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11.01.2020

Stop al calo di aziende. Ora crescono

L’area produttiva della zona industriale di San Pietro di Legnago
L’area produttiva della zona industriale di San Pietro di Legnago

Nuove aziende aprono i battenti a Legnago. Gli ultimi dati elaborati dalla Camera di commercio, relativi alle imprese attive nell’ultimo anno in città, hanno confermato la crescita del settore produttivo all’ombra del Torrione. Le ditte legnaghesi, nel 2019, sono infatti passate da 2.491 a 2.505. Confermando, così, il trend in risalita iniziato nel 2018 che ha interrotto la discesa, lenta ma inesorabile, innescata dalla crisi economica nel 2008, anno in cui in città erano ancora attive ben 2.642 aziende. Con il superamento della soglia «psicologica» delle 2.500 imprese, Legnago torna in questo modo ai livelli del 2014, anno in cui in città erano presenti 2.517 ditte. L’anagrafe della Camera di commercio ha confermato il saldo positivo tra le aziende nate e quelle che, invece, hanno chiuso i battenti. Le nuove iscrizioni, nell’ultimo anno, sono state 114 mentre le cancellazioni sono state 102. Nel 2018, invece, le licenze rilasciate erano state 129, pari a quelle cessate o revocate d’ufficio. Sempre il rendiconto degli uffici camerali rivela come il settore più attivo, per numero di nuove autorizzazioni concesse, sia quello dei servizi alle imprese e alle persone, passato da 751 a 767 aziende. Questo comparto è il più numeroso in città, visto che le sue imprese rappresentano il 31 per cento di tutte le attività economiche legnaghesi. Allo stessa maniera alberghi, servizi di alloggio, ristoranti, bar ed altri esercizi simili sono lievitati da 170 a 181 unità. Timidi segnali di ripresa sono giunti pure dalle imprese agricole, passate da 332 a 335, mentre gli stabilimenti industriali sono cresciuti una licenza, da 250 a 251. Al contrario, si sono ulteriormente ridotte, dopo il calo di sei unità del 2018, le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio, scese da 589 a 579. Proprio il settore del commercio è il secondo più consistente dopo quello dei servizi, comprendendo al suo interno il 23 per cento delle ditte cittadine. Le imprese di costruzioni hanno subito una contrazione, da 305 a 298. Per quanto concerne la tipologia delle aziende, quelle artigiane sono diminuite da 546 a 543. Secondo le statistiche camerali, inoltre, sono lievitate da 532 a 547 le ditte guidate da donne, mentre quelle condotte da giovani si sono ridotte da 198 a 190. Nell’ultimo anno è lievitato il numero delle imprese guidate da stranieri. I titolari residenti in paesi dell’Ue sono passati da 46 a 48, mentre quelli originari di Stati extra-Ue hanno avuto un’impennata, da 163 a 182. Il rendiconto sullo stato delle attività economiche in città rivela, infine, un quadro abbastanza stabile nella produzione manifatturiera. Le ditte specializzate in prodotti metallici, esclusi i macchinari e le attrezzature, sono rimaste invariate, pari a 59, così come gli stabilimenti per la costruzione di apparecchiature varie (26) ed i mobilifici (19). Le industrie alimentari sono passate da 18 a 20 e quelle per il confezionamento di articoli di abbigliamento da 18 a 19. «Fa piacere questo ulteriore incremento di aziende», commenta Nicola Scapini, assessore alle Attività economiche. «Come amministrazione, nel 2020 svilupperemo tutte quelle azioni per incrementare le varie realtà produttive. Punteremo alle azioni di informazione verso le varie categorie economiche, in particolare l’agricoltura, per accedere ai fondi europei, regionali e statali esistenti. Così come supporteremo la nascita di un marchio per la valorizzazione dei prodotti del territorio». •

Fabio Tomelleri
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