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20.04.2019

La madre disperata: «Natasha non può essersi uccisa». Autopsia dopo Pasqua

«Per favore ditemi che non è vero, ditemi che non è vero». Elena Mihai, madre di Natasha Chokobok, ha gridato con tutta la forza che le rimaneva in corpo il suo dolore straziante per la perdita della figlia quando, arrivata poco dopo le 13 sull’argine dell’Adige, ha visto il furgone funebre allontanarsi dal luogo del ritrovamento.

Dopo 10 giorni di estenuante attesa, di fronte a quella scena che le ha dato la certezza in un istante che ciò che le era stato comunicato poco prima da una cugina era purtroppo vero e che non avrebbe più rivisto viva sua figlia, la donna ha ceduto alla disperazione. E si è accasciata a terra, colpita da malore.

 

IL MARITO

A prestarle i primi soccorsi è stato il personale di Verona emergenza, fortunatamente ancora sul posto, mentre sua sorella Veronica, altre parenti ed amiche, che l’avevano accompagnata sull’argine, hanno tentato a lungo di confortarla e di farle forza. Sull’argine, in quel momento, non si trovavano altri familiari della 29enne e nemmeno il compagno della giovane, Alin Rus. Il quale, poco dopo le 13, è stato visto uscire dalla sua abitazione, in Lungadige Scrami a Porto, e salire sull’auto di un parente.

 

«IMPOSSIBILE SI SIA SUICIDATA»

Intanto, pur senza conoscere le cause del decesso, la famiglia d’origine di Natasha, come già ribadito più volte nei 10 giorni successivi alla scomparsa, rimane convinta che non si tratti né del terribile esito di un allontanamento volontario né di un gesto estremo. «È impossibile che abbia cercato di fuggire o si sia gettata nel fiume», sosteneva ieri tra le lacrime Veronica Mihai, zia materna della giovane, «mia nipote era troppo affezionata alla bambina, viveva per la sua piccola. Che senso avrebbe avuto andarsene senza di lei? Se qualcuno ha fatto del male a Natasha probabilmente è stato proprio per la bimba. Lei ci aveva confidato che Alin l’aveva minacciata di portarle via la figlioletta se avesse ancora osato denunciarlo».

«In passato», ha proseguito la zia materna, che l’aveva accolta nella sua casa all’arrivo dall’Ucraina, «Natasha aveva sporto due denunce, ma per paura si era poi ripresentata ai carabinieri per ritirarle. Non so cosa sia successo la sera del 9 aprile in cui mia nipote, stando al racconto del compagno, sarebbe scomparsa subito dopo essere uscita di casa per gettare l’immondizia, ma questa versione continua a non convincerci per niente». L’unico elemento che Veronica Mihai si sente di confermare è che nelle ore precedenti alla sparizione, come accadeva spesso, «Alin e Natasha avevano litigato». «Lei», prosegue la zia, «era andata dall’estetista per sistemarsi le sopracciglia e lui aveva avuto da ridire perché aveva speso soldi. Del resto, non la lasciava libera di far nulla. Le impediva anche di telefonarci e le controllava di continuo il cellulare».

Quanto alle ipotetiche due donne, una ex ed un’attuale amante di Rus alle quali la madre di Natasha aveva fatto cenno giovedì pomeriggio, nel corso della trasmissione «La vita in diretta», la zia si è limitata a confermare nuovamente che la nipote aveva paura di perdere la bambina.

 

L'AUTOPSIA

Intanto bisognerà attendere per conoscere le cause della morte: il magistrato Stefano Aresu oggi ha conferito ufficialmente l’incarico al medico legale per l’autopsia, che sarà eseguita dopo il ponte pasquale, secondo quanto si è appreso non prima del 24 aprile. Da una prima ispezione sul corpo, non sarebbero emersi segni di violenza. 

Elisabetta Papa
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