Lutto a Zimella

Il Covid ferma il cuore nuovo di Federico, stroncato dal virus a soli 34 anni

Federico Marcon, l’impiegato 34enne, che lavorava alla MBF di Veronella, durante una gita a Venezia
Federico Marcon, l’impiegato 34enne, che lavorava alla MBF di Veronella, durante una gita a Venezia
Federico Marcon, l’impiegato 34enne, che lavorava alla MBF di Veronella, durante una gita a Venezia
Federico Marcon, l’impiegato 34enne, che lavorava alla MBF di Veronella, durante una gita a Venezia

Muore a soli 34 anni a causa del Covid, dopo 11 giorni di ricovero in ospedale. La comunità di Zimella è stata svegliata ieri da una notizia che ha lasciato tutti sgomenti. Federico Marcon, impiegato alla MBF di Veronella, ditta che produce macchine per l'imbottigliamento, è deceduto all'ospedale di Borgo Trento, a Verona, dopo aver contratto il virus Sars Cov-2 a Pasqua, assieme ai suoi genitori. Lascia la mamma Paola, il papà Renato e la sorella minore Sonia. Il funerale sarà celebrato mercoledì, alle 15, nella chiesa di Zimella.

L’infanzia. Federico aveva ricevuto la vita non una, ma tre volte. Dopo che mamma Paola l'aveva dato alla luce, 34 anni fa, aveva dovuto affrontare infatti due trapianti di cuore ed era ritornato ad un'esistenza quasi normale grazie al suo coraggio, alla determinazione e alla voglia di guardare avanti con fiducia.

Pensava di aver già affrontato le sfide più dure, invece un virus infido e invisibile gli ha soffiato via rapidamente tutte le energie e ha spento per sempre la sua capacità di combattere. Questa è probabilmente l'amarezza più grande per Paola e Renato, che si aggiunge al dolore immenso per la perdita del figlio. Sapere che Federico aveva vinto due battaglie ciclopiche e che è stato sconfitto da quella che sembrava una piccola influenza. Ma la vita di Federico è stata fin da subito una conquista.

«Mio figlio è nato con una malformazione alla gamba sinistra», ricorda papà Renato. «A quattro mesi ha subìto il primo intervento per cercare di allungare l'arto e di evitare il più possibile un problema di deambulazione negli anni successivi». Da quel primo intervento ne sono seguiti altri nove, fino all'età di 18 anni, un vero calvario per il ragazzo. Non potendo giocare a calcio o a pallavolo come gli altri ragazzini, ha scelto la mountain bike. Usciva in bicicletta con il padre e in questo modo contribuiva a rafforzare quella gamba che tanti problemi gli aveva dato fin dalla nascita. Dopo aver concluso i cinque anni di scuola superiore all'Ipsia Sartori di Lonigo (Vicenza), Federico, che era tifoso del Chievo, ha trovato lavoro alla MDF, vicino a casa.

 

Il tifo per il Chievo Federico con la sciarpa della sua amata squadra
Il tifo per il Chievo Federico con la sciarpa della sua amata squadra

 

I trapianti. I problemi al cuore sono comparsi nel 2010. Federico era in campeggio e ha iniziato ad accusare i sintomi di un'influenza intestinale. Dopo un breve ricovero a San Bonifacio, è stato trasferito a Borgo Trento, dove i medici hanno trovato la causa del suo problema. Il giovane era affetto da una cardiomiopatia dilatativa, una malattia che colpisce il muscolo cardiaco e che compromette la capacità del cuore di pompare efficientemente il sangue. Sarebbe dovuto rimanere in ospedale fintanto che non si trovava un nuovo cuore per lui.

La diagnosi è stata impietosa e ha spiazzato il 22enne che, tuttavia, non si è perso d'animo. Il cuore compatibile è arrivato tre mesi dopo e, nel marzo del 2011, l'impiegato ha iniziato la sua seconda vita. È stata dura all'inizio, ma dopo la riabilitazione è tornato alla MBF a lavorare part time, e ha ripreso ad uscire con gli amici. Fino al 2017.

«Federico ha iniziato a non stare più bene: gli mancava il fiato, gli si ingrossavano le gambe perché tratteneva i liquidi, anche i reni non funzionavano a dovere», riferisce il padre. Dopo tre anni e una situazione in continuo peggioramento, è stato necessario un nuovo ricovero a Borgo Trento. Ancora una volta, la diagnosi è stata implacabile: Federico aveva bisogno di un nuovo cuore. Nel giro di qualche giorno l'organo è arrivato e il trapianto è stato eseguito. Questa volta, però, il fisico era già provato ed è stato necessario un lungo ricovero in Terapia intensiva. Grazie al suo spirito guerriero, ha affrontato a testa alta anche questa difficile prova ed è tornato di nuovo a vivere.

Il Covid. Dopo tante traversie, Federico sembrava aver chiuso la sua partita con la sfortuna. Invece pochi giorni prima di Pasqua tutta la famiglia si è ammalata di Covid, nonostante fossero tutti vaccinati. Il 34enne ha avuto un solo giorno di febbre, però ha iniziato a perdere fiato ed appetito. Purtroppo, essendo un trapiantato, doveva seguire una terapia immunosoppressiva e questo non l'ha aiutato. A Pasquetta è stato ricoverato all’ospedale di San Bonifacio e la sua situazione è precipitata in fretta.

«Non riusciva a saturare bene ed è stato necessario sedarlo e intubarlo per trasferirlo a Borgo Trento», rammenta Renato. Nel frattempo, i suoi genitori si sono negativizzati e l'hanno seguito a Verona. Purtroppo, in Terapia intensiva, si è aggravato ulteriormente e i medici hanno tentato il tutto per tutto per salvarlo. Dopo un primo arresto cardiaco giovedì sera, è spirato nelle prime ore di venerdì, lasciando genitori e sorella nella disperazione e nelle lacrime. Perché proprio lui, che ne aveva passate già così tante? È la domanda che assilla ora i suoi cari.

Paola Bosaro