IL CASO

Migliaia di mascherine della protezione civile gratis, ma nessuno le vuole più

Le mascherine ritirate dalla protezione civile a Castelnuovo
Le mascherine ritirate dalla protezione civile a Castelnuovo

Una valanga di 510.000 mascherine che nessuno indossa più invade il Colognese e l'Est veronese. Sono state ritirate sabato scorso, dal magazzino provinciale della protezione civile a Castelnuovo del Garda, le mascherine che l'azienda «Grafica Veneta» aveva offerto alla Regione Veneto la scorsa primavera, quando quelle chirurgiche erano ancora introvabili oppure troppo costose per le famiglie.

 

Una prima tranche di queste mascherine, celebri per l'assenza di cordoncini sostituiti da tagli in cui inserire le orecchie, era stata consegnata dalla protezione civile a marzo casa per casa, in particolare alle persone più fragili e anziane. Quando sono arrivate le nuove forniture dalla «Grafica Veneta», però, gli utenti non ne hanno più avuto bisogno. A partire da aprile-maggio, infatti, i dispositivi di protezione individuale hanno iniziato ad essere presenti nei negozi, nei supermercati e nelle farmacie a prezzi abbordabili. Inoltre, molte persone si sono munite di mascherine lavabili.

 

Nei mesi scorsi, centinaia di migliaia di dispositivi hanno continuato ad essere recapitati ai diversi coordinamenti provinciali di protezione civile. Non sono stati comunicati dati ufficiali, ma sembra che le mascherine «con le orecchie», ammassate nei magazzini di protezione civile di tutta la Regione, superino i 20 milioni di unità. Le amministrazioni comunali, una volta risolta la questione dell'approvvigionamento, non ne hanno più chieste, così le mascherine sono rimaste stoccate nei capannoni.

 

È successo anche a Verona. Finché il Dipartimento provinciale di protezione civile non ha scritto ai sindaci di inviare urgentemente i volontari a recuperare gli scatoloni di dispositivi destinati a ciascun Comune, in base al numero degli abitanti. Lo scorso weekend i gruppi di protezione civile si sono presentati a Castelnuovo, alla guida di capienti furgoni, per caricare bancali con decine di migliaia di mascherine.

 

Al Distretto VR4, di cui fanno parte 20 Comuni del Colognese e dell'Est veronese, sono state assegnate 509.700 mascherine. A Cologna ne sono arrivate 34mila, a Minerbe 18.400, ad Albaredo e a Veronella rispettivamente 21 mila e 20.400, mentre 25.300 sono state assegnate ad Arcole.

 

«Questa tipologia di schermi è difficile da distribuire perché non è più richiesta dalla popolazione», ammette il sindaco di Pressana Renato Greghi. Non sono infatti certificati come dispositivi di protezione individuale, possono essere usati una volta sola, non sono comodi né esteticamente gradevoli. «Non si possono utilizzare né a scuola, né al lavoro, né tanto meno nei presidi sanitari», avvertono i volontari di protezione civile.

 

«Mi rendo conto che in questo momento queste mascherine non siano più richieste, ma noi abbiamo il dovere di consegnarle per fare spazio ai nuovi materiali in arrivo dalla Regione», spiega il responsabile dell'Unità operativa provinciale di protezione civile Armando Lorenzini. «In una situazione di emergenza non ci si può rifiutare di ritirare delle mascherine che potrebbero essere utili. Ci sono famiglie che hanno ancora difficoltà ad acquistarle».

 

Riccardo Seghetto, coordinatore del gruppo di protezione civile di Cologna, responsabile del Distretto VR4, riferisce: «Ritengo che non abbia più senso consegnarle casa per casa, come a marzo. Abbiamo pensato piuttosto di distribuirne alcuni pacchi nei luoghi pubblici e nei negozi, così i gestori possono dare la mascherina al cliente che si presentasse senza protezione». Nei prossimi giorni la protezione civile dovrà recuperare dal magazzino del Comune di Verona altri due milioni di mascherine prodotte dall'azienda «Montrasio»: anche queste non sono Dpi. •

Paola Bosaro
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