Roveredo di Guà

L'ultimo viaggio di Graziano Pretto, l'otorino di Padre Pio torna a casa

Sabato arriverà da San Giovanni Rotondo l’urna con le ceneri del medico scomparso il 5 agosto a 86 anni, primario per 37 anni nell’ospedale del frate
Il dottor Pretto con Padre Pio da Pietrelcina
Il dottor Pretto con Padre Pio da Pietrelcina
Il dottor Pretto con Padre Pio da Pietrelcina
Il dottor Pretto con Padre Pio da Pietrelcina

Torna nel paese dove è nato e che ha lasciato quasi 60 anni fa per obbedire alla chiamata di Padre Pio. Sabato 25 settembre, alle 10, la comunità di Roveredo di Guà (Verona) accoglierà l'urna che contiene le ceneri di Graziano Pretto, otorinolaringoiatra, primario di reparto per 37 anni alla Casa Sollievo della sofferenza, l'ospedale di San Giovanni Rotondo inaugurato nel 1956 dal frate cappuccino santificato nel 2002.

Il medico, affetto da alcuni anni da patologie oncologiche, è morto in Puglia lo scorso 5 agosto all'età di 86 anni, ma solo sabato le sue ceneri verranno collocate nella tomba di famiglia, a Roveredo, dove riposano i genitori, un fratello e una sorella. 

La cerimonia della benedizione delle ceneri

Alla benedizione delle ceneri saranno presenti, oltre ai famigliari di Pretto, tutte le persone che gli hanno voluto bene e che hanno mantenuto i rapporti con l'otorino di Padre Pio, sempre gioioso nell'accogliere i gruppi di pellegrini che annualmente partivano dal piccolo paese della Bassa per vedere i luoghi del santo da Pietrelcina. La visita alla Casa Sollievo per un saluto al dottor Pretto e una chiacchierata in ricordo dei vecchi tempi era una tappa obbligata dei pellegrini roveredani.

Figlio del medico condotto di Roveredo, ultimo di otto fratelli, finite le superiori Graziano aveva seguito le orme del padre, iscrivendosi a Medicina. Scelse di specializzarsi in Otorinolaringoiatria con uno dei luminari della materia, che insegnava a Padova, il professor Michele Arslan. Proprio Arslan, cattedratico di Otorinolaringoiatria dell'ateneo patavino, incontrò Padre Pio al quale promise che uno dei suoi allievi avrebbe assunto la direzione dell'istituenda unità di Otorinolaringoiatria. Il professore chiese a Graziano Pretto, che all'inizio era un po' scettico, ma poi si lasciò convincere dal fratello Luigi, padre gesuita celebre per aver fondato la società sportiva del Petrarca Padova. 

La trasferta in Puglia nel 1966

Nel 1966, dunque, scese a Foggia per dare vita al nuovo reparto della Casa Sollievo di Padre Pio. «Piansi da Padova fino a Bologna», raccontò Pretto al nostro giornale lo scorso anno, «i primi mesi furono difficilissimi e al mio arrivo non capivo neppure che cosa mi dicessero i pazienti, tanto che chiedevo a due infermieri di farmi da interpreti». Pochi giorni dopo l'arrivo alla Casa del Sollievo, Padre Pio chiese del nuovo medico e da allora le visite furono pressoché quotidiane per curare i problemi di otite del frate, che lo rendevano quasi sordo.

Al termine di ogni insufflazione eseguita dal dottor Pretto, alla domanda posta dal giovane medico «Come va padre?», il frate rispondeva «Come Dio vuole» e gli augurava che Dio gli rendesse merito per il suo servizio agli ammalati. La profonda devozione sorta attorno al frate Pio da Pietrelcina lasciò sulle prime un po' perplesso il dottor Pretto. Successivamente, però, alcuni fatti lo indussero a credere che Padre Pio lo proteggesse e gli leggesse nel profondo dell'animo. Pretto fu anche insegnante di tecniche di chirurgia maxillo-facciale nella scuola di specializzazione dell'Università Cattolica di Roma. È andato in pensione nel 2004, però ha continuato ad assistere i pazienti, a titolo gratuito. 

I ricordi d'infanzia, il freddo  e la famiglia unita

 Quando ripensava agli anni dell'infanzia, Pretto ricordava quanto dura fosse la vita in un piccolo borgo immerso nella campagna. «Mi sembra di sentire ancora nelle ossa il gelo della casa senza riscaldamento», raccontava. «I geloni provocavano a noi bambini pruriti lancinanti, che la mamma cercava di lenire mettendoci in ammollo le mani in un catino di acqua calda in cui aveva sciolto la crusca. Papà andava in bicicletta a visitare i malati e non ritrovava nemmeno la strada di casa da quanto fitta era la nebbia, però eravamo una famiglia molto unita».

Il legame con Roveredo non si è mai spezzato, tanto che nel maggio scorso il dottor Pretto aveva scritto una lettera al sindaco Antonio Pastorello, ringraziandolo per l'invio dell'ultimo numero del giornalino del Comune, il Rovere. E in quell’occasione si complimentò per i progressi fatti in questi anni dal suo paese piccolo ma tanto amato dove riposerà ora per sempre