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20.04.2019

Natasha trovata morta sulla riva dell’Adige

La salma della 29enne recuperata in riva all’Adige e trasportata   al Policlinico di Borgo RomaI soccorritori nel punto in cui è stato rinvenuto il cadavere di Natasha FOTOSERVIZIO DIENNE
La salma della 29enne recuperata in riva all’Adige e trasportata al Policlinico di Borgo RomaI soccorritori nel punto in cui è stato rinvenuto il cadavere di Natasha FOTOSERVIZIO DIENNE

Tragico epilogo per Natasha Chokobok, la giovane ucraina di 29 anni scomparsa dalla sua casa di Porto di Legnago la sera di martedì 9 aprile. Il corpo della donna, poco visibile perché coperto in gran parte dal fango e incastrato tra gli arbusti, è stato rinvenuto ieri mattina, intorno alle 11.30, vicino alla riva sinistra del fiume Adige, all’altezza della frazione di Canove, sulla sponda opposta all’ospedale «Mater Salutis». Ovvero a nemmeno un chilometro in linea d’aria dall’appartamento di Lungadige Scrami, dove Natasha viveva con il compagno Alin Rus, di 35 anni, e la loro bambina di appena sei anni. A rinvenire il corpo esanime della 29enne è stato l’elicottero Drago del Reparto Volo dei Vigili del fuoco di Tessera (Venezia), che si era alzato in volo da nemmeno un’ora nell’ambito del piano ricerche di persone scomparse approvato giovedì pomeriggio dalla Prefettura di Verona su richiesta del capitano dei carabinieri di Legnago Lucio De Angelis. Gli uomini a bordo dell’elicottero – due piloti, un tecnico e due aerosoccorritori - dopo diversi sorvoli, eseguiti soprattutto in direzione Sud, hanno avvistato una sagoma sospetta in prossimità della riva. Il Drago si è quindi abbassato sul fiume per le opportune verifiche, individuando il cadavere di una donna. Immediatamente sono arrivati sul luogo del rinvenimento i Vigili del fuoco del comando provinciale di Verona. I quali, insieme ai colleghi di terra del distaccamento di Legnago, hanno provveduto a portare a riva la salma che si trovava bloccata dalla vegetazione. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri che, coordinati dai luogotenenti Luigi Mura e Vincenzo Napolitano, si sono occupati invece dell'identificazione della giovane, rivelatasi Natasha Chokobok. Oltre ad altri mezzi dei Vigili del fuoco, a un’ambulanza del 118 e a un’automedica di Verona emergenza, il cui personale ha eseguito un primo esame esterno della salma, senza rilevare, almeno in apparenza, segni di violenza. «II corpo della 29enne», ha spiegato David D’Aprile, caposquadra dei Vigili del fuoco di Verona, «era incastrato tra alcuni arbusti vicino alla riva. Non siamo in grado di dire come sia finito proprio in quel punto. Come non possiamo avanzare ipotesi precise se la giovane si sia buttata di sua volontà, se sia scivolata, o se sia stata la piena a trascinarne il corpo fino a quel punto». Poco dopo le 13, terminate le operazioni di rito, la salma di Natasha Chokobok è stata rimossa e caricata sul furgone funebre per essere trasferita direttamente alle celle mortuarie del Policlinico di Borgo Roma, a Verona, su disposizione del magistrato di turno della Procura scaligera, il dottor Stefano Aresu. Con ogni probabilità, lo stesso magistrato, questa mattina, disporrà l’esame autoptico, che verrà effettuato all’Istituto di Medicina legale dopo il riconoscimento del cadavere da parte dei familiari. Come sottolineato da Vigili del fuoco e carabinieri, non è infatti possibile per il momento chiarire con certezza le cause del decesso della giovane colf. Nemmeno tenendo conto del fatto che sul suo corpo, stando ai primi accertamenti, non siano stati rilevati ferite profonde e segni di violenza causate da armi, coltelli o oggetti contundenti. Anche il punto esatto del ritrovamento non fornisce molti elementi utili. Se la riva, in quel punto, non è infatti facilmente accessibile dall’argine, appena più a nord esistono però diverse zone, subito sotto la ciclabile, raggiungibili con un percorso di pochi metri e non molto lontane dal ponte della ferrovia. Quindi, Natasha potrebbe essere stata vittima di una caduta accidentale durante la fuga notturna come di un gesto estremo. Ma potrebbe anche essere stata spinta o gettata da qualcuno in quel punto. Fino a quando non saranno chiarite le cause del decesso, per gli inquirenti le piste rimangono perciò tutte aperte. Ma al di là di quello che emergerà dall’autopsia, l’unica certezza è al momento il dramma di una giovane morta a soli 29 anni, quello dei suoi familiari, ma soprattutto quello della sua bambina che non potrà più riabbracciare la sua adorata mamma. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elisabetta Papa
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