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29.09.2019

Affitti Ater, più di cento in difficoltà

Due anziane inquiline dell’Ater a Legnago  DIENNE FOTO
Due anziane inquiline dell’Ater a Legnago DIENNE FOTO

Sessantaquattro euro in più al mese, per pagare l’affitto di casa, a molti potrebbero sembrare pochi. Tuttavia, per un pensionato che vive da solo ed ha come unico mezzo di sostentamento una pensione di poche centinaia di euro al mese, costituiscono un’enormità. Soprattutto se si tiene conto che con lo stesso assegno l’anziano deve acquistare del cibo, pagare le bollette di luce, acqua e gas. LA BATOSTA. Dal’1 luglio, l’introduzione dei nuovi parametri della Regione per i canoni degli alloggi popolari, ha avuto un effetto peggiorativo su parecchi inquilini dell’Ater di Legnago. Il ricalcolo degli affitti, volto a far emergere situazioni di disagio economico e stanare i «furbetti», ha penalizzato parecchi anziani e chi vive da solo. Per molti, complice l’esistenza di risparmi per garantirsi un’assistenza dignitosa per quando non saranno più autosufficienti, ha fatto schizzare verso l’alto i corrispettivi dovuti all’Ater. In certi casi sono più che raddoppiati. CENTO PROTESTE. Negli ultimi tre mesi sono stati un centinaio, su oltre 600 presenti in città, gli inquilini che si sono rivolti ai Servizi sociali del Comune per lamentarsi del «caro-affitti» e chiedere una mano per pagare. Come l’80enne che, vivendo da sola in un alloggio Ater di Casette in via Giovanni XXIII, ha visto, in poco tempo, lievitare l’affitto da 22 euro agli attuali 86. «Inoltre», dice la pensionata, «nelle scorse settimane mi è pure giunta dall’Ater la richiesta di altri 20 euro». Se fortunatamente, questa «rata» verrà chiesta solo una volta all’anno - è un’assicurazione obbligatoria per tutti gli edifici mai riscossa fino ad ora - gli 86 euro da versare ogni mese restano il pensiero fisso dell’anziana: «Sono sola e ho appena 600 euro di pensione al mese, con i quali devo far fronte a tutto: bollette, cibo, medicine». «A me», le fa eco una vicina, 60enne, dipendente pubblica prossima alla pensione, «l’affitto è stato aumentato da 100 a 150 euro mensili. Gli aumenti potrebbero anche starci, ma con i parametri troppo restrittivi imposti dalla Regione, temo che il Trattamento di fine rapporto (Tfr) che avrò nel 2020 finisca nel conteggio del patrimonio, facendomi sforare i limiti per il diritto all’alloggio». PIÙ DEL DOPPIO. «Il mio affitto è più che raddoppiato», si rammarica una 86enne, «e da 160 al mese mi sono trovata a pagarne 400. Quando mi è stata recapitata la lettera con l’aumento, sono stata presa dall’angoscia. È vero che ho messo da parte un po’ di soldi, ma sono quelli che mi serviranno, quando non sarò più autonoma, per un posto alla casa di riposo. Tolto il pagamento dell’affitto, dei 1.100 euro mensili di pensione mi rimane ben poco per coprire per il resto, comprese le spese condominiali». L’amica pensionata, che le sta accanto, sbotta: «Il mio canone è raddoppiato, da 80 a 160, e vivo pure da sola. Devono venirci incontro e mostrare più sensibilità verso quanti sono nelle nostre condizioni». NESSUN FURBETTO. «Qui non abita nessun "furbetto"», assicura un inquilino 53enne che, con la moglie, vive in uno degli alloggi popolari. «e l’aumento ha toccato anche noi: pur avendo un Isee di 6.300 euro, versiamo 69 euro mensili contro i 52 precedenti. In queste settimane l’Ater ci ha chiesto pure di pagare l’assicurazione, eppure il cortile è pieno di buche da sistemare». •

Fabio Tomelleri
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