L'intervento

I genitori in campo
«Verità sui Pfas
per i nostri figli»

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Il gruppo di persone che si è presentato all’ufficio postale di Lonigo per inviare 300 raccomandate alla Miteni
Il gruppo di persone che si è presentato all’ufficio postale di Lonigo per inviare 300 raccomandate alla Miteni
Il gruppo di persone che si è presentato all’ufficio postale di Lonigo per inviare 300 raccomandate alla Miteni
Il gruppo di persone che si è presentato all’ufficio postale di Lonigo per inviare 300 raccomandate alla Miteni

 

Emergenza Pfas: è l’ora dei genitori. A chiedere interventi volti a risolvere la contaminazione delle acque e dell’ ambiente causata dalle sostanze perfluoro-alchiliche ora sono anche le famiglie di Legnago. Come era avvenuto prima nel Vicentino e poi nel Padovano – il problema interessa una vasta area posta a cavallo fra le tre provincie, comprendente anche tredici comuni scaligeri, Veronella, Zimella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant’Anna, Bevilacqua, Terrazzo e Arcole – anche nella nostra provincia è iniziata una mobilitazione che trova origine dall’esito dei controlli medici sulla popolazione.

La scoperta che nel sangue delle persone residenti nel territorio esposto all’inquinamento ci sono sostanze perfluoro-alchiliche in misure molto elevate ha inevitabilmente innalzato il livello di preoccupazione. Anche perché, visto che lo screening avviato dalla Regione sta interessando per primi i ragazzi dai 14 anni in su, questa situazione è stata accertata anche nelle più giovani generazioni.

 

GENITORI  ALLARMATI

«Mio figlio ha nel sangue una presenza elevata di Pfoa (uno dei Pfas che teoricamente può risultare più pericoloso per la salute, ndr), ma nessuno mi ha spiegato che cosa questo significhi; nella lettera che ci è arrivata a casa, infatti, ci si limita a dire che eventualmente ci contatteranno se risulterà necessario», spiega il legnaghese Saverio Porfido.

La mamma di una ragazza di Porto spiega che nel sangue di sua figlia i nanogrammi di Pfoa sono più di 100, e che una situazione analoga è stata riscontrata anche in una sua amica e coetanea. «La Regione ci ha scritto dicendo, queste sono le testuali parole della lettera, che non tutte le rilevazioni effettuate rientrano nella normalità e spiegando che mia figlia verrà sottoposta ad un percorso assistenziale di secondo livello, per la diagnosi di eventuali patologie croniche, e che può fare, se lo vuole, un trattamento di plasmaferesi a Vicenza»-

 

«Abbiamo chiesto un incontro al sindaco Clara Scapin ma vogliamo anche confrontarsi con l’Asl e Acque Veronesi. «Ci siamo resi conto che la gente è stata lasciata in balia di se stessa, visto che spesso neanche i medici di base ci danno risposte chiare, per cui intendiamo andare in fondo a questa situazione, per tutelare per primi i nostri figli», aggiungono.

Luca Fiorin

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