Inferno di fiamme alla casa di riposo In salvo i 90 ospiti

Impotenti, i soccorritori guardano le fiamme che si stanno divorando la casa di riposo di AlbaredoI vigili del fuoco all’opera: squadre sono giunte da Caldiero, Verona, Legnago e da fuori provincia
Impotenti, i soccorritori guardano le fiamme che si stanno divorando la casa di riposo di AlbaredoI vigili del fuoco all’opera: squadre sono giunte da Caldiero, Verona, Legnago e da fuori provincia

Inferno alla casa di riposo di Albaredo. Ieri mattina un violento incendio è divampato nel sottotetto di un’ala riservata ai pazienti con infezioni. Il fuoco si è propagato in poche decine di minuti ai soffitti del primo piano del fabbricato, mentre nei corridoi e nelle stanze scoppiava il finimondo, con ospiti che non capivano cosa stesse succedendo e operatori che attendevano indicazioni precise sulla condotta da adottare. Fortunatamente, la celerità di intervento del personale, dei carabinieri e dei cittadini ha evitato che la struttura si trasformasse in una trappola mortale per i 90 fra anziani e disabili presenti. Lo spavento è stato enorme ma alla fine si sono salvati tutti, operatori e ospiti compresi. Sembrava un tranquillo giovedì di inizio autunno, quello di ieri, nel piccolo comune sull’Adige. Il sindaco Giovanni Ruta, appena riconfermato alla guida del paese, stava sistemando alcuni documenti in municipio in attesa di rendere pubbliche le sue decisioni in merito alla Giunta che lo affiancherà nel prossimo quinquennio. Alle 11.30 un impiegato dell’ufficio tecnico è entrato trafelato nel suo ufficio, annunciando che era scoppiato un incendio alla casa di riposo Ca’ dei Nonni, in via dei Barcari, a 300 metri in linea d’aria dalla sede municipale. «Mi sono affacciato alla finestra del Comune e non credevo ai miei occhi», racconta il sindaco Ruta. «Pensavo si trattasse di un rogo di dimensioni ridotte, invece ho visto il tetto della casa di riposo bruciare». Il centro anziani è un prefabbricato moderno, a due piani, inaugurato solo sette anni fa dal sindaco Paolo Menegazzi e dalla cooperativa Csa di Mantova, che l’ha realizzato e ne gestice il funzionamento. Resosi conto che la situazione era molto grave, il primo cittadino ha chiamato a raccolta i dipendenti comunali, gli amministratori e gli agenti di polizia locale e si è precipitato davanti alla casa di riposo. In via dei Barcari, intanto, erano già arrivati i carabinieri del Radiomobile di Legnago che stavano iniziando le operazioni di sgombero. «All’inizio ho incontrato qualche resistenza del personale a farci entrare, a causa dei pericoli di infezione da Covid, poi però quando ho sentito che al primo piano c’erano ancora 30 pazienti da accompagnare fuori ho chiesto di passare e di prestare soccorso», rivela Ruta. Senza poter utilizzare l’ascensore, i volontari e gli addetti all’assistenza hanno trasportato a braccia lungo le scale gli ospiti ad uno ad uno, spingendo poi le carrozzine fuori da Ca’ dei Nonni. UNA LUNGA FILA DI LETTI e di carrozzine si è formata in via Ponte e nel nuovo quartiere sorto dietro la casa di riposo. C’erano anziani che chiedevano aiuto, storditi dallo spavento e dalla confusione, altri che si lamentavano per il freddo, visto che non è stato possibile portare fuori né coperte né vestiti. Gli operatori e gli infermieri, increduli, guardavano le fiamme prendere sempre più forza e inghiottire tutto il tetto e le pareti del primo piano. Qualcuno piangeva, qualcun altro cercava, smarrito, una parola di conforto e teneva stratta la mano dell’anziano ospite che aveva vicino. Dalla cittadinanza sono arrivate coperte e bottiglie d’acqua. Sul posto sono subito giunte due squadre di pompieri da Caldiero, seguite dalle squadre di Legnago e di Verona. Dalla centrale sono partite pure l’autoscala dei vigili del fuoco e due autobotti, oltre a un camion con il serbatoio più grande, la cosiddetta chilolitrica. Successivamente hanno dato supporto anche squadre di Vicenza, Padova e Rovigo che hanno lavorato per tutta la giornata in mezzo a una nuvola di fumo denso e nerissimo, che si vedeva anche a una decina di chilometri di distanza. Dopo una sosta in piazza Vittorio Emanuele per coordinare le operazioni, alcuni anziani ospiti sono stati trasportati dalle ambulanze negli ospedali di Legnago e di San Bonifacio e tenuti in osservazione per lievi sintomi da intossicazione, mentre gli altri sono stati trasferiti nel palazzetto dello sport di Albaredo, dove sono rimasti fono alle 14.30. Gli altri sono stati portati all’ex ospedale Chiarenzi di Zevio, grazie a una quarantina di ambulanze del Suem, della Croce Rossa, della Croce Verde e della Croce Europa. •

Paola Bosaro