Bovolone

Ottomix: «Una lite sul mio brano? Roba da Medioevo. Leggete i testi della trap»

Il dj Ottomix autore del brano che ha scatenato la rissa alle piscine di Bovolone
Il dj Ottomix autore del brano che ha scatenato la rissa alle piscine di Bovolone
Il dj Ottomix autore del brano che ha scatenato la rissa alle piscine di Bovolone
Il dj Ottomix autore del brano che ha scatenato la rissa alle piscine di Bovolone

«È incredibile, è una cosa da Medioevo, da integralisti». È parecchio sorpreso e scandalizzato Ottomix, al secolo Ottorino Menardi, dj di lungo corso, autore nel 2002 della canzone «Raggasex», trasmessa dagli altoparlanti della piscina di Bovolone collegati a una radio web. Brano che ha scatenato una rissa col gestore del bar del centro natatorio.

La canzone mixa i gemiti di una donna che fa l’amore a una base accattivante e ballabile: tutto ciò ha suscitato lo sdegno di una giovane coppia con un bambino di 3 anni, lei italiana, lui di origine nord africana. La richiesta di quest’ultimo di cambiare musica al barista ha innescato un diverbio culminato in ingiurie, con accuse di razzismo e uno scontro fisico. Un’aggressione che ha portato al Pronto soccorso il gestore del bar, dimesso con una prognosi di 20 giorni. Sul posto sono intervenuti carabinieri e Polizia locale, al termine di un pomeriggio di trambusto, faticando a calmare gli animi. Il brano «incriminato» Ottomix oggi vive a Cortina, ha iniziato la sua carriera negli anni ’80 ed ebbe grande popolarità fino agli anni Novanta. Tutt’ora fa il dj animando serate in discoteca. L’ultima sabato a Mantova, con l’amico di una vita Yano.

«Ricordo bene com’è nato Raggasex», spiega Ottomix, «nel 2002 un’azienda che produceva sintetizzatori virtuali mi mandò un sinto che sarebbe entrato poi in produzione: mi chiesero un parere. Lo provai, ci giocai un po’ ed uscì la base del brano. Tuttavia mancava qualcosa. Pensai allora a qualcosa che rimanesse in testa e ci misi una voce sexy. La provai nei locali e il pubblico rispose bene: il punto forte era proprio la sfumatura sexy. Il pezzo spopolava. Viene ancora mandato dalle radio». Quindi tutto bene. Fino alla scorsa settimana: «Quando ho saputo cos’era successo a Bovolone quasi non ci credevo», continua il dj veneto, «pensavo fosse una bufala. Il primo post mi è arrivato dal Portogallo: un amico veronese mi segnalava la notizia che aveva appena letto sul web, poi altri ancora mi hanno informato. Allora ho capito che era tutto vero».

Ottomix finora non ha mai avuto problemi per quella canzone: «No, non di questo tipo su un brano datato. Anche se è strano quello che mi sta accadendo ultimamente con due vecchi brani. Sono passato dalla grande soddisfazione quando ho saputo che nel film House of Gucci hanno inserito nella colonna sonora un mio vecchio brano di successo, Black Machine, che avrà una risonanza mondiale, allo sconforto quando ho saputo che mi ritrovo mio malgrado protagonista di questa storia. Mi viene quasi da ridere: sentir parlare di una coppia di giovani scandalizzata, prendersela con un brano che è uscito in tutto il mondo, è stato usato da tanti produttori, di cui ci sono centinaia di versioni in internet, con milioni di visualizzazioni. È andato anche nei paese arabi senza che nessuno abbia mai tirato fuori un problema.

Sabato sera io e Yano eravamo ospiti al Chiringuito club di Mantova: abbiamo riproposto Raggasex, era da tanto che la mettevo e la risposta è stata ancora buon». A Bovolone il diverbio, invece, è finito male e ci saranno degli strascichi giudiziari: alla caserma dei carabinieri sono state presentate due denunce che naturalmente divergono parecchio sulla versione dell’accaduto.  «Qui il problema sono i grandi, non i bambini. Tanto clamore per dei sospiri di una donna! Mi fa specie che nessuno dica niente sui testi della trap che sono devastanti: inneggiano ai soldi facili, alla droga a un comportamento criminale e antisociale ed è su questo che occorre vigilare e puntare l’attenzione. Lo dico come padre di un figlio che ha 11 anni. Ma ciò che è successo a Bovolone, ripeto, per me ha dell’incredibile».

Roberto Massagrande