni mafiose - sempre più diffuse anche in Veneto. Lo sostiene l’indagine del professor Antonio Parbonetti dell’Università di Padova (assieme a Michele Fabrizi e a Francesco Ambrosini) e presentata ieri a Cerea durante le premiazioni dei volontari dello Spi Cgil del Veneto che hanno partecipato ai campi della legalità. Secondo l’indagine, in Veneto sono 386 le imprese in odore di mafia, un quinto delle 1.967 in Italia. Fra queste, emergono attività relative a lotterie e scommesse ma anche commercio, edilizia, ristorazione, servizi informatici. Lo Spi ha premiato i propri volontari che in estate hanno partecipato ai campi antimafia organizzati da Libera e Arci: 79 anziani veneti si sono alternati per una settimana di impegno e lavoro, con i ragazzi. In Veneto anche quest’anno erano due i campi della legalità: quello di Erbè, terreno confiscato al narcotrafficante Roberto Patuzzo, e quello di Campolongo Maggiore, nella villa dell’ex boss della Mala del Brenta Felice Maniero. A questi se ne è aggiunto un terzo sperimentale di tre giorni a Salvaterra, a villa Valente Crocco, proprietà confiscata a un trafficante di droga collegato alla mafia siciliana. «È da sette anni che partecipiamo ai campi antimafia», spiega Rosanna Bettella, segreteria Spi Cgil del Veneto, «siamo in prima fila per la legalità, come dimostrato le tante iniziative organizzate nelle scuole. Da qualche tempo si è aggiunta la collaborazione con Avviso Pubblico», prosegue Bettella, «con cui vorremmo affrontare il tema della ludopatia».

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