La strage di San Pietro in Gu

Il racconto del bracciante sopravvissuto all'incidente: «Noi invisibili, portati al lavoro di notte»

Incidente mortale a San Pietro in Gu

«Ero seduto davanti, stavamo tornando a casa dai campi, avevamo lavorato in una vigna. Ad un tratto Soufiane ha visto una macchina ferma davanti a sé. Per evitarla ha prima frenato e poi sterzato finendo contro il camion che arrivava dall'altra parte della strada. Da lì in poi non ricordo assolutamente nulla». 


Ha lo sguardo perso nel vuoto ed è ancora visibilmente sotto choc Mounim Zohair, marocchino di 32 anni, uno dei due sopravvissuti al tragico incidente avvenuto venerdì pomeriggio a San Pietro in Gu (Padova) lungo la statale Postumia. Nello scontro frontale con il mezzo pesante hanno perso la vita quattro delle sei persone che occupavano la Fiat Multipla intestata ad una cooperativa, la «Emma Group» di Cologna Veneta. Mounim abita in via Predicale a Cologna non parla l'italiano, i suoi ricordi sono confusi e difficili da decifrare persino per i connazionali che lo aiutano nella traduzione. 


Il 32enne è un irregolare e vive in Italia da circa un anno e mezzo. Ieri è stato dimesso dall'ospedale di Cittadella dove si trovava ricoverato in via precauzionale assieme ad Abdelwahid, 40 anni, connazionale che vive a Pressana e che ha riportato ferite alle gambe. Quest'ultimo, che non è ancora stato dimesso, in auto era seduto proprio di fianco a Mounim.
Ieri pomeriggio nell'alloggio di via Predicale che Mounim condivide con diversi parenti e amici, c'era un gran via via di connazionali venuti per sapere le condizioni del giovane. Un cugino e uno zio facevano da filtro impedendo che l'uomo venisse disturbato. Spiegavano che i dottori gli avevano detto che Mounim doveva riposarsi e che ora non era il caso di farlo stancare. Ma dopo una ventina di minuti è proprio Mounim ad arrivare dal piano di sopra. 
Scende le scale lentamente, sul viso e sul corpo ha diverse medicazioni, sono i segni lasciatigli dal terribile incidente da cui si è miracolosamente salvato. Sulla fronte ha un grande cerotto bianco, altri due sono all'altezza della tempia e all'orecchio sinistro. I gomiti sono anch'essi segnati da lividi. Il giovane fatica a camminare, ha male ad un fianco, si trascina ma riesce comunque a reggersi sulle sue gambe e si siede su una poltrona. 


Resta in silenzio per diversi minuti. Poi si lascia andare un po' e inizia a rispondere alle domande. Il suo primo ricordo è legato ai nomi di chi c'era con lui su quella maledetta auto. Sono informazioni importanti, che contribuiscono a far luce sul giallo dell'identità dei quattro deceduti. La Polstrada di Piove di Sacco già l'altro ieri aveva già dato un nome all'autista della Multipla. Si trattava del 22enne Soufiane Assaoui, addosso aveva una patente marocchina. «Abitava a Cologna ma non so dove di preciso», spiega Mounim, «così come Ismail, che aveva compiuto 21 anni la settimana scorsa e Youness». Sono tre le vittime magrebine che vivevano a Cologna. Il quarto è Sonny e abitava nel Comune di Noventa Vicentina (Vicenza).


«Non so se venisse dal Niger o dalla Nigeria», dice Mounim, «però aveva tutti i documenti in regola». I militari nel frattempo già nella giornata di sabato avevano comunque preso le impronte digitali dei quattro deceduti per avere possibili riscontri attraverso propri database sull'identità delle vittime. 
Il racconto del 32enne prosegue con il ricordo della giornata di venerdì. Una giornata iniziata come di consueto con l'attesa della Multipla che lo avrebbe portato a lavorare. 
Prima dell'alba era salito sul veicolo non ricorda per recarsi dove. «Andiamo sempre in posti diversi, a seconda delle necessità. Quel giorno ci trovavamo in un vigneto per togliere l'erba e preparare i filari delle uve. Terminato il lavoro stavamo tornando a casa». Sulla cooperativa per cui lavorava senza contratto poiché privo di permesso di soggiorno, Mounim non è in grado di fornire indicazioni. «Ci telefonano per lavorare e noi andiamo», si limita a sussurrare l'uomo come se fosse la cosa più normale del mondo. 

Francesco Scuderi