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28.07.2019

Conflitti in famiglia, sempre più affidi

Conflitti in famiglia e bambini da proteggere
Conflitti in famiglia e bambini da proteggere

Conflitti in serio aumento nelle famiglie della Bassa. E a Legnago, e nei centri limitrofi, cresce di pari passo il numero di bambini e ragazzi affidati temporaneamente a famiglie diverse da quelle di origine. Nei 25 Comuni del distretto «Pianura veronese» dell’Ulss 9 Scaligera è infatti salito il numero di minorenni che, nell’ultimo anno, su ordine o autorizzazione del tribunale civile di Verona, oppure per intervento di quello dei minori di Mestre (Venezia), hanno trovato accoglienza in altri nuclei familiari attraverso il servizio Tutela minori dell’Azienda sanitaria. In base ai calcoli dell’Unità locale socio sanitaria veronese, dunque, gli affidi di minori attualmente attivi nei Comuni dell’ex Ulss 21 di Legnago sono 104, otto in più rispetto ai casi registrati nel 2018. A fare la parte del leone sono gli oltre 30 interventi legati a separazioni conflittuali tra genitori, nelle quali il giudice del tribunale civile ha imposto che i figli vengano allontanati da mamma e papà e seguiti temporaneamente da altri genitori. Un’altra quota rilevante di affidi avviene con il consenso preventivo sia dei nuclei di origine che di quelli disposti ad ospitare i ragazzi. Tale opzione viene preferita nei casi di coppie in difficoltà economica od educativa, su proposta degli assistenti sociali e comunque con l’avvallo del giudice civile. Sono meno di una decina, invece, i casi più gravi, ovvero quelli di minori trascurati o maltrattati che vengono allontanati dai genitori di origine su ordine del tribunale minorile. Dei 104 ragazzi e ragazze, sia italiani che stranieri, destinati ad altre famiglie, 39 usufruiscono degli affidi «residenziali», ovvero quelli in cui i minori vivono stabilmente con le nuove coppie individuate. Altri 65, ovvero la maggioranza, sono in affidamento «diurno», formula su cui l’Ulss punta molto, e che prevede che il minore trascorra solo una parte della giornata con gli affidatari, per poi rientrare alla sera nella sua famiglia. Ai bambini e adolescenti ospitati in casa vanno aggiunti, poi, i 27 ragazzi, rimasti stabili rispetto al 2018, inseriti in comunità familiari, educative, riabilitative o in Comunità terapeutiche residenziali protette (Ctrp). Inoltre, stanno prendendo sempre più piede anche nella Bassa gli interventi di «prossimità familiare», ovvero quegli aiuti forniti da volontari o vicini di casa allo scopo di affiancare i figli o gli stessi genitori con problematiche varie, in attività quotidiane, come può essere seguire i ragazzi quando fanno i compiti. Sono già sette, difatti, i nuclei che usufruiscono di questa forma di supporto, effettuata con il coinvolgimento delle associazioni di famiglie e del Centro per l’affido e la solidarietà familiare (Casf), operativo sia in via Giannella dell’Ulss che all’ospedale «San Biagio» di Bovolone. «Nel Basso veronese», evidenzia Raffaele Grottola, direttore dei servizi socio-sanitari dell’Ulss 9 Scaligera, «siamo riusciti a creare una valida rete di famiglie affidatarie, grazie alla collaborazione con le quattro associazioni con cui siamo convenzionati che sono la Papa Giovanni XXIII, Famiglie per l’accoglienza, Una famiglia in più e Movimento per l’affido e l’adozione, gruppi che rivestono un’importanza fondamentale pure nella formazione delle famiglie disponibili all’affido. Una delle novità introdotte quest’anno, darà alle associazioni il compito di "tutoraggio" per le coppie ospitanti, nelle fasi dell’affidamento del minore». Per Grottola, inoltre, «l’altro punto cardine di questa organizzazione è il Casf che funziona anche da coordinamento di famiglie ed associazioni, assicurando presenza capillare sul territorio». •

Fabio Tommeleri
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