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05.07.2019

Le barriere sul Guà frenano l’onda

Pesci morti a causa dell’acqua con i solventiVigili del fuoco al lavoro sul Guà vicino alla barriera  DIENNEFOTO
Pesci morti a causa dell’acqua con i solventiVigili del fuoco al lavoro sul Guà vicino alla barriera DIENNEFOTO

È ancora allarme per la contaminazione del fiume Guà dopo il devastante incendio che ha distrutto la «Isello vernici» di Brendola lunedì scorso. L’onda inquinata da solventi e da altri composti chimici è arrivata nei comuni del Colognese, ha in parte superato le barriere e si è diretta a valle, verso Montagnana, tanto che in località la Moja la schiuma è stata vista distintamente passare ieri mattina. I volontari della Protezione civile di Pressana sono intervenuti in un canale di scolo ai confini fra il colognese e il montagnanese dove era finita parte dell’acqua contaminata del Guà. I pesci che morivano a centinaia mercoledì a Lonigo, ieri boccheggiavano e morivano a Zimella. Gli esemplari adulti sembrano resistere maggiormente, mentre quelli più piccoli sono a decine a pancia all’aria, incapaci di sopravvivere all’inquinamento del torrente. Probabilmente le panne galleggianti hanno fatto il loro dovere in superficie, ma non sono riuscite ad arrivare in profondità, dove le correnti in questi giorni hanno continuato a rimescolarsi, anche a fronte del continuo apporto di acqua dovuto ai forti temporali delle ultime ore. I due sbarramenti affondanti, posizionati a valle del ponte di ferro di Zimella, hanno avuto qualche problema di tenuta, specie quello più in basso, perché il fiume nella notte fra mercoledì e giovedì si è alzato di 30 centimetri e la corrente ha spinto via sia alcuni sacchi di sabbia posizionati dai pompieri del Nucleo speleo fluviale di Verona, sia una delle due barriere arancioni antinquinamento. Per questo motivo i vigili del fuoco hanno deciso di posizionarle entrambe molto più vicine, in modo da fermare le sostanze tossiche con maggiore efficacia. Continuano anche oggi, intanto, i controlli e il lavoro della Protezione civile di Cologna e di Pressana, così come continua il monitoraggio della salubrità delle acque da parte dei tecnici dell’Arpav e il lavoro del Consorzio Alta pianura veneta per consentire ai vigili del fuoco di scendere con agilità lungo le sponde del Guà. Sarà proprio il Consorzio ad assumersi l’onere delle spese per gli interventi che si sono resi necessari in questi giorni. Da mercoledì sera sono in azione le autobotti della «Vallortigara» di Torrebelvicino (Vicenza) che ha già operato nei primissimi giorni dell’emergenza sul fiumicello Brendola, nel quale si sono riversate le acque di dilavamento del piazzale dell’azienda di vernici bruciata lo scorso 1 luglio. L’acqua contaminata, di cui si percepisce un odore acre di solventi, a causa anche delle elevate temperature che fanno in parte evaporare le particelle di idrocarburi, viene pescata da un tubo flessibile e caricata nell’autobotte che la porta nel centro di smaltimento. Le operazioni di pescaggio proseguiranno anche oggi. Intanto i volontari della Protezione civile e i pompieri continuano a irrorare il fiume con il liquido disgregante per far disperdere l’inquinamento. A valle dei vecchi mulini di Zimella sono state collocate altre due panne assorbenti per fermare ulteriormente l’onda velenosa che uccide la fauna ittica e impedisce, per ora, di utilizzare l’acqua del Guà per irrigare i campi (come è stato imposto dalle ordinanze dei sindaci di Zimella, Cologna, Pressana e Roveredo). Sul posto anche gli agenti della Polizia provinciale per valutare i danni alla fauna ittica. Parte del pesce morto arriva da Lonigo, parte invece è stato ucciso dagli idrocarburi proprio a Zimella. Non verrà pescato e smaltito perché non è presente in quantità eccezionale, verrà lasciato disperdersi naturalmente nell’ambiente. Il problema della discesa verso Zimella e il Colognese dell’inquinamento dovrebbe scemare nelle prossime ore. Il sindaco di Lonigo, infatti, in accordo con l’ente gestore del ciclo dell’acqua «Acque del Chiampo» e Arpav ha stabilito di deviare il flusso dell’acqua del fiumicello Brendola (immissario del Guà) direttamente nella condotta fognaria che conduce al depuratore di Montecchio Maggiore, per evitare che l’inquinamento di Brendola continui a scendere a valle lungo il corso di torrenti e canali irrigui. Inoltre, lungo il fiumicello Brendola è in corso lo sfalcio delle rive interne per evitare che l’acqua che tornerà a scendere nei prossimi giorni si contamini con l’erba impregnata di idrocarburi. Qualche notizia positiva però già c’è. Dall’assessorato regionale alla Protezione civile informano: «È stato scongiurato il pericolo che l’inquinamento potesse espandersi oltre la zona circoscritta tra Brendola e corso del fiume Guà». «I risultati degli ultimi campionamenti sui corpi idrici dicono che rimangono solo tracce di sostanze inquinanti», spiega Nicola Dell’Acqua, direttore dell’area tutela e sviluppo del territorio della Regione. «In via precauzionale proseguiremo anche oggi i campionamenti prima di dare il via libera al sistema delle irrigazioni. Possiamo affermare che, grazie ad un grande impegno da parte di tutti, il piano degli interventi è riuscito e che l’inquinamento è rimasto circoscritto ad una limitata una limitata porzione del fiume Guà, che sarà tenuto sotto controllo per un’altra settimana». Il sindaco di Cologna e presidente della Provincia di Verona Manuel Scalzotto ringrazia tutti i vigili del fuoco, i volontari di Protezione civile e i tecnici dei Consorzi che sono intervenuti, così come l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin: «È stato fatto tutto il possibile e l’impossibile dal punto di vista tecnico per scongiurare l’inquinamento. Controllare l’inquinamento in un corso d’acqua in regime turbolento, a seguito di un evento idraulico estremo, è una cosa quasi tecnicamente impossibile e, invece, ci siamo riusciti», conclude l’assessore. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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