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26.05.2019

Inganna l’amico invalido, scatta la denuncia

La Procura di Verona dove è stata presentata la denuncia
La Procura di Verona dove è stata presentata la denuncia

A prima vista sembrava una storia da libro Cuore, un legame di amicizia speciale tra due ragazzi in grado di sbancare l’auditel nei programmi televisivi trasudanti lacrime ed emozioni. E non poteva essere diversamente di fronte ad un 24enne di buona famiglia, pieno di interessi e brillante studente universitario, che da diversi anni si prendeva cura di un coetaneo, ancora 23enne ma nato come lui nel 1995, invalido certificato al 50 per cento a causa di un grave incidente stradale in cui rimase coinvolto da bambino. Un giovane reso dunque più fragile dai postumi di quel terribile impatto in cui finì in coma per poi ritornare gradualmente alla vita normale, con tanto di studi e piccoli lavori, grazie all’amore e al prezioso sostegno di genitori, nonni e zii. La realtà era invece ben diversa. E dietro a quell’affetto fraterno, a quelle continue premure, scandite da uscite in pizzeria, allenamenti congiunti e persino vacanze insieme, si nascondevano continui soprusi, ricatti e scherzi orribili da far accapponare la pelle. Con un denominatore comune: pressanti richieste di soldi, ricariche telefoniche e regali, che avevano trasformato Andrea - un nome di fantasia per tutelarne la privacy - in una gallina dalle uova d’oro. Almeno stando alla denuncia-querela, per circonvenzione di incapace, presentata nei mesi scorsi alla Procura di Verona dai genitori del 23enne, residente in un piccolo centro dell’hinterland di Legnago. Sono quindi partite le indagini, coordinate dal pm Maria Diletta Schiaffino, che lo scorso 16 febbraio culminarono nella perquisizione, da parte dei carabinieri di Minerbe, nella casa di Legnago in cui lo studente - il quale a garanzia della vittima chiameremo anche lui con un altro nome, Pietro - abita con la famiglia. In quell’occasione gli furono sequestrati telefoni cellulari, computer, chiavette Usb e persino una videocamera GoPro regalata dai genitori ad Andrea per il suo compleanno. Tutto allo scopo di acquisire altre prove oltre a quelle rinvenute sul cellulare del 23enne, che sono sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio dell’universitario. Questa brutta vicenda di prevaricazioni, che dovrà comunque venire confermata dai giudici in base agli elementi depositati dagli inquirenti, affonda le radici negli anni dell’infanzia quando il presunto «aguzzino» andava a trovare i nonni, vicini di casa di Andrea. Tra i due ragazzi nacque un rapporto che si consolidò nel tempo. Anni in cui Pietro ha sempre recitato la parte dell’amico solerte e amorevole di cui Andrea si fidava ciecamente e che, per certi versi, considerava il suo «mito». Tanto da assecondarlo in tutto e per tutto, venendo soggiogato in numerose circostanze, con imposizioni a dir poco assurde. I primi sospetti che dietro a quell’amicizia quasi morbosa ci fosse un interesse venale da parte dello studente vennero alla nonna del 23enne, che sorprese il nipote a ripulirgli più volte il portafoglio. La situazione, sfociata nella denuncia, precipitò un paio di anni fa quando Andrea, un tempo coccolone e sempre allegro, iniziò a cambiare umore, a chiedere con insistenza sempre più soldi ai familiari, ad uscire a tarda sera. Oltre che a svuotare il frigo al suo rientro quando in realtà doveva aver cenato con gli amici. I genitori ed altri parenti iniziarono così a tenere d’occhio i suoi spostamenti fintantochè il fratello maggiore riuscì a scaricare la chat dal telefonino di Andrea. E dai messaggi WhatsApp emersero conversazioni agghiaccianti, che permisero ai suoi cari di dare un senso ad episodi fino a quel momento inspiegabili. E di appurare che il 23enne era per il suo amico del cuore anche una «fonte di reddito» a cui spillare denaro. A far gelare il sangue a mamma e papà contribuì il fatto che di sovente Pietro si rivolgeva ad Andrea addirittura in terza persona. Un delirio di onnipotenza, a spese di un ragazzo facilmente influenzabile, che rasentava l’assurdo quando gli veniva fatto persino credere che di mezzo c’erano gli agenti della Cia. Tuttavia, Andrea non era capace di cancellare i messaggi che il falso amico gli imponeva di eliminare. E, alla fine sono stati la sua salvezza, con la brusca interruzione di ogni contatto tra i due. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Nicoli
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