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04.08.2019

La comunità cresce con il Grest

Gli organizzatori del falò della Befana
La facciata della chiesa parrocchiale di Vallese
Gli organizzatori del falò della Befana La facciata della chiesa parrocchiale di Vallese

Don Antonio Zera è originario di Isola della Scala dov’è nato nel 1950. Ordinato sacerdote nel 1974 è stato inviato come curato a Zevio per 5 anni; poi, come viceparroco, ha trascorso altri 4 a Nogara e, in seguito, 6 anni in Borgo Venezia. Per 8 anni è stato all’Azione Cattolica. Quindi parroco per 6 anni ad Alpo e per 12 a Castel d’Azzano, per 3 a Cristo Risorto di Bussolengo. Da un anno scarso è parroco a Vallese. «Questo è un paese che è cresciuto enormemente», spiega don Antonio. «Fino al 1980 c’erano mille abitanti. In seguito alla costruzione della Transpolesana sono arrivate molte aziende. La terra costava poco: quindi molti hanno costruito il capannone. Di conseguenza è arrivata tanta gente e il paese è triplicato. Attualmente gli abitanti sono 3.600 di cui 600 stranieri. E sui tremila italiani, duemila sono nati altrove. Quando facciamo le Cresime», sottolinea, «due terzi di questi ragazzi sono stati battezzati in un altro Comune». A Vallese ci sono due ferriere, quattro o cinque grossi centri logistici, c’è la base di Calzedonia, il magazzino nazionale di Altromercato, gran parte della Pellegrini Navale. E alcune aziende di meccanica specializzata ed elettronica. C’è anche la Cucirini e una grossa azienda alimentare che produce insaccati. E poi la Rizzi sottaceti. «Coloro che sono impiegati in agricoltura sono ormai un numero limitatissimo», spiega. «Nel giro di vent’anni la comunità è profondamente mutata, con tutte le conseguenze sociali e relazionali che stiamo osservando». In questa realtà sociale ed economica come si colloca la comunità cristiana? «La parrocchia è stata istituita nel 1934; oggi Vallese fa parte del Vicariato di Bovolone e Cerea. L’Unità pastorale, invece, è in fieri nel senso che la prima “zona” era costituita da tre parrocchie vicine; poi è stata aggiunta Vallese. Da quest’anno si sono aggiunte anche Villafontana e Mazzantica. Sei parrocchie e sei preti. Dei tremila battezzati meno del 10% partecipa regolarmente alla liturgia festiva in chiesa. A Natale e Pasqua serve invece una messa in più perché la partecipazione è quella “da feste grandi”». Come è organizzata l’iniziazione cristiana? «Ho trovato una modalità che prevede incontri quindicinali, per motivi di spazio e di disponibilità dei catechisti. Da una decina d’anni in diocesi è in atto una catechesi che con uno slogan si definisce “a quattro tempi”: ogni mese è previsto un incontro o due con i bambini, uno con i genitori e l'altro dovrebbero farlo i genitori con i bambini, in famiglia. «In realtà, poi, avviene che l’unico che funziona è l’incontro con i bambini in parrocchia: quello con i genitori è piuttosto difficile a realizzarsi. In questo modo si è diradato il ritmo della formazione. Ci stiamo accorgendo che esiste un’iniziazione cristiana, che non è propriamente l’evangelizzazione, ma le assomiglia. «Dell’iniziazione cristiana i genitori valorizzano soprattutto la parte rituale, la Confessione, la Comunione e la Cresima. Ma sull’evangelizzazione bisogna capirsi. Qui a Vallese abbiamo pensato che si può fare anche suonando il campanello a tutte le famiglie e visitando quelle reperibili e quelle che ci accolgono. In questo primo anno ne abbiamo incontrato un 50%». Quanti sono i bambini e i ragazzi che frequentano il catechismo? «Al catechismo si iscrivono in molti, quasi tutti. Poi frequentano il 60-70%. Quest’anno ho pensato di incrementare gli incontri: invece di farne due al mese ne ho proposti tre, con qualche fatica da parte delle catechiste. Vedremo l’anno prossimo se riusciremo con questa offerta ad incrementare la conoscenza ma anche la frequenza. Quando ci si incontra di più ci si conosce, ci si aiuta, ci si stima». E degli adolescenti cosa può dire? «Quest’anno non li ho visti se non nella preparazione dell’attività estiva a favore dei bambini: il Grest. Si sono presentati alcuni quando ho detto loro che dovevamo prepararci per fare l’estate. Ne ho incontrato un gruppetto e poi all’inizio del Grest se ne sono presentati anche altri. Abbiamo avuto delle difficoltà per preparare con metodo tutte le attività. Ci sono ragazzi molto bravi ed io, tendenziamente, affido loro delle responsabilità, cerco di dare loro la massima fiducia, ma senza distrarmi... Un esempio: dei ragazzi della terza media, appena fatta la Cresima, sono spariti tutti e a fare l’aiuto animatore al Grest se ne sono presentati quattro». A proposito di Grest. Come lo organizzate? «Dura quattro settimane. La parrocchia non dispone di grandi spazi, specie al coperto, ma il Comune ci ha offerto qualche stanza. Prima di partire abbiamo fatto l’elenco di tutte le attività, giorno per giorno. Avevo chiesto ad un operatore professionale di affiancarci ed è stata una manna. Infatti i genitori hanno notato la soddisfazione dei bambini nell’essere condotti con attività appropriate, frutto della grande esperienza di operatori professionali. Le famiglie li portavano volentieri e le iscrizioni sono aumentate durante il mese. Il Grest inizia alle 7.45 e va fino alle 18.30. Offriamo anche la possibilità di fermarsi a pranzo. La settimana scorsa: 65 presenti al mattino, dei quali 20 anche a pranzo e 55 al pomeriggio, non sempre gli stessi. Il Grest è un vero momento di aggregazione, molto bello. Anche gli adolescenti hanno la possibilità di misurarsi con un compito che li valorizza come persone». E del Circolo Noi quale opinione s’è fatta? «Il Noi è un momento aggregativo bello; ci sono responsabilità, competenza e disponibilità. C’è un affiancamento alla parrocchia anche se, di per sé, non si propone come momento di evangelizzazione. È però un supporto di base per l’evangelizzazione. Serve ad acquistare fiducia e acquisire competenza per arrivare a dimostrare che la comunità non è il parroco bensì è un gruppo di persone che condivide delle cose, che sa quanto vuol fare, e si relaziona con il resto della parrocchia in modo costruttivo. Ma anche con il resto del paese. La presenza del Circolo è un bel passo nella parrocchia, spero che cresca il gruppo e si allarghino le proposte sia culturali che socio ricreative». •

G.B.M.
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