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24.12.2019

Ucciso a sprangate per tremila euro

La sala slot gestita da Mario Piozzi in viale dei Caduti a pochi passi dal municipio di Legnago DIENNEFOTO
La sala slot gestita da Mario Piozzi in viale dei Caduti a pochi passi dal municipio di Legnago DIENNEFOTO

Ucciso a sprangate, per poco meno di tremila euro, nella sala slot che gestiva nel centro di Legnago. È finita nel dramma la rapina messa a segno, l’altra sera, da un bandito solitario al centro scommesse «Qui Gioco» di viale dei Caduti, a pochi passi del municipio. Mario Piozzi, 59enne originario della provincia di Brescia, domiciliato da qualche anno in città, era riverso agonizzante sul pavimento, con la testa tutta fracassata, quando è stato rinvenuto in una pozza di sangue, a mezz’ora dall’aggressione, dalla figlia della sua socia passata di lì per prelevare delle cose. La ragazza, terrorizzata, ha richiuso subito la porta e ha avvisato la madre che abita in un appartamento situato nello stesso stabile che ospita la videolottery. La donna si è precipitata al pianterreno e si è trovata di fronte ad una scena agghiacciante, sicuramente difficile da dimenticare. La vita dell’imprenditore, separato da tempo e padre di un figlio di 35 anni, era ormai appesa ad un filo. E a nulla sono valsi i disperati tentativi del personale del 118 di rianimarlo e strapparlo alla morte. L’uomo ha cessato di vivere due ore dopo all’ospedale di Borgo Trento, a Verona, dove è arrivato in condizioni disperate. L’AGGRESSIONE. Erano le 21.40 quando - in base ad una prima ricostruzione al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Legnago intervenuti sul posto con i colleghi del Nucleo investigativo del Comando provinciale - Piozzi ha sentito bussare all’ingresso secondario della sala slot, nel retro della quale aveva ricavato anche il suo alloggio. Il 59enne, che aveva abbassato le saracinesche intorno alle 19.30, ha aperto tranquillamente la porta affacciata nel sottoscala del condominio adiacente e raggiungibile scendendo alcuni gradini dal civico 18. A tradirlo potrebbe essere stata una voce familiare, magari quella di un cliente del locale con il quale aveva forse un appuntamento. Ma non è escluso che il rapinatore, trasformatosi in omicida, non conoscesse affatto la vittima. E che sia ricorso ad un banale pretesto per conquistare la sua fiducia allo scopo di fare soldi facili in prossimità delle feste di fine anno. Ogni ipotesi rimane al momento aperta e, quello che all’ombra del Torrione è stato già ribattezzato come il delitto di Natale, è avvolto perciò ancora da molti punti interrogativi. L’unica certezza è che l’individuo in questione, con il volto travisato e mani protette dai guanti, non appena si è trovato a tu per tu con Piozzi lo ha assalito brutalmente con un oggetto contundente, quasi sicuramente una spranga di ferro, scaraventandolo a terra e continuando ad infierire sul suo corpo. Una ferocia inaudita che non ha dato scampo al titolare della sala giochi, tramortito da una sfilza di colpi talmente violenti da fracassargli il cranio. LA RAPINA. A quel punto, mentre l’esercente era ridotto in fin da vita, il suo assassino, per nulla intimorito da quell’epilogo che probabilmente non era nei suoi piani - sempre non si tratti di un «regolamento di conti» mascherato da rapina nell’ambiente delle scommesse, con una freddezza sconvolgente ha messo completamente a soqquadro la sala slot. Per poi svuotare la cassa mettendosi in tasca all’incirca 2.900 euro. Quindi, come se nulla fosse, si è dileguato sempre passando dall’uscita secondaria a fianco del blocco contatori del palazzo. Una fuga che non ha destato alcun sospetto e che, al pari del delitto, non avrebbe avuto testimoni. Così come non è stata trovata traccia del bastone utilizzato per colpire ripetutamente Piozzi. Un altro particolare che infittisce ulteriormente il mistero su un omicidio che ha sconvolto il capoluogo della Bassa. I SOCCORSI. A dare l’allarme è stata la socia dell’uomo, Elena Stropsa, una cittadina moldava di 41 anni, che è scesa con la velocità di un fulmine nel locale dopo essere stata avvertita da sua figlia sconvolta dalla scena efferata in cui si era imbattuta casualmente. La donna, con il cuore in gola, ha avvertito i carabinieri e chiamato il 118. In pochi istanti sono giunti in viale dei Caduti i soccorritori che hanno provato a rianimare il 59enne. L’uomo, originario di Quinzano D’Oglio, un Comune bresciano di 6.300 anime, dopo essere stato intubato, è stato portato a Borgo Trento. Una corsa nel segno di una speranza che, con il passare dei minuti, si è via via affievolita. Fino al decesso avvenuto verso mezzanotte non appena entrato all’ospedale veronese. LE INDAGINI. Mentre Piozzi, arrivato da otto anni a Legnago dopo aver lavorato come tabaccaio e barista, cessava di vivere, i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile e della stazione di Legnago non hanno perso tempo. E sono scattate immediatamente le ricerche per le vie di una città deserta dove dell’assassino non c’era però nemmeno l’ombra. Contestualmente i tecnici della Sezione investigazioni scientifiche (Sis) dell’Arma, coordinati dal comandante del Nucleo investigativo scaligero, hanno setacciato la sala giochi per recuperare indizi utili a risalire all’omicida. Elementi preziosi, in grado di imprimere una svolta alle indagini, potrebbero arrivare anche dalla visione dei filmati ripresi dalle telecamere installate nel locale e dagli apparecchi della videosorveglianza comunale. Sul posto è arrivato in serata anche il pm di turno, la dottoressa Eugenia Bertini della Procura Scaligera, che ha disposto il trasferimento della salma all’Istituto di Medicina legale di Borgo Roma in attesa di conferire l’incarico per l’autopsia. Nel frattempo, dopo aver posto i sigilli alla sala slot, gli inquirenti passeranno al setaccio anche le amicizie e le frequentazioni della vittima. •

Stefano Nicoli
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