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23.03.2019

Svolta nel lavoro, più assunti che licenziati

La metalmeccanica traina gli altri settori per quanto riguarda il numero di occupati
La metalmeccanica traina gli altri settori per quanto riguarda il numero di occupati

A Legnago e nel Basso veronese l’occupazione cresce. In base alle statistiche elaborate da «Veneto Lavoro», l’azienda regionale competente in materia di politiche del lavoro, nel 2018 all’ombra del Torrione, e anche negli altri 15 Comuni del comprensorio, che si estende cioé da Roverchiara a Castagnaro e da Gazzo Veronese a Bevilacqua, le assunzioni di lavoratori, sia a tempo indeterminato che a termine, sono passate da 17.455 a 17.465. La crescita è stata ancor più evidente se paragonata ai 16.940 rapporti di lavoro conclusi per licenziamento, dimissioni volontarie o pensionamento. Più in dettaglio, il settore che ha fatto registrare il maggior incremento di occupati è stato quello dell’industria, con 5.915 nuovi assunti, ovvero 330 in più rispetto ai 5.585 addetti che hanno lasciato il lavoro. Tra gli stabilimenti, quelli che hanno registrato un incremento maggiore di contratti sono stati quelli del settore metalmeccanico. Parimenti, nel comparto dei servizi, i 6.760 nuovi rapporti di lavoro hanno superato di 210 unità licenziamenti, pensionamenti e dimissioni. In agricoltura, al contrario, i 4.790 assunti sono stati superati dalle cessazioni di rapporti di lavoro, pari a 4.810. Riguardo alla nazionalità di nuovi operai ed impiegati, gli italiani assunti sono stati 10.950. Gli stranieri che hanno firmato un contratto sono stati invece 6.515, pari al 37 per cento del totale. Per quel che concerne i singoli Comuni, la crescita maggiore di posti di lavoro si è registrata a Legnago, dove si vi sono state 5.495 assunzioni, ovvero 300 in più rispetto ai rapporti che si sono conclusi. Nella città del Salieri, pertanto, sono stati guadagnati 190 addetti in più nell’industria, 145 nei servizi mentre le imprese agricole hanno perso 30 posti. Proseguendo nella classifica delle assunzioni, a Gazzo Veronese sono stati siglati 1.310 nuovi contratti contro le 1.200 cessazioni. A seguire, Cerea con 3.230 assunti, 100 in più rispetto ai licenziati o pensionati. Minerbe, quindi, ha registrato 65 posti in più, grazie alle sue 1.325 assunzioni. A Bonavigo gli assunti sono cresciuti di 40 unità, raggiungendo quota 470, rispetto ai 390 lavoratori rimasti a casa. San Pietro di Morubio e Concamarise, dal canto loro, hanno registrato una differenza positiva, tra contratti nuovi e quelli scaduti, di 35 unità, piazzandosi davanti a Villa Bartolomea, con 20 posti di lavoro in più, Castagnaro (15), Boschi Sant’Anna (10) e Casaleone (5). La «maglia nera» per la perdita di addetti è andata invece a Roverchiara, dove le 765 assunzioni sono state nettamente inferiori ai rapporti di lavoro interrotti o cessati, che sono stati ben 70 in più, toccando quota 835. Ad Angiari, invece, mancano all’appello 60 contratti, dal momento che si sono registrate 665 assunzioni e 725 cessazioni. Più contenute le riduzioni di addetti a Bevilacqua, Sanguinetto e Terrazzo: in ciascuno di questi tre centri i posti «cancellati» sono stati 25. Proprio per sostenere l’occupazione, a fronte della crisi economica che ha colpito duramente nell’ultimo decennio il Legnaghese, il municipio ha promosso in questi anni diversi progetti. «Il patto territoriale del lavoro che abbiamo promosso tra i 25 Comuni dell’ex Ulss 21», evidenzia Gianfranco Falduto, consigliere delegato alle Politiche occupazionali, «ha fatto scuola anche in altre zone della provincia e nella stessa Verona, dove sono state create analoghe reti tra enti». Falduto annota: «Cinque anni fa abbiamo ripreso pure in mano lo sportello lavoro attivato a Palazzo de’ Stefani e lo abbiamo trasformato in uno strumento concreto, dove i disoccupati trovano persone competenti in grado di informarli e di indirizzarli al meglio per trovare un’occupazione». •

Fabio Tomelleri
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