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21.02.2020

Aree edificabili, drastica cura dimagrante

La zona industriale: sono in aumento le richieste di lotti DIENNEFOTO
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Legnago potrà espandersi meno del previsto. L’applicazione nel capoluogo della Bassa della legge sul contenimento del consumo di suolo, approvata dalla Regione nel 2017, ha avuto pesanti effetti sul Piano di assetto del territorio (Pat). Ovvero il programma urbanistico che ha mandato in soffitta il vecchio piano regolatore, imponendo a Palazzo de’ Stefani una «cura dimagrante» riguardo alle aree agricole che potranno essere occupate nei prossimi anni da nuove case e capannoni. I tecnici di Venezia, infatti, hanno ridotto ad appena 10,34 ettari, ovvero meno di un terzo dei 33,93 originariamente previsti dal «Piano degli interventi» varato dall’assemblea civica il 18 dicembre 2018, il quantitativo di terreno che potrà essere trasformato da coltivabile ad edificato. Nell’ultima seduta del consiglio comunale, Roberto Danieli, assessore all’Urbanistica, ha illustrato i motivi per cui l’amministrazione municipale ha dovuto aggiornare il Pat, applicando i nuovi limiti regionali «al ribasso» riguardanti nuove lottizzazioni residenziali, commerciali e industriali. Ad addolcire la pillola non è bastato nemmeno il fatto che, in sede di trattative con la Regione, l’ente locale, negli ultimi mesi, sia riuscito a strappare quasi due ettari di superficie «trasformabile» in più, visto che inizialmente la direzione Pianificazione territoriale di Venezia aveva concesso a Legnago appena 8,76 ettari di suolo edificabile. Nei fatti, la quantità di terreni che potranno ospitare nuovi cantieri all’ombra del Torrione resta assai limitata rispetto alle esigenze emerse negli ultimi anni: i 10,34 ettari messi a disposizione oggi da Venezia corrispondono all’incirca a 15 campi da calcio. «Oltretutto», ha sottolineato Danieli, «ogni anno, in linea di massima, consumiamo un ettaro e mezzo di suolo per le nuove costruzioni private: ciò significa che nell’arco di cinque o sei anni non avremo più spazi a disposizione per rispondere anche a richieste minime, come quelle dei genitori che vogliono realizzare la casa per il proprio figlio». Il vicesindaco ha pure criticato l’iter seguito dall’amministrazione di centrosinistra, guidata dall’ex sindaco Clara Scapin, che ha approvato il Pat nel 2016. «Il precedente esecutivo», ha evidenziato Danieli, «ha voluto a tutti i costi tagliare terreni edificabili dal Piano di assetto già predisposto dalla Giunta guidata da Roberto Rettondini. Così facendo il Pat ha dovuto sottostare alla nuova legge regionale sul contenimento del consumo di suolo agricolo». Pertanto, il municipio ha già iniziato a studiare soluzioni alternative per consentire l’apertura di cantieri rispettando i «paletti» regionali al consumo di suolo. «Abbiamo avviato un percorso», ha rimarcato il vicesindaco, «assieme ai tecnici regionali per riuscire ad ottenere qualche superficie edificabile in più per riuscire ad esaudire le molteplici richieste che ci sono giunte in questi mesi. Tali istanze non interessano solo le lottizzazioni residenziali ma, soprattutto, la zona produttiva di San Pietro, dove diverse aziende hanno chiesto di insediarsi o di ampliare i propri stabilimenti, con la conseguente promessa di effettuare nuove assunzioni di dipendenti». La variante al Pat è stata quindi votata dalla maggioranza, a cui si è associato il consigliere di minoranza Riccardo Shahine di Forza Italia, «Prima Legnago» e «Viva Legnago». L’aggiornamento del progetto urbanistico, invece, è stato bocciato dai cinque consiglieri di «Legnago Futura» e «Per una città in comune». Diego Porfido di «Legnago Futura» ha protestato: «Da mesi chiediamo all’amministrazione di organizzare un incontro sul Pat con tutti i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per ragionare sullo sviluppo futuro di Legnago. L’intenzione dell’amministrazione di voler facilitare a tutti i costi la realizzazione di nuovi insediamenti, sinceramente, ci spaventa». •

Fabio Tomelleri
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