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11.09.2019

La fusione per evitare la debacle dei Comuni

I sindaci Boninsegna, Vincenzi e l’assessore De Berti DIENNE FOTO
I sindaci Boninsegna, Vincenzi e l’assessore De Berti DIENNE FOTO

Le aziende diminuiscono e la popolazione anche, a Isola Rizza e a San Pietro di Morubio. Pertanto, l’unica strada da percorrere per evitare il declino dei due paesi sembra essere fondersi. Il progetto di unione, a partire dal 2021, per un «Super Comune» di 6.100 abitanti è stato presentato nell’auditorium di Isola Rizza dai sindaci dei due centri. Di fronte ad un’ottantina di cittadini dei due paesi, sono intervenuti Silvano Boninsegna, primo cittadino isolano, e il collega morubiano Corrado Vincenzi. Con loro, Francesco Beccari, consulente del Gruppo Maggioli di Sant’Arcangelo di Romagna (Rimini) ed Elisa De Berti, assessore regionale ai Lavori pubblici nonché ex sindaco di Isola Rizza. Beccari ha illustrato i risultati dell’indagine effettuata dalla società romagnola, incaricata per la redazione dello studio di fattibilità sulla fusione. Dall’indagine è emerso che la popolazione dei due comuni, in otto anni, non è cresciuta. Difatti, Isola Rizza ha registrato un solo abitante in più: da 3.241 residenti nel 2011 a 3.242 del 2018. Nello stesso periodo, gli abitanti di San Pietro sono scesi da 3.035 a 2.975. «Nello stesso arco temporale», ha sottolineato Beccari, «la popolazione provinciale è invece cresciuta, da 899.817 a 926.497 unità». Un altro dato che evidenzia la «marcia ridotta» innestata dalle due località della Bassa rispetto alla media Veronese, è quello sulle imprese. Dal 2011 ad oggi, Isola ha registrato un calo di aziende dell’11,8 per cento, passando da 364 a 321 attività. A San Pietro la riduzione è stata del 15,3, ovvero sono crollate da 295 a 250 unità. «Pure a livello provinciale», ha proseguito Beccari, «si è registrata una contrazione, ma il calo medio è stato del 3,2 per cento». La disoccupazione dal 2001 al 2011 è più che raddoppiata ad Isola Rizza: dal 3,3 al 6,7 per cento. A San Pietro, in 10 anni, gli iscritti nelle liste di collocamento sono lievitati dal 4 al 5,5 per cento. A fronte di una situazione così complessa, le due amministrazioni fanno sempre più fatica, con i pochi dipendenti a disposizione, a far fronte alle esigenze crescenti di cittadini e imprese. «Complessivamente», ha sottolineato Beccari, «i due enti dispongono di 20 tra funzionari, impiegati ed operai. I parametri dell’istituto Ifel, però, evidenziano che ce ne vorrebbero almeno 34». Riguardo ai vantaggi del nuovo Comune, l’esperto ha assicurato: «Le due sedi municipali resteranno aperte per offrire servizi di base ai cittadini. I due enti, fondendosi, otterranno complessivamente fra i 6 e gli 8 milioni di euro di finanziamenti statali e regionali, in 10 anni». Sul nome del futuro Comune, le due amministrazioni ne hanno proposti tre: «Borgo Veronese», «Canossa Veronese» e «Villa Veronese». «Il nuovo ente», ha specificato il sindaco Vincenzi, «manterrà le funzioni attuali, ampliandole e potenziandole». «Da parte delle due amministrazioni», ha assicurato Boninsegna, «non verrà imposto nulla ai cittadini: a loro spetterà decidere, con referendum, se far decollare o meno la fusione». •

Fabio Tomelleri
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