Operatrice non si vaccina La casa di riposo

La casa di riposo «Cardo» di Cologna ha sospeso temporaneamente dal lavoro un’operatrice che non si è vaccinata contro il Covid DIENNEFOTO
La casa di riposo «Cardo» di Cologna ha sospeso temporaneamente dal lavoro un’operatrice che non si è vaccinata contro il Covid DIENNEFOTO
La casa di riposo «Cardo» di Cologna ha sospeso temporaneamente dal lavoro un’operatrice che non si è vaccinata contro il Covid DIENNEFOTO
La casa di riposo «Cardo» di Cologna ha sospeso temporaneamente dal lavoro un’operatrice che non si è vaccinata contro il Covid DIENNEFOTO

Anche la casa di riposo di Cologna ha la sua prima dipendente sospesa per inottemperanza all'obbligo vaccinale. Lo scorso 7 luglio, con determina del direttore Federica Boscaro, l'Ipab «Domenico Cardo» ha stabilito la collocazione temporanea in aspettativa non retribuita di un'operatrice sanitaria. La dipendente non potrà riprendere servizio nella struttura fintanto che non avrà assolto l'obbligo vaccinale. A metà maggio erano circolate le prime voci sulla presenza all'interno della «Cardo» di una decina operatori ed infermieri che avevano rifiutato di vaccinarsi contro il Covid 19. Il tema era diventato di attualità perché lo Stato ha stabilito che il personale impiegato in strutture socio-sanitarie, a stretto contatto con utenti fragili, deve sottoporsi alla vaccinazione per continuare a lavorare. Dopo aver appurato quanti fossero coloro a cui non era stato somministrato il siero, l'Ulss ha contattato uno per uno i «renitenti» e li ha invitati ad ottemperare all'obbligo legislativo. «Qualcuno, in effetti, ha provveduto, altri invece hanno continuato a rigettare l'invito», spiega il presidente della casa di riposo Mario Facchetti. Si parla di sei persone, tra operatori ed infermieri, che ad oggi risultano non vaccinati. A seguito dell'iter stabilito per legge, è il medico che deve determinare l'«inidoneità temporanea alla mansione». È il caso della dipendente sospesa il 7 luglio. Il medico Carlo Alberto Biscardo, dopo aver incontrato l'operatrice, ha decretato che «non possa svolgere attività assistenziali e, più in generale, attività che prevedono il contatto continuativo con utenti e altri operatori sanitari». La direttrice è stata costretta a lasciare a casa senza stipendio l'operatrice perché non sono disponibili, all'interno dell'Ipab, mansioni e attività che escludono il contatto con persone fragili o con altri lavoratori. Il Cda dell’ente, intanto, ha dovuto tirare le dolorose somme di un anno e mezzo particolarmente difficile, a causa della pandemia. Il bilancio dell'esercizio 2020, appena approvato, ha chiuso con una perdita di 626.100 euro, un passivo molto alto, solo in parte compensato dal finanziamento regionale di 220mila euro. «L'emergenza sanitaria, oltre ad avere avuto un impatto drammatico sulla salute di ospiti e dipendenti, ha causato due tipi di perdite: la prima dovuta alle maggiori spese per l'acquisto di materiale e l'impiego di personale in attività di controllo della pandemia; la seconda, determinata dal blocco degli ingressi», continua Facchetti. Da una parte gli ospiti si sono ammalati ed alcuni sono deceduti, dall'altra le difficoltà nell'accogliere nuovi utenti hanno prodotto diversi posti letto vuoti. Le minori entrate dell'ente sono state, infatti, pari a 790mila euro, su un patrimonio netto che supera quota 5,7 milioni di euro. Uno degli impegni del Cda è la revisione del servizio nell'ex Rsa, diventato Centro di residenzialità temporanea. Si vorrebbe trasformarlo in un reparto per disabili o in un nucleo per malati di Alzheimer. Intanto, fortunatamente, si inizia a vedere la fine del tunnel. Negli ultimi due mesi sono stati 15 gli anziani che hanno chiesto di entrare alla «Cardo».•.

Paola Bosaro

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