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25.08.2019

Ex Pasqualini, slitta la bonifica L’inquinamento può attendere

Vecchie strutture nell’ex Pasqualini durante un sopralluogo dei vigili
Vecchie strutture nell’ex Pasqualini durante un sopralluogo dei vigili

Si allungano i tempi della bonifica dell’area ex Pasqualini di Legnago ed anche, di conseguenza, le potenzialità inquinanti dell’ex fabbrica. La riqualificazione ambientale dei 133mila metri quadrati di terreno che si affacciano su via Mantova, un tempo occupati dall’industria «Montecatini» e tuttora contaminati da ceneri di pirite, è iniziata nel gennaio 2018 ma è destinata a protrarsi ben oltre il 30 aprile 2020. Ovvero il termine per la chiusura dei cantieri indicato la scorsa primavera dall’Arpav e dagli altri enti coinvolti, tra cui il Comune, ad «Edison spa» per terminare le operazioni di disinquinamento dell’area. MOLTO PIÙ CADMIO. La società milanese, un tempo proprietaria del lotto che oggi appartiene all’«Immobiliare Ellegi» di San Bonifacio, nel 2014 era stata identificata dalla Provincia come soggetto responsabile a provvedere alla bonifica e al ripristino ambientale della zona. Proprio durante le operazioni da 2 milioni di euro per rimuovere e smaltire le ceneri di pirite attraverso «hotspot», ossia mediante lo scavo di aree circoscritte, i tecnici della società milanese hanno rinvenuto nel sottosuolo concentrazioni di cadmio superiori alle attese. La presenza di tale metallo, in alcuni punti, è risultata pari a 35,4 milligrammi per chilo, molto superiore alla concentrazione della soglia di rischio attualmente in vigore sull’area, che è pari a 4,77 milligrammi per chilo. ALZARE LA SOGLIA. Per questo motivo, la società, attraverso uno studio compiuto sull’area, ha chiesto ai vari enti preposti, dal Comune all’Arpav passando per l’Ulss e la Provincia, di rivedere la soglia di sicurezza relativa a tale metallo, residuo probabilmente delle lavorazioni effettuate nei decenni scorsi, elevandola ad 80,4 milligrammi per chilo. Tutto ciò per portare a termine e concludere in tempi ragionevoli le operazioni di ripristino ambientale. La società lombarda, durante l’incontro tecnico con i rappresentanti delle varie istituzioni coinvolte, che si è svolto nei giorni scorsi all’Arpav a Verona, ha assicurato che l’innalzamento della soglia di concentrazione ammessa per il cadmio assicurerà comunque la rimozione delle ceneri di pirite fino al terreno naturale dell’area. NUOVO INCONTRO. A fronte della richiesta, i funzionari dei vari enti hanno deciso di convocare una nuova conferenza dei servizi per l’11 settembre, alle 10, sempre all’Arpav. Alla riunione gli esperti ambientali si pronunceranno sulla revisione del progetto di bonifica proposta da «Edison spa». Tutto ciò comporterà, inevitabilmente, un allungamento dei tempi della bonifica che potrebbero quindi oltrepassare di diversi mesi il termine della primavera del 2020. «PIÙ RISCHI». Il sindaco Graziano Lorenzetti riflette sulle difficoltà burocratiche create dal decreto legge 152 del 2006 sulle bonifiche. «Purtroppo», dice, «con questa nuova norma i tempi per le riqualificazioni ambientali non sono mai certi poiché prevede tante fasi di verifica ed è complicata sia nell’applicazione che nell’approvazione degli interventi. Per questo servirebbe, a livello nazionale, una nuova legge più snella, che velocizzi e renda più certi i tempi degli interventi, come avveniva in precedenza con la Legge Ronchi». Lorenzetti aggiunge: «Più si protraggono le operazioni di bonifica, più a lungo le sostanze inquinanti rimangono nei siti contaminati, aumentando di conseguenza i rischi per la salute delle persone e per l’ambiente». La riqualificazione ambientale dell’area ex Pasqualini è stata avviata da «Edison spa» al termine di un lungo percorso burocratico. Negli anni, il sito ha subito diversi cambiamenti di destinazione d’uso, passando da attività industriale adibita alla fabbricazione di concimi a deposito di legnami e granaglie. •

Fabio Tomelleri
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