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15.07.2019

Il dramma dell’Alzheimer Soffiantini invitato al Senato

Il legnaghese Giorgio Soffiantini, autore del libro Alois Alzheimer e Chiara. La nonna che non c’è, con il quale qualche mese fa aveva commosso anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tanto da essere poi ricevuto da lui in colloquio privato al Quirinale, torna di nuovo a Roma. Questa volta ad invitarlo non solo per parlare della sua opera, definita «la storia di una battaglia e allo stesso tempo un manuale di sopravvivenza», ma anche delle tante difficoltà affrontate dai malati di Alzheimer e dai loro familiari, è stata la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Lo storico locale ed ex dirigente di una nota azienda farmaceutica italiana, molto noto nel Legnaghese e a Badia Polesine, cittadina di cui è originaria la sua famiglia, oggi alle 18, nella sala Koch di Palazzo Madama, sede del Senato, sarà così tra i protagonisti dell’incontro «Alois Alzheimer e Chiara. La nonna che non c’è», ispirato proprio al titolo del libro e voluto dalla presidente del Senato per focalizzare l’attenzione su un tema così importante e delicato che, tra l’altro, coinvolge purtroppo un numero sempre più alto di persone. All’incontro, oltre alla stessa Casellati, saranno presenti diverse autorità, tra le quali il senatore veronese Stefano Bertacco, che si era fatto promotore dell’incontro dopo aver assistito a una presentazione del libro di Soffiantini, e Antonio Conz, governatore del Distretto Lions 108 Ta4 di Rovigo, Padova, Treviso e Venezia. Ulteriori interventi sul tema saranno tenuti dal professor Giuseppe Gambina, di Verona, componente del gruppo di studio per l’Alzheimer dell’Istituto superiore di Sanità, e da Roberto Mauri, direttore della cooperativa la Meridiana che a Monza ha dato il via all’innovativa struttura Il villaggio dell’Alzheimer. Nel ripercorre il suo dramma personale iniziato quando l’amata moglie Chiara, biologa, scomparsa un anno e mezzo fa dopo 18 di sofferenze, venne colpita dai primi segnali dell’Alzheimer appena 55enne, Soffiantini cercherà soprattutto di far comprendere come «occorra al più presto un progetto di legge a tutela dei malati e dei loro familiari». «Ciò che mi auguro», prosegue il legnaghese, «è che venga colmato al più presto un vuoto legislativo che oltre a lasciare sole le persone affette da questa patologia e i loro familiari, porta sempre più spesso, come accaduto anche nel Veronese la scorsa primavera, a tragedie immani come gli omicidi- suicidi. Non è possibile continuare a lasciare nell’indifferenza generale un problema che in Italia riguarda 800mila famiglie, di cui circa 60mila solo in Veneto. E non basta qualche centro diurno o Caffè della Memoria a risolvere il tutto. Questi mezzi possono andare bene all’inizio della malattia, , non certo quando scoppia la crisi comportamentale». Nel suo intervento in sala Koch, Soffiantini ribadirà inoltre che un progetto di legge è necessario «a sostegno di chi, per assistere un congiunto malato, è costretto ad abbandonare il lavoro, ma anche per molto altro. Ad esempio, per implementare le strutture, per differenziare gli accessi al pronto soccorso, per affrontare il problema delle rette, per aumentare il numero dei Sapa, cioè i Servizi alta protezione Alzheimer, e magari, anche per ascoltare la voce dei familiari». •

Elisabetta Papa
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