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15.04.2019

Natasha, la madre:
«Non è scappata»
E accusa il genero

Natasha Chokobok
Natasha Chokobok

«Natasha non è scomparsa di sua volontà. Non avrebbe mai abbandonato la sua bambina, nemmeno per fuggire da quella vita difficile che il suo compagno la costringeva a fare, privandola perfino della libertà di telefonare a noi familiari o di comprarsi una maglietta da cinque euro. Tanto che se qualcosa non andava come diceva lui, per mia figlia erano solo botte».

Composta nel suo dolore, ma straziata soprattutto dal pensiero che a Natasha possa essere accaduto qualcosa di brutto, Elena Mihai, mamma di Natasha Chokobok, la 29enne di origini ucraine scomparsa nel nulla la sera di martedì 9 aprile, non si dà pace.

E in linea con quanto ribadito anche sabato pomeriggio alla stazione dei carabinieri di Legnago dove è stata convocata per una nuova deposizione - come il compagno di Natasha, il rumeno 35enne Alin Rus, e la cugina Margarita Kifu - lancia pesanti accuse contro l’uomo di sua figlia. «Non so se lui le abbia fatto del male, ma conosco bene cosa ha passato Natasha», rivela tra le lacrime la donna, che dall’Ucraina è arrivata in Italia una ventina d’anni fa per lavorare come badante. «Alzava le mani su di lei per un nonnulla. Non era insolito vederla con dei lividi. Nel 2017 l’aveva riempita di botte al punto che lei era fuggita in bicicletta cercando di raggiungere l’ospedale. Un passante la notò per terra, svenuta sull’argine. La portarono con l’ambulanza al Pronto soccorso», prosegue la signora, «ma poi lei volle tornare a casa. Natasha aveva anche sporto denuncia contro Alin una paio di volte, salvo poi ritirarle perché aveva paura, soprattutto per la piccola: temeva che se si fosse separata lui gliela avrebbe portata via». Elena Mihai torna sulla scomparsa della figlia sottolineando le diverse incongruenze e stranezze da lei rilevate nel racconto di Rus.

 

«NON È VERONA CHE FUGGIVA»

«Prima di tutto non è vero che mia figlia ogni tanto fuggiva di casa», ribadisce con forza la donna, «anche perché non si staccava mai dalla bambina. L’unica volta è stata quando è rientrata per qualche giorno in Ucraina per il rinnovo del passaporto. In quell’occasione, mi aveva lasciato le chiavi di casa e tutte le istruzioni per prendermi cura della piccola. Inoltre, è impossibile che Natasha quella sera fosse a letto vestita di tutto punto e poi improvvisamente abbia deciso di gettare il sacchetto della plastica, come riferito da lui, quando tra l’altro non era nemmeno prevista quella raccolta. Mia figlia era molto pulita e metodica. Appena entrava in casa, indossava le pantofole e si cambiava». «E poi», conclude disperata mamma Elena, «perché Natasha non ha preso con sé le chiavi di casa come si fa di solito in questi casi? Perché lui non è andato subito a cercarla? Perché non mi ha avvisata? Per quale motivo l’altro giorno, quando ci siamo incontrati, la mia nipotina che mi è stata sempre affezionata, mi ha respinta?». A rinforzare tutti questi dubbi sono anche le zie di Natasha, Veronica e Ludmila, oltre alla cugina Larissa. «Il compagno l’aveva isolata», dicono tutte, «non ci permetteva di chiamarla e le controllava sempre il cellulare. In casa poi non voleva nessuno».

 

LA PAROLE DEL MARITO

Accuse queste prontamente respinte al mittente da Alin Rus, che torna a ribadire, tranne che per un particolare, la sua versione sulla sera della scomparsa di Natasha. «Sono stordito da quanto accaduto, non ne posso più e devo restare lucido per occuparmi al meglio della bambina», dice il 35enne, che sabato pomeriggio ha cercato invano di invitare a casa per un incontro la madre di Natasha e altri parenti, che hanno però rifiutato il colloquio. «Non è vero che non ho cercato Natasha», rimarca l’uomo, «ho perlustrato l’argine in auto fino a Badia Polesine. E quella sera, la mia compagna non era affatto vestita a letto. Ha indossato gli abiti solo per gettare il sacchetto della plastica. Poi non è più rientrata». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Elisabetta Papa
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