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25.01.2020

«I Pfas alterano il sangue e fanno danni al cuore»

Protesta: sulle magliette i livelli di Pfas trovati nel sangue
Protesta: sulle magliette i livelli di Pfas trovati nel sangue

L'inquinante della famiglia dei Pfas più diffuso nella «zona rossa», che è quella maggiormente esposta alla contaminazione in atto nel basso Veneto, altera la coagulazione del sangue e predispone a un aumento del rischio cardiovascolare. A dirlo è uno studio realizzato dal gruppo di ricerca guidato da Carlo Foresta, professore di endocrinologia dell’università di Padova, in collaborazione con Luca De Toni ed Andrea Di Nisio. Una ricerca i cui esiti sono ora stati pubblicati sull’importante rivista scientifica internazionale International Journal of Molecular Sciences. Il «team Foresta» aveva già scoperto che l'assunzione nell'organismo dei Pfas può causare alcune conseguenze rilevanti. Ha infatti accertato che queste sostanze, che sono di origine chimica, sono degli interferenti ormonali e possono causare alterazioni dell'apparato genitale e delle funzioni riproduttive sia nei maschi che nelle femmine. La letteratura medica aveva già identificato i perfluoro-alchilici come interferenti endocrini, associandoli a un aumentato rischio di patologie cardiovascolari, come coronaropatie, infarto, angina, ipertensione. Uno studio epidemiologico effettuato dalla Regione nei 21 Comuni ricadenti nell'area a massima esposizione alla contaminazione - fra i quali i veronesi Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Cologna, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo, Terrazzo, Veronella e Zimella – ha inoltre verificato un incremento di alcune patologie e condizioni cardiovascolari, come il diabete mellito, le cardiopatie ischemiche, l'ictus e l'ipertensione, e delle mortalità ad esse collegate. Per completare il quadro, va detto che uno screening promosso dalla Regione nella zona rossa dice che pressoché tutti i residenti hanno i Pfas, in particolare il Pfoa, nel proprio sangue. È proprio partendo dalle ricerche esistenti che gli studiosi padovani hanno ora scoperto che il Pfoa è in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione e predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare. «Il meccanismo attraverso il quale viene alterato l’equilibrio della coagulazione sanguigna è complesso», spiega Foresta. Il quale precisa che «gli studi in vitro hanno documentato, in presenza del Pfoa, una modificazione della membrana e della struttura delle piastrine, che mostrano una maggiore propensione all’aggregazione fra di loro». Sulla base di questi presupposti, sono poi stati compiuti, in collaborazione con il professore dell'ateneo padovano Paolo Simioni, test di valutazione in 78 soggetti, con diversi livelli di esposizione ai Pfas. «I risultati emersi hanno confermato i segnali di aumentata attivazione piastrinica», precisa Foresta. Mentre la scienza rende noti dati ben poco rassicuranti, la politica va avanti nella sua ricerca delle responsabilità. La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle Ecomafie, infatti, ha messo in calendario per la prossima settimana due audizioni dedicate al tema-Pfas. La prima, incentrata soprattutto su inquinamenti in Piemonte e Toscana, è prevista per lunedì 26 gennaio. La seconda, nel corso della quale verrà sentito l'amministratore unico della società che controllava la «fabbrica dei Pfas», la Miteni di Trissino, Vicenza, si svolgerà martedì nel primo pomeriggio. •

Luca Fiorin
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