Pazienti affetti da Covid «Reparti oberati, letti occupati troppo a lungo»

Un malato di Covid ricoverato  all’ospedale di Legnago
Un malato di Covid ricoverato all’ospedale di Legnago
Un malato di Covid ricoverato  all’ospedale di Legnago
Un malato di Covid ricoverato all’ospedale di Legnago

Posti letto occupati per troppo tempo dai pazienti affetti da Covid all'ospedale di Legnago. Sindacati e personale protestano contro la mancanza di percorsi di cura veloci e certi per quanti, dopo essere stati colpiti dal Coronavirus, devono attendere il decorso della malattia. Tutto ciò, a fronte di un numero di contagiati da Covid non trascurabile, ben 21, che secondo l'ultimo report regionale sono tuttora ricoverati al «Mater salutis», di cui due in Terapia intensiva ed i restanti in area non critica. «A Legnago», denuncia Marco Bognin, segretario organizzativo della Uil Fpl veronese, «l'accoglienza dei positivi al Covid 19 viene effettuata dai reparti di Malattie infettive, Pneumologia e Terapia intensiva (Uti) che ad oggi si trovano in difficoltà per la gestione dei posti letto». «Questo», prosegue il sindacalista, «a causa del fatto che il virus si manifesta anche quando il paziente non è più in condizioni cliniche critiche, per cui non è necessario il ricovero nel reparto per acuti». «Trascorsi i 21 giorni oltre i quali non si è più considerati contagiosi», prosegue Bognin, «diventa concreto il problema di trasferire il degente in sedi territoriali adatte per attendere la scomparsa definitiva del virus: quelle esistenti accolgono esclusivamente gli assistiti negativizzati». Il problema è ancor più rilevante, secondo la Uil, nel caso di utenti fragili che, dopo il ricovero in ospedale, necessitano di riabilitazione in strutture protette come case di riposo, ospedali di comunità e simili. «A queste persone», rimarca Stefano Gottardi, coordinatore provinciale della Uil, «diverse strutture chiedono il tampone negativo o la certificazione vaccinale». «Tutte queste criticità fanno sì che i letti per acuti rimangano occupati per giorni, limitando la disponibilità di accogliere nuove persone positive all'ospedale di Legnago» Il sindacato non risparmia critiche ai cosiddetti «Covid hotel». Gottardi spiega: «La spesa è a carico dell'assistito e la quota viene fissata in base alla dichiarazione Isee che, in questo momento socio-economico delicato e difficile, non può essere presentata da tutti. Per questo sono poche le persone che occupano queste strutture ricettive». Il coordinatore della Uil veronese ribadisce la necessità di una «cabina di regia» che crei percorsi assistenziali più «fluidi» secondo i dettami regionali. Dal canto suo, l'Ulss 9 Scaligera respinge al mittente le critiche della Uil Fp. «Non ci risulta», rimarcano i dirigenti della Scaligera, «alcun problema nella gestione dei pazienti Covid a Legnago. I letti riservati ai malati di Coronavirus sono parte della dotazione dei reparti del Mater salutis e non posti in più rispetto all'ordinario». «Se, dopo 21 giorni di degenza, i pazienti Covid non lasciano l' ospedale», proseguono i responsabili, «ciò avviene a causa di altri problemi di salute, magari collegati a patologie preesistenti». «Le difficoltà di dimissione», annota l'Ulss, «non si riferiscono al decorso da Covid ma ad altri problemi legati al contesto di vita o a situazioni familiari particolari del paziente». L'Azienda assicura: «Nelle ultime settimane c'è sempre stata disponibilità ad ospitare i nuovi positivi da Coronavirus senza alcun impedimento». Sui «Covid hotel», infine, l'Ulss precisa: «La loro attivazione è prevista qualora l'isolamento al domicilio del paziente, ancora positivo e contagioso, sia impossibile». •.

Fabio Tomelleri

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