«Monitoraggio sui Pfas per tutti i dipendenti»

Lo stabilimento La Chemviron è al centro da anni di proteste e controlli
Lo stabilimento La Chemviron è al centro da anni di proteste e controlli
Lo stabilimento La Chemviron è al centro da anni di proteste e controlli
Lo stabilimento La Chemviron è al centro da anni di proteste e controlli

Nuovi controlli del Noe alla «Chemviron Italia» di Legnago. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso hanno effettuato un nuovo sopralluogo, dopo quello svolto ad ottobre 2021, nello stabilimento di via Malon, specializzato nella rigenerazione dei filtri degli acquedotti. Tra questi ultimi sono compresi gli impianti gestiti dalla società Acque Veronesi a servizio dei 13 Comuni scaligeri inseriti nella cosiddetta «zona rossa», ossia l'area che ha subito l'impatto diretto dell'inquinamento da perfluoroalchiliche (Pfas) per cui è sotto processo la fabbrica «Miteni» di Trissino (Vicenza). Proprio per evitare lo scoppio a Legnago di un nuovo «caso Miteni», in questi mesi l'attenzione degli investigatori si è concentrata sullo stabilimento di San Pietro. Il sopralluogo I militari hanno effettuato i controlli alla «Chemviron» nonostante una recente nota della Regione e dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale del Veneto (Arpav) abbia chiarito di non aver rilevato, fino ad oggi, «alcun inquinamento da Pfas nell'atmosfera di Legnago». Il Noe, dunque, ha deciso di svolgere una verifica a sorpresa anche per controllare alcune criticità sollevate dai residenti della zona, legate a fumi e rumori provenienti dall'impianto. Durante l'ispezione i militari hanno chiesto ad Arpav di eseguire un nuovo campionamento dei fumi provenienti dal camino di un forno caricato con carbone esausto contaminato da Pfas. Nel corso dei controlli i carabinieri hanno avvertito un rumore intenso proveniente da una pompa ad aria a meno di 200 metri dalle case più vicine. Gli uomini del Noe hanno inoltre rinvenuto cumuli di polvere di carbone sul tetto di un capannone e nel piazzale dello stabilimento, paventando un potenziale rischio per la salute dei lavoratori ma anche di chi abita nel circondario. Lo screening I carabinieri del Noe, dopo aver interpellato il medico aziendale e lo Spisal, hanno riscontrato come i dipendenti della «Chemviron», una cinquantina in tutto, non vengono sottoposti a biomonitoraggio per le sostanze Pfas nonostante la tipologia di filtri rigenerati nella ditta. Il Noe ha quindi chiesto alla direzione per la Prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione di valutare l'inserimento nel monitoraggio per i Pfas dei dipendenti della Chemviron. Ha pure sollecitato gli stessi funzionari di Venezia a valutare rumori e dispersione di polvere di carbone all'interno della fabbrica. Su questi ultimi due aspetti i militari hanno chiesto ad Arpav di effettuare le proprie valutazioni e a prendere in considerazione, viste le segnalazioni dei residenti, l'esecuzione di rilievi fonometrici in orario notturno. L’azienda «Per noi», commenta Claudio Chieregato, direttore dello stabilimento, «la questione è stata definitivamente chiusa con la dichiarazione in cui Arpav e Regione hanno confermato come non sia stato rilevato inquinamento da parte del nostro stabilimento. Tanto che ad oggi non c'è stata contestata alcuna irregolarità dagli enti preposti al controllo». «Il nostro impianto», aggiunge, «rispetta tutti i limiti riguardanti le emissioni nell'ambiente». Sulle tracce di carbone, il direttore riferisce: «È logico che, nonostante le pulizie regolari delle superfici, possano esserci dei residui, sia pur minimi, vista le quantità di materiale che trattiamo. I lavoratori non sono esposti a rischi per la loro salute». Sulla presenza dei Pfas nei filtri da rigenerare, Chieregato puntualizza: «Si tratta comunque di concentrazioni la cui esposizione non costituisce un rischio per i dipendenti». «Nell'arco di un anno», conclude, «il trattamento dei filtri contenenti Pfas non supera i due mesi, con lavorazioni in giornate discontinue». •.

Fabio Tomelleri