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11.06.2019

«Fughe» di api dagli alveari, è allarme

Antoniazzi durante un recupero
Antoniazzi durante un recupero

Le «fughe» di api dalle arnie si moltiplicano a causa del maltempo. E i volontari della «Verbena dell’Adige» fanno gli straordinari per recuperare gli sciami. L'eccezionale ondata di perturbazioni che hanno caratterizzato la primavera agli sgoccioli ha fatto sentire i suoi effetti anche sugli alveari di Legnago e dei centri limitrofi. Tutto ciò a causa delle bizzarrie del clima che hanno disorientato gli insetti nel periodo in cui vivono il risveglio primaverile, quando la nascita di una nuova ape regina spinge quella più vecchia ad abbandonare la colonia, portando con sé parte delle operaie. A volte, inoltre, basta un po' di cattivo tempo perché le api, rimaste nell'alveare, decidano di sciamare tutte assieme. Creando così problemi a quei cittadini che, di punto in bianco, si trovano le pareti esterne di casa o le piante dei loro giardini invase da centinaia di imenotteri. Dall'inizio di giugno, difatti, sono già una ventina le uscite svolte dagli apicoltori dell’associazione di volontariato guidata da Maurizio Antoniazzi, allo scopo recuperare le regine con i rispettivi sciami. Gli ultimi interventi hanno riguardato un condominio di piazza Garibaldi, un'abitazione di Casette ed un paio di residenze a Porto. Nella metà complessiva di «fughe» si è trattato addirittura dello sciame curato dalla stessa associazione nelle arnie allestite accanto agli «Orti di San Francesco», situati nei terreni comunali vicino allo stadio di Casette. Nell'altra decina di casi, invece, le api provenivano dagli alveari di altri apicoltori della zona. I cittadini hanno segnalato la presenza degli insetti al sodalizio sia contattandolo direttamente che attraverso i vigili del fuoco della città. «Una situazione del genere», evidenzia Antoniazzi, «non l'avevamo mai vista. Oltretutto, sempre per il maltempo, è già stata compromessa buona parte del miele che si poteva produrre, dal momento che abbiamo perso tre fioriture, quelle del sambuco, dell'ippocastano e dell'acacia. Inoltre, data la scarsità di miele prodotto dalle api per il loro nutrimento, gli sciami stessi rischiano di deperire». «Salvare questi imenotteri», precisa Antoniazzi, «è fondamentale per mantenere in equilibrio l'ecosistema». In queste settimane, l'azione di sensibilizzazione dei volontari è stata rivolta anche alla salvaguardia dei nidi. «I dirigenti del Consorzio di Bonifica Veronese», conclude Antoniazzi, «hanno accolto la nostra richiesta di lasciare, lungo il corso del Bussé, almeno un metro di vegetazione, allo scopo di preservare i nidi di anitre, gallinelle e altri volatili». •

F.T.
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