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28.05.2020 Tags: Bovolone

La coop Emmanuel riapre i centri diurni

La sede della cooperativa sociale Emmanuel a Bovolone DIENNEFOTO
La sede della cooperativa sociale Emmanuel a Bovolone DIENNEFOTO

Alla vigilia dei suoi primi 40 anni la cooperativa sociale Emmanuel, nata a Bovolone nel 1981, ha superato la pandemia da Covid-19 uscendone senza grosse complicazioni. Non si è mai fermata, ha solo cambiato passo e ora che si è entrati nella Fase 2 guarda avanti per poter riaprire in tutta sicurezza, a partire dalla prossima settimana, l’attività nei suoi centri diurni per adulti con disabilita medio-gravi, chiusi lo scorso 9 marzo. La cooperativa bovolonese ha un centinaio di operatori che gestiscono strutture a Bovolone, Bonavicina di San Pietro di Morubio, Perzacco di Zevio, Vigo di Legnago e Nogara, frequentati da una novantina di disabili adulti. Si tratta di un’utenza che soffre in modo particolare la regola del distanziamento sociale: un’imposizione che li priva della carica affettiva, di un abbraccio e di una carezza di cui ha bisogno. Da qualche anno, l’«Emmanuel» gestisce anche alcuni appartamenti a Bovolone – Villa Damiano e Villa Gabriele - dove alcuni assistiti possono fare le prime esperienze di vita autonoma. In queste strutture gli ospiti e gli operatori sono stati tenuti in isolamento mentre per le visite sono state adottate le misure cautelative prescritte per le residenze sanitarie assistite. Tuttavia, in piena emergenza coronavirus, la storica cooperativa bovolonese ha ampliato i suoi servizi. In accordo con l’Ulss 9 ha inviato alcuni operatori alla casa di riposo di Legnago per garantire un sostegno nei momenti critici e vedrà presto altri suoi operatori in servizio nel nuovo reparto con 25 posti letto del cosiddetto ospedale di comunità, allestito al quarto piano del «San Biagio». Un reparto che andrà a raddoppiare la disponibilità di posti letto per pazienti in convalescenza. «L’emergenza in atto ci ha costretti a rimodulare tutti i nostri servizi», riferisce Stefano Fiorini, presidente della coop, «abbiamo dovuto imparare a sfruttare gli strumenti tecnologici che ci hanno aiutato a non interrompere il servizio. In certi casi è stato sufficiente dare vita a un gruppo WhatsApp per mantenere i contatti. In altri casi abbiamo puntato sul servizio domiciliare. Una delle maggiori difficoltà anche per noi è stato l’approvvigionamento di mascherine, guanti e camici, ma ce l’abbiamo fatta». •

Roberto Massagrande
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