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03.01.2020

Inquinamento alle stelle, città «maglia nera»

Auto in transito nel tratto di Transpolesana che attraversa Legnago
Auto in transito nel tratto di Transpolesana che attraversa Legnago

Legnago sempre più assediata dallo smog. L’anno che è appena terminato ha segnato una nuova impennata delle polveri sottili (Pm10) nell’atmosfera del capoluogo della Bassa rispetto al 2018. L’accumulo di sostanze nocive, prodotte soprattutto dai gas di scarico delle auto, dai camini delle fabbriche e dalle caldaie domestiche, nel 2019 è stata maggiore rispetto ai 12 mesi precedenti. In base ai rilevamenti della centralina Arpav di via Togliatti, a Casette, infatti, l’anno scorso sono salite da 45 a 60 le giornate «fuorilegge», nelle quali la concentrazione media quotidiana delle Pm10 ha superato i 50 microgrammi per metro cubo ammessi dalla normativa nazionale in materia ambientale. La stessa legge, inoltre, fissa a 35 il numero massimo dei giorni di un anno in cui le Pm10 possono oltrepassare tale soglia. Il monitoraggio dell’Agenzia regionale, pertanto, ha fatto emergere un deciso peggioramento della qualità dell’aria in città, nonostante le giornate di smog oltre i limiti siano comunque rimaste inferiori al picco del 2017, che ha fatto registrare 75 superamenti del «livello di guardia». Ad incrementare le giornate con aria da «bollino rosso» all’ombra del Torrione, soprattutto negli ultimi giorni del 2019, hanno contribuito l’alta pressione ed il ricambio d’aria, ridotto ai minimi termini, facilitando la creazione di una cappa di smog sopra il capoluogo e le frazioni. Solo nel mese di dicembre sono stati registrati ben 12 «sforamenti» sui 60 totali annui. Come nel 2018, pure per il 2019 la città del Salieri si è guadagnata la «maglia nera» per l’aria più inquinata da polveri sottili rispetto agli altri cinque centri veronesi monitorati da Arpav. La centralina di Borgo Milano a Verona, negli ultimi 12 mesi, ha registrato 59 giornate con inquinanti oltre i limiti, anche se i rilevamenti di questa stazione presentano un «buco» di cinque giorni, dal 26 al 30 dicembre, coincidenti proprio con la ripresa dell’innalzamento dello smog in tutta la provincia. Alle spalle di Legnago e Borgo Milano, quindi, si è piazzata San Bonifacio, con 54 giornate di sforamenti mentre l’altra centralina periferica di Verona, installata a Giarol Grande, ha totalizzato 48 superamenti. L’unica zona «pulita» della nostra provincia, anche perché in posizione più elevata e ventilata, è risultata quella di Bosco Chiesanuova, dove l’Agenzia regionale per la prevenzione ambientale del Veneto ha riscontrato appena quattro giorni di smog sopra i limiti. Per quel che concerne la riduzione dell’inquinamento in città, l’amministrazione a trazione leghista, a novembre, ha adottato l’ordinanza che impone per l’inverno 2019-’20 alcuni limiti all’utilizzo di stufe, camini a legna più inquinanti e l’accensione di fuochi all’aperto. Il mancato blocco nei giorni feriali dei veicoli più vecchi, e quindi in grado di produrre più emissioni nocive, ha tuttavia rinfocolato le polemiche tra maggioranza e minoranza nell’ultimo consiglio comunale. Stella Bonini, di «Legnago Futura», ha ritenuto insufficienti le azioni adottate dal nuovo esecutivo, che non ha ritenuto opportuno riproporre le misure restrittive sui mezzi a motore applicate a cavallo tra il 2018 e il 2019 dall’ex sindaco Clara Scapin. «Non saranno certo le auto esentate dal blocco a ravvivare Legnago portando più persone in centro», ha protestato Bonini, «pertanto occorre moltiplicare le azioni di difesa ambientale, allo scopo di rendere la nostra città più vivibile». «Non avrebbe avuto senso», ha replicato il sindaco, «adottare un’ordinanza sulla limitazione al traffico come quella in vigore un anno fa, nella quale erano previste decine di deroghe che vanificavano l’efficacia del provvedimento. Preferiamo promuovere azioni contro l’inquinamento che abbiano un senso, evitando di creare disagio e confusione tra i cittadini com’era invece accaduto 12 mesi fa». •

Fabio Tomelleri
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